MOTIVAZIONI D'APPELLO

Sentenza Grandi Rischi, i giudici: «De Bernardinis rassicurò gli aquilani»

Depositate le motivazioni della sentenza emessa lo scorso 10 novembre

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L’AQUILA. Bernardo De Bernardinis, della Protezione civile, avrebbe rassicurato gli aquilani sulla non possibilità di una forte scossa sismica a L'Aquila che invece, dopo mesi di sciami sismici, ci fu il 6 aprile del 6 aprile 2009.
E' questa, in sintesi, la motivazione dei giudici della Corte d'Appello dell'Aquila, depositata stamani, che lo scorso 10 novembre, lo avevano condannato, rideterminando la pena, a due anni di reclusione (sospesa).
In particolare era stato ritenuto colpevole dei reati di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose ed assolto per altri. Da qui la riduzione della pena. In tutto gli imputati erano sette, tutti componenti la commissione Grandi Rischi, organo consultivo della presidenza del Consiglio dei ministri.
Oltre a De Bernardinis alla sbarra erano finiti Giulio Selvaggi, Franco Barberi, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Claudio Eva e Michele Calvi. Tutti, tranne De Bernardinis, sono stati assolti mentre in primo grado erano stati condannati a sei anni di reclusione per omicidio colposo e lesioni colpose. Il terremoto, che si verifico' alle 3 e 32 del mattino, provoco' 309 vittime.
«La condotta colpevole di De Bernardinis (all'epoca braccio destro di Guido Bertolaso, capo Dipartimnto della Protezione cicile nazionale ndr) - scrivono i giudici - ebbe l'incidenza causale diretta (per ritenere la quale non e' necessario fare ricorso al 'modello delle rappresentazioni sociali', la cui validita' scientifica non ha trovato alcuna conferma) nella formazione dei processi volitivi di alcune delle vittime nei momenti successivi alle prime due scosse, poi definite 'premonitrici', della notte tra il 5 e il 6 aprile 2009 poiche' le stesse sono state indotte da tali affermazioni rassicuranti a ritenere che si trattasse di un favorevole fenomeno di scarico di energia e conseguentemente ad abbandonare le pregresse abitudini di cautela, restando nelle abitazioni che crollarono per effetto del sisma».

LA RIUNIONE NON ERA LEGALE
Il primo capitolo affrontato dal collegio della Corte d'Appello nelle motivazioni della sentenza alla commissione Grandi Rischi e' quello sulla riunione tenutasi all'Aquila con i sette membri dell'organismo, una settimana prima dell'evento catastrofico.
A tal proposito «la Corte ritiene che la riunione del 31 marzo 2009 non risponda a nessuno dei criteri legali che valgono ad identificarla come riunione della Commissione nazionale Grandi Rischi. Infatti, benche' tutti gli imputati siano accusati a pari titolo in relazione alla indicata qualifica formale deve affermarsi che solo gli imputati Barberi, Boschi, Calvi ed Eva erano componenti effettivi della Cgr, sulla base della normativa vigente».

«DE BERNARDINIS INFLUENZÒ SCELTE VITTIME»
Secondo la Corte, De Bernardinis era «il responsabile della comunicazione in quel frangente» in merito alle dichiarazioni rese il giorno della riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009, cinque giorni prima della tragica scossa. Nel definire la condotta colpevole di De Bernardinis il collegio di secondo grado fa riferimento alle scosse 'premonitrici' della notte tra il 5 e il 6 aprile 2009. «Poiché le stesse (riferendosi alle vittime) sono state indotte da tali affermazioni rassicuranti a ritenere che si trattasse di un favorevole fenomeno di scarico di energia e, conseguentemente, ad abbandonare le pregresse abitudini di cautela, restando nelle abitazioni che crollarono per effetto del sisma».

