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Legge Stabilità e bilancio 2014, centrodestra boccia D’Alfonso su tutta la linea

«Si torna indietro di 5 anni»

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ABRUZZO. «E’ un bilancio senza programmazione e senza idee, che proietta l’Abruzzo indietro di cinque anni».
Così i gruppi consiliari di centrodestra (Forza Italia, NCD e Abruzzo Futuro) hanno definito la Legge di Stabilità 2015 e il bilancio pluriennale della Regione Abruzzo, in fase di discussione in Commissione bilancio.
I consiglieri regionali hanno tenuto ieri mattina una conferenza stampa all’Emiciclo.
«Con il governo Chiodi abbiamo risanato la Regione, ridotto il debito pubblico nella sanità e tagliato le tasse, con la maggioranza di centrosinistra si torna ad aumentare la leva fiscale – ha detto il capogruppo di Forza Italia, Lorenzo Sospiri – cercheremo di migliorare il bilancio con nostre proposte». 

«Nessuna traccia delle innumerevoli promesse fatte in campagna elettorale – ha sottolineato il consigliere regionale Gianni Chiodi - Si è passati dalle coccole ai pazienti alle sberle, con i ticket sui disabili e sugli anziani non autosufficienti. Per quanto riguarda la pressione fiscale, l’attuale Giunta ha deciso di aumentarla, andando così in controtendenza rispetto a quanto fatto dal precedete governo regionale; si è passati dalla fermezza verso le cliniche private all’arrendevolezza e nel 2014 non sono stati firmati i contratti riportando la situazione a quella del 2007, del 2008 e del 2009. Il dato che emerge in modo lampante è l’assoluta irrilevanza sui Tavoli nazionali come testimoniato dal Piano Juncker, che prevede investimenti per oltre 300 miliardi di euro, nel quale la nostra regione è inesistente. E’ chiaro che chi governa l’Abruzzo è affetto da provincialismo e non capisce che i destini di una regione non si determinano stando per le contrade. Si certifica un passaggio dalle opere pubbliche richieste dal territorio a opere di vanità come la rimodulazione dei Fondi Fas che prevede uno stanziamento di 1 milione di euro per il Ponte del cielo».
Il vice presidente Paolo Gatti: «la Legge di stabilità e il Bilancio sono provvedimenti ordinari, banali, depressivi, senz’anima e senza nessuna scelta politica. Se approvati, senza quelli che saranno i nostri emendamenti migliorativi, non ci sarà nessun cambiamento in meglio per gli abruzzesi ma solo qualche preoccupazione in più. Nessun riferimento alle Province; nulla sull’occupazione e sulle imprese, dopo i nostri numerosi sforzi di questi anni, se non gli annunci di fantomatici posti di lavoro, addirittura 50.000 o 100.000 a seconda delle occasioni e dei convegni. L’obiettivo, con i nostri emendamenti, è portare uno stimolo a prendere decisioni che siano utili ai cittadini e al tessuto economico».
«BILANCIO CHE NON RISPONDE AI PROCLAMI»
Il presidente della Commissione di Vigilanza del Consiglio regionale, Mauro Febbo: «un bilancio che non risponde affatto ai grandi proclami elettorali e post elettorali del Governo regionale di centrosinistra. Non c’è nulla sull’accorpamento delle Asl, delle Ater, delle Adsu, dei Consorzi di Bonifica e industriali; si certifica la morte dei Centri di ricerca regionali (Cotir, Crivea e Crab) così come quella del Mario Negri Sud e del Ciapi. Neanche un euro per il Teatro Marrucino, per il Tsa o l’Istituto Braga, così come nulla è stato destinato per l’Ara (associazione allevatori d’Abruzzo). Niente certezze insomma se non la tassa sulla compartecipazione (ticket) e la chiusura dei 4 punti nascita (Ortona, Atri, Sulmona e Penne). Grave non prevedere fondi per l’abbattimento delle barriere architettoniche e per finanziare la Legge 57 per la vita indipendente».
Per il capogruppo di Nuovo Centro Destra, Giorgio D’Ignazio, i settori più colpiti sono «il sociale, poiché sono stati ridotti i fondi agli Ambiti di zona, che saranno costretti così a razionalizzare i servizi. Tra gli emendamenti presentati – informa D’Ignazio – ho proposto di destinare più risorse per la ludopatia».
Infine, il capogruppo di Abruzzo Futuro, Mauro Di Dalmazio, ha puntato il dito sull’assenza nel bilancio di fondi reali: «I fondi strutturali che avevamo programmato nella precedente legislatura, ad esempio, non sono stati spesi – osserva Di Dalmazio – e oggi c’è molta preoccupazione perché rischiamo di perderli; in alcuni casi, l’attuale giunta li ha persino revocati lasciando alcune zone del territorio abruzzese senza programmazione. Il Piano demaniale regionale – conclude il Capogruppo di Abruzzo Futuro – è fermo da sette mesi. Persino la cultura è stata annullata. Siamo, insomma, molto preoccupati».

BALDUCCI: «DOVREBBERO STARE IN SILENZIO»
La maggioranza replica alle accuse della minoranza per bocca del vice capogruppo del PD Alberto Balducci: «Da chi ha governato cinque anni più sei mesi, la legislatura più lunga al mondo, fino a soli sei mesi fa, ci si aspetterebbe almeno la regola del silenzio, visto che non ci sono bastati 180 giorni per rintracciare il bandolo della matassa del deficit e del debito che hanno avvelenato il diritto al futuro della Regione Abruzzo. Per fortuna ci viene in aiuto la Corte dei Conti a fare piena luce in modo che nulla sarà mai più come prima».
«Fa specie che Chiodi, che pure cita il piano Junker, non abbia avuto cura di rilevare che l'Abruzzo sarà un privilegiato destinatario di risorse per quanto riguarda la dotazione ultra larga nelle zone industriali. A gennaio avremo, sul punto, un confronto con il titolare del dossier Italia, il dott. Raffaele Tiscar, vice segretario generale di palazzo Chigi, ma possiamo anticipare che l'Abruzzo è una delle Regioni destinatarie di fondi».
«Si può mai essere credibili se esponenti della minoranza, che fino a ieri erano assessori, oggi da carnefici vogliono apparire addirittura difensori delle vittime che hanno generato?», continua Balducci. «Oggi Febbo si preoccupa di ARA e COTIR dopo che con la sua gestione sono arrivati ad avere 19 mesi senza stipendio. Oppure Gatti si preoccupa del CIAPI dopo averlo abbandonato alla morte lenta senza ritorno».