SATIRA E RELIGIONE

Il papa non è Charlie: «sbagliato offendere la religione altrui». Monsignor Forte: «rispetto»

L’invito alla riflessione sul diritto di satira ed i suoi limiti

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CITTA' DEL VATICANO. «Parliamo chiaro non si può nascondere una verità: ognuno ha il diritto di praticare la propria religione, senza offendere, liberamente, e così vogliamo fare tutti. Secondo: non si può offendere o fare la guerra, uccidere in nome della propria religione, cioè in nome di Dio».
Ferme le parole di papa Francesco di ritorno dalle Filippine che parla dei limiti della satira e della libertà di espressione.
«Ognuno», ha detto il papa, «ha non solo la libertà o il diritto ma anche l’obbligo di dire quello che pensa se ritiene che aiuti il bene comune, un deputato, un senatore, se non dice qual è la buona strada non fa bene. Avere questa libertà, ma senza offendere, perché è vero che non si può reagire violentemente ma se il dottor Gasbarri, mio amico caro, dice una parolaccia contro la mia mamma, si aspetti un pugno. Perché non si può provocare, insultare, ridicolizzare, la fede degli altri».

«Forse è una mancanza di rispetto - ha risposto il Papa a una domanda sui kamikaze e sui bimbi usati come kamikaze - ma credo che in ogni attacco suicida c’è qualcosa di squilibrio mentale e umano, c’è qualcosa che non va nelle persone, nel senso che danno alla propria vita e a quella degli altri. Sì, il kamikaze dà la propria vita, ma non la dà bene, i missionari per esempio danno la propria vita ma per costruire, quando si dà la vita per distruggere c’è qualcosa che non va».
 «Il Papa oggi ha messo il dito su un punto veramente fondamentale: alla ferma condanna per qualsiasi violenza esercitata in nome di Dio, occorre affiancare il richiamo forte per il rispetto per ogni coscienza religiosa e ogni religione».
 Commenta monsignor Bruno Forte, teologo e arcivescovo di Chieti-Vasto. Il Papa oggi ha detto, conversando con i giornalisti sul volo che lo portava dallo Sri Lanka alle Filippine, che se un amico dovesse offendere con una parolaccia sua mamma si deve aspettare, come risposta, un pugno.
«Ha voluto usare un'immagine molto umana – ha detto Forte all'Ansa -, molto naturale, proprio per richiamare l'attenzione di tutti, per far capire che se si tocca quello che c'è di più sacro la reazione non può che essere un rigetto».

 Ma come si concilia il 'pugno' del Papa con l'evangelico 'porgi l'altra guancià?
«Ho visto le immagini in televisione, il Papa ha anche riso mentre faceva quell'affermazione. Non era di certo un appello alla violenza ma solo l'istintiva reazione che ci può essere nel difendere i valori più sacri». Tornando alle vignette di Charlie Hebdo, rispetto alle quali oggi Papa Francesco ha detto che non si può 'giocattolizzare', ridicolizzare, la fede altrui, monsignor Forte commenta: «Alcune di queste vignette offendono davvero la sensibilità religiosa. Se non può essere giustificata, certamente, nessuna azione violenta, è necessario un appello al rispetto della coscienza di ciascuno, delle identità religiose, dei valori sacri delle persone».
 C'è però nella Chiesa chi ha fatto una scelta diversa, come i Gesuiti francesi che sulla loro rivista 'Etudes' hanno pubblicato alcune vignette di Charlie Hebdo, a partire proprio da quelle contro il cristianesimo. «Personalmente trovo alcune di queste vignette veramente di pessimo gusto. Immagini tutt'altro che giuste sia dell'Islam sia del Cattolicesimo, dell'Ebraismo e di ogni religione. Credo sia importante evidenziare anche questo».

 Monsignor Forte prende dunque le distanze da tutti quelli che, dopo l'attentato di Parigi, hanno adottato lo slogan 'Je suis Charlie'?
«Se 'Je suis Charlie' vuol dire essere dalla parte delle vittime e contro ogni violenza, mi trova d'accordo. Ma non posso identificarmi in nessun modo con un genere di satira che offenda la sensibilità religiosa e la coscienza degli altri».
Netto dunque l’appello del papa che ieri ha voluto rimarcare in maniera molto netta i lsuo pensiero e ribadire come nessun diritto può essere per definizione illimitato. Così’ anche il diritto di satira che non può sfociare nell’offesa degli altri dei ferma restando la condanna di reazioni violente.