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Sisma L'Aquila: don Ciotti, «mafia qui anche prima terremoto»

«Contro la corruzione eliminare la prescrizione del reato»

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L’AQUILA. «Qui la presenza mafiosa c'era ben prima del terremoto e oggi, guarda caso, nell'inchiesta su Mafia Capitale compaiono personaggi che operano in questo territorio».
Parole di don Luigi Ciotti, presidente dell'associazione Libera e fondatore del Gruppo Abele, ieri all'Aquila per prendere parte all'iniziativa "Noi contro la corruzione", organizzata dall'Agenzia delle Entrate. Ciotti si è soffermato sui fenomeni di malaffare nella ricostruzione post-sisma del 6 aprile 2009 del capoluogo abruzzese. Secondo lui ci si può difendere «facendo le cose giuste, facendole seriamente, con grande trasparenza e chiarezza, non dimenticando che corruzione e mafia sono due facce della stessa medaglia. Una riflessione che fa emergere le cose positive che vengono fatte ma anche la responsabilità di continuare a cercare le cose che non vanno», ha concluso.
Su come agire per migliorare la normativa don Ciotti è stato chiaro: «preferirei che non ci fosse la prescrizione. Non basta l'innalzamento delle pene, è un segno importante ma non sufficiente, mi auguro che si possa fare molto di più».

E poi ancora l’impegno in prima persona dei singoli: «l'etica è il primo argine dell'illegalità, un obiettivo che deve fare da sfondo a ogni progetto», ha detto ancora. «Il nostro lavoro - ha spiegato il sacerdote - è etico quando non prestiamo il fianco a compromessi, scorciatoie e prepotenze di chi vuole calpestare i diritti in nome di privilegi; ogni passo indietro è un passo verso la corruzione».
E ieri nel corso del convegno il messaggio che è passato è stato chiaro: ognuno deve sentirsi responsabile della battaglia comune contro la corruzione. «Più voci, un solo messaggio, metterci la faccia, non delegare l'azione di contrasto alla corruzione esclusivamente a strutture di controllo».
Federico Monaco, direttore regionale dell'Abruzzo, ha aperto con queste parole la tavola rotonda organizzata - non a caso - nel plesso che ospita la Corte dei Conti e l'Avvocatura di Stato. Ex-convento ed ex-penitenziario, ora presidio dello Stato: da sempre «luogo di riflessione sulle condotte di vita che si è scelto di adottare». L'intervento di Francesco Greco si e' concentrato invece sulla criminalità economica e sul ruolo dell'Agenzia delle Entrate al contrasto alla corruzione.
«Serve 416 bis anche per corruzione» ha spiegato il procuratore aggiunto della Repubblica presso il tribunale di Milano.
Il presidente dell'Autorita' nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, attraverso un videomessaggio, ha detto che per combattere la corruzione è fondamentale spezzare il meccanismo di omertà che la alimenta. E ha caldeggiato il sostegno, all'interno delle amministrazioni, del cosiddetto whistleblower, cioè colui che può denunciare gli illeciti avendo garantito l'anonimato. "Non si tratta di una delazione - ha aggiunto Cantone - ma di un'assunzione di responsabilità».