DOPO LA SENTENZA

Discarica Bussi:sit-in ambientalisti ma «la gente pensa ai regali di Natale»

Ministro Ambiente: «chi inquina deve andare in galera»

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PESCARA. Sit-in a Pescara domenica mattina per chiedere giustizia e bonifica, dopo la sentenza nel processo per le discariche dei veleni di Bussi sul Tirino pronunciata dalla Corte d'Assise di Chieti per i 19 imputati, quasi tutti ex dirigenti Montedison, assolti dal reato di avvelenamento delle acque e con prescrizione dell'altro reato contestato, il disastro colposo.
Wwf e Legambiente hanno chiamato a raccolta cittadini, sindacati, enti e istituzioni: nella centrale piazza della Rinascita è giunto un centinaio di persone. Stamattina invece, il Forum dell’Acqua ha organizzato un ‘tour dell’orrore’: alle ore 10:00, appuntamento al parcheggio Hotel Dragonara (uscita autostrada Chieti). Da lì un giro con i cittadini tra i rifiuti del sito regionale per le bonifiche di Chieti scalo. Con sorpresa finale e richiesta alle “autorità”: «i cittadini cosa devono fare per difendere la loro salute?»

IL SIT IN DI DOMENICA
«Il fatto che non ci sia tanta gente non é un problema. È una giornata festiva che precede di poco il Natale, la gente pensa agli acquisti», ha detto il presidente regionale del Wwf Luciano Di Tizio.
«Devo dire però - ha aggiunto - che da una settimana stiamo raccogliendo tante firme per chiedere al Parlamento di introdurre nel codice penale i reati ambientali e non indebolire l'organico del Corpo Forestale dello Stato». «Ancora una volta, come accaduto in altre parti d'Italia, é stato accertato un disastro ambientale, ma non individuato il responsabile - ha commentato il consigliere nazionale del Wwf Dante Caserta -. Le sentenze vanno rispettate, ma é grave vedere che nel nostro Paese i colpevoli di reati ambientali restano impuniti. Per questo chiediamo una riforma del codice penale con l'introduzione dei reati e crimini contro la natura».
L'auspicio, invece, per «un impegno della Regione e un suo ruolo decisivo sulla vicenda Bussi» è venuto dal presidente regionale di Legambiente Giuseppe Di Marco.
Per la Regione Abruzzo ha risposto l'assessore regionale all'Ambiente Mario Mazzocca, presente al sit-in. «Vogliamo aspettare le motivazioni della sentenza ma è chiaro che c'é da considerare l'effetto mediatico e le conseguenze a livello di opinione pubblica. Il disastro ambientale é stato accertato e per questo ora dobbiamo pensare ai passi successivi da fare come la bonifica del sito e l'azione civile per il risarcimento. Il presidente della Giunta d'Abruzzo Luciano D'Alfonso lo ha annunciato e, anche se è una strada difficile, vogliamo percorrerla».
«Non vogliamo entrare nel merito della sentenza e aspettiamo di leggere le motivazioni, ma non possiamo non esprimere una profonda preoccupazione per la derubricazione del reato di disastro ambientale in disastro colposo, cosicché una ingiusta prescrizione ne cancelli la possibilità di arrivare ad una sentenza. Noi non ci stiamo», ha detto invece il segretario della Filctem-Cgil Pescara Domenico Ronca anche lui presente al sit-in
«Questa non può essere la fine di una vicenda che ha lasciato una emergenza ambientale, e sociale sul territorio, e nessun colpevole - ha aggiunto -. Noi continueremo la nostra battaglia - ha concluso Ronca - per avere giustizia e perché quel territorio, quei lavoratori e quei cittadini siano risarciti per i danni subiti».

LAVORO FERMO
La sentenza della Corte d'Assise di Chieti, infatti, ha di fatto stabilito che il disastro ambientale è certo, anche se colposo. E quindi, non solo per decenni settecentomila persone della Val Pescara hanno bevuto acqua con ogni sorta di prodotto inquinante residuo delle megadiscariche, come certificato dall'Istituto Superiore di Sanità, ma in tale "zona martoriata", come l'ha definita il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, a causa di questa vicenda il lavoro è fermo, turismo in primo luogo.
Di questo si sono lamentati con Di Marco «cooperative e operatori del posto» incontrati.
«Non mi sorprendo - ha detto il presidente della Provincia nel commentare la sentenza - sapendo che siamo in Italia. È sintomatico di come la politica e le istituzioni siano ridotte a un livello di retroguardia rispetto a poteri economici importanti: questo fa rabbrividire».
Della necessità di «mettere riparo al disastro» parla il sindaco di Bussi, Salvatore La Gatta. «Aspetto con ansia a questo punto l'esito del Consiglio di Stato del 4 gennaio sul ricorso della Montedison contro il Ministero dell'Ambiente che imponeva all'azienda l'immediata bonifica della discarica - dice - Ma questo non toglie che alle 21 aziende che hanno dimostrato interesse per venire a Bussi, l'area attualmente di proprietà Solvay debba essere bonificata a prescindere con i 50 milioni previsti. Penso ad una azienda farmaceutica milanese che è molto interessata a venire e che ha garantito almeno 180 posti di lavoro in più degli attuali. Questo - insiste La Gatta - è il prodotto dell'intesa tra l'ex sottosegretario Legnini e il commissario di bacino Adriano Goio. L'eccezionale lavoro della Procura di Pescara non va disperso, nonostante la sentenza avversa: è certificato che il disastro c'è stato, e che l'autore, cioè la Montedison, deve bonificare. Ed è l'aspetto civile della vicenda».

«CHI INQUINA DEVE ANDARE IN GALERA»
Intanto, il Ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, in una intervista a Rai3, TgR AmbienteItalia, ha dichiarato che «chi inquina non deve solo pagare ma deve andare in galera. Va punito con sanzioni più severe, anche penali se necessario».
Quindi ha aggiunto che un valido aiuto potrebbe essere allungare i tempi di prescrizione: «I reati ambientali richiedono tempi lunghi per essere accertati, e oggi la prescrizione è troppo breve. In Parlamento c'é un disegno di legge sugli eco-reati che è idoneo ad allungare i tempi della prescrizione e che presto verrà discusso».
Parlando poi della sentenza di venerdì, ha precisato: «se ci sarà ricorso d'appello noi ci costituiremo parte civile. Le sentenze si rispettano - ha detto ancora il ministro - ma questa è inspiegabile. Diciamo che siamo molto curiosi di leggere le motivazioni, ed è certo che ci costituiremo parte civile».