CONCETTI SCIENTIFICAMENTE ERRATI E RASSICURANTI
In riferimento alle contestazioni nei confronti di De Bernardinis nell'intervista rilasciata prima della riunione nella sentenza si individuano come colpevoli le sue «dichiarazioni riportate negli ultimi due passaggi dell'imputazione».
Bernardini disse: «si colloca diciamo in una fenomenologia senz'altro normale dal punto di vista dei fenomeni sismici che ci si aspetta in questa tipologia di territori, che poi è centrata intorno all'Abruzzo...». Ma anche «non c'è un pericolo io l'ho detto al sindaco di Sulmona la comunità scientifica mi continua a conferma che anzi è una situazione favorevole perciò uno scarico di energia continuo e quindi sostanzialmente ci sono anche degli eventi piuttosto intensi non intensissimi...abbiamo avuto pochi danni».
 Secondo la Corte queste dichiarazioni «esprimono concetti scientificamente errati e certamente rassicuranti, non potendo qualificarsi la situazione in atto come 'favorevole' e priva di pericolosità; esse inoltre potevano indurre i fruitori delle informazioni ad attribuire le medesime valutazioni tranquillizzanti sui fenomeni sismici in corso e sulle possibili evoluzioni anche agli esperti che si accingevano a procedere alla valutazione richiesta dal dipartimento di Protezione Civile». 

«VIOLATI CANONI DILIGENZA»
Secondo la Corte questa condotta viola «i canoni di diligenza nel controllo preventivo di correttezza di quanto si comunicava alla popolazione e di prudenza nella gestione della situazione del rischio dovendo l'agente considerare adeguatamente e quindi prevedere la possibilità che tali dichiarazioni potessero indurre nella popolazione, o quantomeno in alcuni cittadini, un abbassamento della soglia di attenzione e quindi una riduzione delle abitudini di autotutela in un momento in cui era possibile e quindi astrattamente prevedibile una evoluzione negativa della sequenza sismica in corso». 

RESPONSABILE COMUNICAZIONE, MA NON PARLAVA A NOME TUTTI
Per la Corte aquilana De Bernardinis commise un errore perché «come responsabile della comunicazione in quel frangente» non ritenne doveroso di chiarire che le affermazioni da lui fatte «non erano in alcun modo riconducibili agli scienziati della Commissione Grandi Rischi e che anzi era emerso in sede di riunione che non si era affatto in presenza di 'fenomeni favorevoli'».
Questo considerando che sempre in relazione all'intervista rilasciata prima della riunione e ripresa tra i media più diffusi un gran numero di cittadini aveva attribuito i concetti rassicuranti «indistintamente 'agli scienziati e quindi alla commissione grandi rischi'».

FU CORRETTO INVECE IN CONFERENZA STAMPA CON PROF. BARBERI
La Corte invece ritiene che le dichiarazioni riferite dallo stesso De Bernardinis, che ha presieduto la conferenza stampa e del professor Franco Barberi dopo la riunione, «riportino correttamente i contenuti delle valutazioni scientifiche effettuate nel corso della riunione e che siano comunque prive di ingiustificati toni rassicuranti tali da indurre modificazioni nella percezione del rischio da parte dei cittadini», in sostanza secondo i giudici quelle affermazioni non avrebbero indotto gli aquilani a cambiare le abitudini dopo scosse forti, come quella di uscire di casa.

GLI ALTRI IMPUTATI
Secondo la Corte per Barberi, Boschi, Selvaggi, Calvi, Eva e Dolce «la pur imponente istruttoria dibattimentale non ha consentito di raggiungere un sicuro convincimento di responsabilita' in ordine alla stessa sussistenza del fatto contestato, trattandosi di condotta esente da colpa con riferimento alla 'valutazione' e comunque inidonea ad integrare l'antecedente causale degli eventi, insussistente con riferimento alla 'informazione'; con riferimento all'imputato De Bernardinis, invece, estraneo alla condotta di 'valutazione', sono ravvisabili profili di colpa generica, sub specie di negligenza e imprudenza, in relazione alla condotta di 'informazione', con riconoscimento del nesso causale in ordine ai decessi di alcune delle vittime indicate nell'imputazione».
Il collegio giudicante e' stato presieduto da Fabrizia Ida Francabandera, a latere Carla De Matteis e Marco Flamini, mentre l'accusa e' stata sostenuta dal Pg, Romolo Como che aveva chiesto la conferma della sentenza di condanna in primo grado.
In primo grado (ottobre 2012) gli imputati erano stati condannati a sei anni di reclusione ciascuno per omicidio colposo e lesioni personali colpose: Franco Barberi, all'epoca presidente vicario della commissione Grandi rischi, Bernardo De Bernardinis (l'unico che e' stato sempre presente in aula in tutte le udienze), gia' vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all'epoca presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all'Universita' di Genova e Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile.

