LE ACCUSE

Sisma L'Aquila: parti civili, «decidere su Bertolaso prima che scatti prescrizione»

Richiesta a procuratore generale un mese dopo Grandi Rischi

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L'AQUILA. «Chiediamo al procuratore generale Romolo Como di decidere in tempi brevi se Bertolaso è da processare o meno. Non ci sono atti persecutori, le carte parlano chiaro e vogliamo solo giustizia e verità ed evitare che ci sia la prescrizione».
Così Vincenzo Vittorini e Pier Paolo Visione, parti civili, che nel terremoto del 6 aprile 2009 hanno avuto gravi lutti familiari, sulla vicenda del processo alla Commissione grandi rischi.
I due (Vittorini è consigliere comunale della lista civica 'l'Aquila che vogliamo’) hanno tenuto una conferenza stampa fiume a poco più di un mese dalla sentenza di appello che ha assolto sei dei sette imputati (l'unico ad essere condannato, a due anni è stato l'allora vice capo della protezione civile Bernardo de Bernardinis).
«La sentenza d'Appello condannando il capro espiatorio ha sancito la colpevolezza della Protezione civile nazionale di cui Bertolaso era il dominus che ha fatto venire all'Aquila gli scienziati con un ordine preciso: rassicurare - ha spiegato Vittorini - se fossi in lui verrei all'Aquila a farmi processare per dimostrare che non ha fatto niente. Chiediamo un processo non la condanna. Deve venire qui anziché fare beneficienza in Africa perché potrebbe essere responsabile della morte di bambini».
Vittorini e Visioni chiedono che ci sia la contestazione del capo di imputazione di dolo eventuale «perché non soggetto alla prescrizione».
Ma i due hanno raccontato anche di aver chiesto alla Procura aquilana di racchiudere tutti i vari procedimenti penali aperti in questi anni in un solo processo perché con «la frammentazione» si rischia di non arrivare a nulla di concreto. «C’è stato un default dello Stato», ha spiegato Vittorini, «dai vertici fino al livello locale e questo fu evidente con l’intercettazione tra Bertolaso e l’ex assessore regionale Daniela Stati. Chiedemmo un processo unico, avanzando la richiesta di bloccare anche il processo Grandi Rischi perché con una serie di processi si da modo a chi è dentro di uscirne e ad altri di non entrarvi affatto».

Un processo unico, invece, secondo i due, avrebbe conferito a tutto l’impianto accusatorio «più forza»: «tutti gli attori avrebbero dovuto dimostrare come sono andate le cose prendendosi responsabilità penale e morale. Lo spezzettamento invece ha consentito ad alcuni imputati di uscirne e altri non entrare».
Vittorini ha detto anche di aver perso fiducia nella Procura aquilana: «non mi fido più non perché sospetto ci sia qualcosa di cattivo ma perché quello che pensiamo noi non coincide con quello che dice la procura aquilana».
La posizione dell'allora capo della Protezione civile nazionale, Guido Bertolaso, è al vaglio del Procura Generale della Corte d'Appello che ha avocato a sé il procedimento anche con nuove indagini dopo due richieste di proscioglimento da parte della Procura della Repubblica dell'Aquila (pm Fabio Picuti) nel filone parallelo al processo alla Commissione grandi rischi.
Bertolaso è finito sotto inchiesta per la telefonata, intercettata prima del sisma, con l'allora assessore alla protezione civile Daniela Stati, nella quale spiegava che bisognava mettere in atto una operazione mediatica per rassicurare gli aquilani al fine di mettere a tacere Gianpaolo Giuliani, tecnico esperto di terremoti, definito "ciarlatano".