CRIMINALITA' E APPALTI

Emilia Romagna. 'Ndrangheta: risate e manette sul terremoto come a L’Aquila

Oltre 160 in manette. Procuratore Roberti: «operazione storica contro la mafia al nord»

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BOLOGNA.  Un'operazione antimafia definita "storica" per il nord Italia, con oltre 160 arresti, 200 indagati, 189 capi di imputazione, con il coinvolgimento di politici, imprenditori, forze dell'ordine e giornalisti. Beni per 100 milioni, tra cui un intero quartiere di un comune del Parmense, sono stati sequestrati.
 La Dda di Bologna e i carabinieri hanno sgominato, in collaborazione con le procure di Catanzaro e Brescia, la "mafia imprenditrice".
E' questa "la novità dell'indagine", ha detto il procuratore di Bologna, Roberto Alfonso. L'operazione è per il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, "storica, senza precedenti. Imponente e decisiva per il contrasto giudiziario alla mafia al nord".
L'importanza dell'inchiesta, condotta in Emilia dal procuratore Alfonso e dal pm Marco Mescolini, non è solo nei numeri. Per Roberti segna "un momento di svolta nell'azione di contrasto alle cosche 'ndranghetiste nel centro nord", perché dopo anni di indagine "c'è stata una crescita comune di esperienze. Abbiamo raggiunto un livello di capacità investigativa che prima non c'era".

AL VERTICE
Al vertice del gruppo criminale, per i magistrati, sono in sei: Nicolino Sarcone, Michele Bolognino, Alfonso Diletto, Francesco Lamanna, Antonio Gualtieri e Romolo Villirillo, uomini alla guida della "propaggine emiliana" della cosca Grande Aracri di Cutro.
Avrebbero gestito l'associazione mafiosa "nell'intero territorio emiliano come un grande ed unico gruppo 'ndranghetistico con suo epicentro in Reggio Emilia", ha scritto il Gip Alberto Ziroldi.
Dall'indagine, ribattezzata 'Aemilia', sono emersi tentativi di influenzare elezioni amministrative in vari comuni: a Parma nel 2007 e nel 2012, a Salsomaggiore nel 2006, Sala Baganza nel 2011, Bibbiano e Brescello nel 2009.

I POLITICI
Coinvolti diversi politici: il consigliere comunale di Forza Italia a Reggio Emilia, Giuseppe Pagliani, arrestato, e l'ex assessore Pdl di Parma, Giovanni Paolo Bernini, indagati per concorso esterno, così come l'imprenditore Augusto Bianchini, il giornalista Marco Gibertini e Roberta Tattini, consulente bancario e finanziario. Agli arresti anche Giuseppe Iaquinta, padre del calciatore Vincenzo campione del mondo, imprenditore come Bianchini, che ha lavorato nello smaltimento delle macerie del sisma e nella ricostruzione.
Il terremoto del 2012 - sul quale non sono mancate, come a L'Aquila, risate intercettate - è stato obiettivo delle cosche. Che sarebbero arrivate anche a coinvolgere nei propri affari rappresentanti delle forze dell'ordine, sette tra poliziotti e carabinieri.
Tra questi c'è l'ex autista del Questore di Reggio Emilia, Domenico Mesiano, che avrebbe fatto pressioni, senza esito, su una giornalista del Resto del Carlino, Sabrina Pignedoli, per non pubblicare notizie. E se una cronista è stata minacciata, un altro è stato arrestato per concorso esterno: Marco Gibertini, che si era messo a disposizione di Nicolino Sarcone per interviste in tv e su un quotidiano.
 Gli accertamenti hanno svelato insomma una fitta rete di legami tra l'Emilia e la Calabria. E anche per comprendere meglio la natura di queste relazioni nel 2012 fu sentito dalla Dda come persona informata sui fatti il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, ex sindaco a Reggio Emilia: «Volevamo capire in che tipo di considerazione la società di Reggio Emilia teneva la comunità cutrese», ha chiarito il procuratore Alfonso, aggiungendo che oltre a Delrio furono sentiti altri politici. Oggi sono arrivati gli arresti, a breve si andrà nei Tribunali.
E c'è già qualcuno tra gli investigatori che è preoccupato per la gestione della mole di imputati e legali in strutture inadeguate a contenere numeri record, almeno per l'Emilia. In Lombardia, intanto, la procura di Brescia ha indagato il sindaco di Mantova, Nicola Sodano, che si dice "serenissimo", e l'ex potente senatore reggiano, il Dc Franco Bonferroni; in Calabria, ci sono stati 37 fermi che hanno coinvolto i Grande Aracri e hanno mostrato la capacità della cosca di influenzare i processi e di avvicinare un giudice della Cassazione.

