ECCESSO DI VELOCITA'

D’Alfonso, le multe sono 12: «prometto di non prenderne più e di pagarle tutte»

Scuse formali anche all’autista che rischia il ritiro della patente

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ABRUZZO. Scuse formali, l’impegno a non farlo accadere più, la promessa di fare tutto il possibile per non sottrarre tempo alle forze dell’ordine, la possibilità concreta di pagare tutto il dovuto.
Il governatore Luciano D’Alfonso sembra aver ceduto su tutta la linea e concesso una apparente vittoria all’avversario Mauro Febbo. Il consigliere di Forza Italia chiedeva spiegazioni sulle multe prese dal governatore troppo veloce sulle strade del Paese e sulla sua grave responsabilità ad aver ordinato all’autista di correre.
Si vedrà nei prossimi giorni come andranno le cose davvero e se le promesse avranno un seguito.
Intanto D’Alfonso ha ammesso di aver preso per ora 12 multe (quelle che ricorda…) ma già in un recente passato non ha escluso che possano arrivare almeno a 100… stima evidentemente fornita prima del presunto “ravvedimento” annunciato.

«Mi impegno formalmente a non farlo accadere mai più ma non so quanto questo possa essere significativo», ha detto D’Alfonso che ha anche ammesso pubblicamente di aver sbagliato e di voler pagare persino gli «11 minuti che hanno impegnato l’avvocatura della Regione per redigere il ricorso al prefetto e poi al giudice di Pace», oltre le multe prese.
Ma il governatore ha voluto togliersi anche qualche soddisfazione informando l’assemblea che le multe della giunta Chiodi in 5 anni sono arrivate al numero di 196 ma la «distinta non è importante».

D’Alfonso non ha voluto fornire l’ammontare delle multe pagate con i soldi pubblici.
Febbo tuttavia chiedeva di informare il Consiglio sulle ragioni per cui lo stesso governatore avesse indotto il suo autista a commettere una infrazione e cioè a superare i limiti di velocità.
«Non ho mai chiesto all'autista che mi accompagnava a Roma per l'incontro con il vice ministro allo Sviluppo industriale, Claudio De Vincenti, di spingere il piede sull'acceleratore», ha risposto D’Alfonso, «anche perchè, quando viaggio, cerco di utilizzare il poco tempo a disposizione per studiare i dossier e preparare le riunioni di lavoro».

«Certo, c'era l'impellenza di una importante riunione, peraltro non sconvocabile, con un rappresentante del Governo che detiene deleghe chiave come la rete gas e le piattaforme petrolifere - ricorda il presidente della Giunta - ma se c'è stata una violazione al codice della strada, chiedo scusa».
D’Alfonso ha poi detto che la sera precedente era rincasato con il suo autista all’una e alle sei era già nuovamente al lavoro. Ma su questo punto Febbo ha fatto notare che le altre multe sono state comminate in pieno giorno. 

«Il ricorso, invece, si giustifica nell'ottica di tutelare la condizione giuridica di chi mi conduceva a Roma con la vettura della Regione», ha detto D’Alfonso.
D’Alfonso si è poi autodenunciato perché in macchina con sé quel giorno aveva Mario Pizzola rappresentante del comitato contro il gasdotto Snam di Sulmona: «non avevo chiesto il permesso per il passeggero», ha detto, «ma credo avesse ragione di essere lì alla riunione».
«Chiedo scusa all’autista e alle forze dell’ordine», ha aggiunto D’Alfonso, «mi ero imposto di non sottrarre mai più tempo alle forze dell’ordine per mie scorrettezze. Me lo ha detto anche mia sorella da Chicago e le ho assicurato che mai più le forze dell’ordine si occuperanno del riordino della mia condotta».

L’interrogante Mauro Febbo è stato critico e duro dichiarandosi non soddisfatto della risposta contestando pesantemente per diverse volte anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Di Pangrazio, perché come il resto della Regione «si è appiattito al volere del sovrano, big Luciano» contestando il fatto che D’Alfonso aveva da regolamento 3 minuti occupandone invece 27 senza il richiamo del presidente del Consiglio.
«Il 12 febbraio andranno all’esame del comitato Via progetti di impatto enorme», ha detto Febbo, «lei si è nominato due, tre amici suoi e non ha fatto passare né in giunta né in consiglio la loro nomina e andiamo a vedere se lei ha la maggioranza assoluta. Voglio vedere come giudicheranno i progetti di Walter Tosto o di Toto a Bussi…»
Febbo infine si è lasciato sfuggire una frase sibillina: «Potrei rispondere con quelle fotografie che non caccerò mai»…

Dopo alcuni interventi D’Alfonso ha voluto prendere la parola per precisare che la foto non ritraeva «esseri viventi ma inanimati» cioè un’auto di un assessore regionale in divieto di sosta (in uno stallo riservato ai diversamente abili), sgomberando il campo da illazioni e dietrologie, magari fantasie pruriginose che in questo caso devono essere considerate fuori luogo.

a.b.