«ORGANIZZATORE RIUNIONE FU BERTOLASO»
E nelle motivazioni i giudici sostengono che il vero motivo per il quale l'allora capo della Protezione Civile Guido Bertolaso ha convocato il 31 marzo 2009, cinque giorni prima della tragica scossa, "con urgenza all'Aquila gli esperti della commissione Grandi Rischi" stava nella necessità da un lato di «zittire subito qualsiasi imbecille, placare illazioni, preoccupazioni etc» e dall'altro di invitare la Protezione Civile regionale ad astenersi nel fare comunicati dove si dicesse che non sono previste altre scosse di terremoto.
I giudici parlano di «spiegazione 'autentica'» e collegano la posizione alla conversazione casualmente intercettata tra Bertolaso e l'allora assessore alla protezione civile Daniela Stati, la stessa intercettazione ha prodotto un filone parallelo alla commissione Grandi Rischi nei confronti della stessa Stati, prosciolta, e dell'ex capo della Protezione Civile, la cui posizione dopo due richieste di archiviazione fatte dal Pm, è al vaglio del Procuratore Generale della Corte d'Appello, Romolo Como, che dovrà nei prossimi giorni decidere proprio dopo aver esaminato le motivazioni della sentenza d'appello se mandare a processo Bertolaso o confermare l'archiviazione.
Il riferimento di Bertolaso alla Stati è relativo alle "propalazioni" del ricercatore Giampaolo Giuliani - scrivono i giudici d'Appello - il quale aveva affermato di poter prevedere forti scosse imminenti con l'ausilio dell'analisi del gas Radon e il giorno prima, 29 marzo 2009, aveva dato l'allarme a Sulmona (L'Aquila) (fatto per il quale Giuliani era stato denunciato per procurato allarme dalla protezione civile, ndr) scatenando il panico tra la popolazione di quella città.
Nella telefonata secondo i giudici d'Appello l'altro riferimento era al «comunicato tranquillizzante diramato dalla Protezione Civile regionale nel pomeriggio dello scorso 30 marzo, dopo la scossa di magnitudo 4.1 delle 15.38 che aveva spaventato la popolazione aquilana».
Questa intercettazione - sempre secondo i giudici - «offre un quadro del convincimento circa la situazione in corso maturato da Bertolaso, evidentemente preoccupato nell'immediatezza più dall'allarme ormai già diffuso nella popolazione a suo avviso imprudentemente fronteggiato dalla Protezione Civile locale, che da un possibile ma non prevedibile evento sismico di portata maggiore rispetto a quanto già accaduto».

SMONTATA SENTENZA BILLI

Sono notevoli gli spunti critici indirizzati al giudice monocratico del tribunale dell'Aquila Marco Billi nelle motivazioni della sentenza d'Appello che ha assolto sei dei sette esperti della Commissione Grandi rischi. Billi, oggi a Velletri, nel 2012 aveva condannato in primo grado tutti i componenti della Cgr con le accuse di omicidio colposo e lesioni colpose.  La Corte ritiene che «l'indagine svolta dal primo giudice non possa essere condivisa, poiché attiene, almeno nelle sue linee programmatiche, sovente e contraddittoriamente abbandonate, alle modalità della trattazione, ritenuta approssimativa, generica e inefficace, e tralasci il merito, quello dell'erroneità della valutazione effettuata sul piano scientifico, pervenendo a conclusioni incerte e fallaci, inidonee a costituire la base dell'accusa di omicidio colposo plurimo»

«L'unico concreto criterio utilizzabile nella fattispecie è quello della colpa generica, ipotizzabile, tuttavia, solo in relazione al merito delle valutazioni esposte nel corso della riunione e quindi in sostanza alla perizia degli esperti non al metodo seguito nella trattazione e tanto meno al quantum degli approfondimenti manifestati su ogni specifico indicatore di rischio».