RISATE E APPALTI
 Risate sul terremoto. Come all'Aquila, così in Emilia. Erano le 13.29 del 29 maggio 2012, il giorno del secondo sisma, poche ore dopo la violentissima scossa delle 9.03.
Questa volta a scherzare sui crolli non sono due imprenditori come in Abruzzo, ma due personaggi vicini alla cosca Grande Aracri, Gaetano Blasco e Antonio Valerio.
"E' caduto un capannone a Mirandola", dice il primo, in una telefona intercettata e riportata nell'ordinanza dell'operazione Aemilia. Valerio ridendo, annotano gli investigatori, risponde: "eh, allora lavoriamo là..." E Blasco: "ah sì, cominciamo, facciamo il giro...".
E' il segnale, per il Gip Alberto Ziroldi, che "la 'Ndrangheta arriva prima dei soccorsi, o comunque in contemporanea". Blasco, "sicuramente organico alla cellula criminale emiliana", e Valerio, "costantemente coinvolto in illecite attività economiche", sono indicati tra gli organizzatori dell'associazione a delinquere di tipo mafioso capeggiata a Reggio Emilia da Nicolino Sarcone. I due avevano "contatti e rapporti d'affari" con la Bianchini Costruzioni, azienda coinvolta nell'indagine, con il patron Augusto tra gli arrestati, accusato di concorso esterno all'associazione. A riguardo il giudice scrive che le indagini hanno "permesso di ricostruire con chiarezza il perimetro soggettivo all'interno del quale ha avuto luogo l'infiltrazione criminale". Che "si è prevalentemente realizzata attraverso una perversa joint venture tra l'impresa Bianchini Costruzioni srl di San Felice sul Panaro (Modena) ed uno dei principali esponenti della consorteria investigata", cioè Michele Bolognino, uno dei leader del gruppo.
Ma oltre ai rapporti tra 'Ndrangheta e imprese, ad emergere dalle carte ci sono i legami con la politica. C'è la cena, del 21 marzo 2012, al ristorante 'Antichi Sapori' di Reggio Emilia. Per dirla con il procuratore Roberto Alfonso lì "si consacrò e si definì l'accordo tra la politica e l'organizzazione mafiosa". Alla serata parteciparono l'allora capogruppo Pdl in Provincia, oggi consigliere comunale di Fi, Giuseppe Pagliani, anche lui tra gli arrestati, Nicolino e Gianluigi Sarcone, Alfonso Diletto, Alfonso Paolini e Giuseppe Iaquinta. Qualche giorno prima c'era stato un dialogo telefonico, ritenuto significativo, tra Paolini, uomo di riferimento per Sarcone, e il consigliere: "Giuseppe ti dico sono gente che... i voti ti porteranno in cielo... guarda... però devi essere tu a consigliare e dire quello che bisogna fare...", diceva Paolini. Secondo le indagini il politico il 21 marzo promise sostegno ai calabresi che si dicevano perseguitati dalle interdittive del prefetto di Reggio Emilia. In cambio, Pagliani avrebbe ricevuto il sostegno alla sua battaglia politica di contrapposizione alla presidente della Provincia, Sonia Masini, e ad altri personaggi pubblici schierati apertamente a sostegno del prefetto. "Non vogliono usare altre linee, vogliono usare il partito, proprio il... il Pdl per andare contro la Masini, contro la Sinistra", raccontava Pagliani alla fidanzata, al termine della serata.