LA REPLICA

Affare quote Linda/Considan. D’Annunzio:«lo rifarei e ribadisco: mai conosciuto Buzzi»

Sulla vicenda è già calato il silenzio in attesa di chiarimenti della procura

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MONTESILVANO. Nino D’Annunzio ribadisce: «mai conosciuto Buzzi» e non rinnega nulla del passato: quella compravendita di quote è stato un affare e lo rifarebbe.
L’ex presidente del Considan, Nino D’Annunzio, che nel 2007 firmo gli atti per l’acquisto di quote della Linda spa (società mista di Città Sant’Angelo) allora detenute dal Consorzio Formula Ambiente di Buzzi per 800mila euro ribadisce la sua posizione né retrocede di un millimetro.
La storia, però, rimane nebulosa dopo l’esposto del Movimento 5 Stelle che chiede chiarezza perché quelle quote che hanno consentito la partecipazione societaria del Considan nella Linda spa sono state pagate 800mila euro ma appena un paio di anni dopo una perizia del tribunale di Pescara le valutava poco meno di 200mila euro.  Il Considan poi dopo poco venne messo in liquidazione e lo è ancora.   I consiglieri comunali pentastellati ed il deputato Colletti chiedono alla procura chiarezza su quei fatti per valutare se tutto sia stato regolare o se per caso ci sia del losco. L’attenzione è emersa solo ora perché Salvatore Buzzi dalla procura di Roma è ritenuto il braccio destro, nonché socio occulto, di Massimo Carminati, il dominus di Mafia capitale.

Sta di fatto che il Considan così come gli altri enti strumentali di Montesilvano (e non solo) è sempre stato considerato anche come occasione per assegnare poltrone ed incarichi per distribuire poteri e garantire la stabilità alla giunta di turno. C’è poi da dire che l’operazione contestata è avvenuta proprio nel periodo delle elezioni del 2007, a pochi mesi dallo scandalo Ciclone (arresto di Enzo Cantagallo ottobre 2006) e prima della vittoria del centrodestra di Pasquale Cordoma (maggio 2007).
La cessione delle quote sarebbe dunque avvenuta proprio tra il primo turno delle elezioni amministrative ed il secondo di ballottaggio e sembrerebbe senza alcun tipo di autorizzazione da parte del Comune.
Purtroppo è difficile essere più precisi perché i documenti non sono saltati fuori e quelli richiesti dal M5s negati anche dal commissario liquidatore del Considan. Né si ravvisano sull’argomento contributi costruttivi di chicchessia volti alla trasparenza.

Ieri PrimaDaNoi.it aveva dato notizia del fatto che proprio nell’atto del notaio che formalizza la cessione delle quote da Buzzi al Considan  si dice che Buzzi e D’Annunzio sono lì impalati davanti al notaio nello stesso momento per cui l’atto smentirebbe D’Annunzio che ha invece affermato che non ha mai conosciuto Buzzi.
«Non rigetto alcuna assunzione di responsabilità, anzi», spiega D’Annunzio, «sono convinto della bontà di quella iniziativa e del progetto su cui si fondava, al punto tale che oggi, forse ancor più di ieri lo rifarei.  Per tale motivo la vena allusiva, sarcastica, colpevolizzante, che a mio avviso anima la stesura dell’articolo non avrebbe a mio avviso ragione di essere. Con la stessa serenità e consapevolezza di allora, a chi vorrà o dovrà chiedermene ragione sarò lieto di fornirle».
«Apprendo che è in suo possesso», dice D’Annunzio, «copia di un documento così ufficiale come un atto notarile – che il sottoscritto non detiene – su cui si evince con così tanta evidenza che alle 13.40 del 29 Maggio 2007 veniva apposta dal sottoscritto la propria firma, la cui chiarezza nessuno potrebbe negare, e in effetti anche la mia memoria dovrà farsene una ragione e dovrà farsi una ragione anche del fatto che contestualmente anche un altro soggetto vi apponeva la propria. La ringrazio anzi per le puntuali e documentate cronache, che sono spesso di grande ausilio ed aggiornamento, e che da ultimo, ad esempio, mi sono state utili per ricordare il nome del dirigente di Forlì con cui, come ho già detto, fu approfondita la questione, tale Franchini.  Sorprenderà molti, ma in effetti , come l’articolo recita ironicamente, “Buzzi non ha – per il sottoscritto – un volto da ricordare facilmente”. E non ritengo che oggi “sia meglio dire di non averlo mai visto e conosciuto”. Non è questo il mio temperamento».

«Capisco che sembra così inquietante al giorno d’oggi operare per portare a termine progetti, voglia però prendere atto che all’epoca, anche se fosse convenuto il diavolo in persona, avrei sottoscritto quella operazione, avallata da tutti gli organi collegiali a ciò deputati, per la validità e la prospettiva che ho già ampiamente spiegato, come fa o come dovrebbe fare un buon amministratore quando è sicuro di interpretare l’interesse pubblico», conclude D’Annunzio.