MONDO DI MEZZO

Mafia Capitale, altri sei arresti tra cui ufficiali della Marina per rifornimenti fantasma con nave naufragata

Ancora strascichi nell’inchiesta “Mondo di Mezzo”: altro inquietante spaccato di presunta corruzione

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ROMA. milioni di euro in rifornimenti di carburante evaporati in tangenti. Il gasolio però non c’era, così come la nave che avrebbe dovuto trasportarlo. Piccolo particoalre: la nave cisterna era naufragata nel 2013 e già solo per questo non poteva rifornire i serbatori di stoccaggio della marina Militare.
È in corso, sin dalle prime luci dell’alba, l’operazione denominata “Ghost Ship” del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, avviata a seguito degli elementi emersi nei confronti di Massimo Perazza, detto “Massimo il romanista”, nell’ambito dell’operazione “Mondo di mezzo” svolta unitamente al R.O.S. dell’Arma dei Carabinieri.
Nel complesso, sono state eseguite 6 ordinanze di custodia cautelare in carcere - nei confronti di Lars P. BOHN, Massimo PERAZZA, Andrea D’ALOJA, Mario LETO,
Sebastiano DISTEFANO e Salvatore MAZZONE – nonché perquisizioni locali e domiciliari nei confronti di tutti i dieci indagati.
Il Tribunale di Roma, Sezione G.I.P., ha altresì disposto il sequestro preventivo per equivalente, fino alla concorrenza del danno per l’Erario di 7.401.248,36 di euro, delle
risorse finanziarie e dei beni delle persone fisiche e delle società coinvolte.

Nell’ambito delle indagini sono stati plurimi i contatti tra Perazza con Roberto Lacopo, anche presso il distributore di corso Francia riconducibile a Massimo Carminati.
 In tutto sono sei le ordinanze di custodia cautelare in carcere disposte dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, di cui tre nei confronti di Ufficiali e Sottufficiali della Marina Militare.
L’odierna attività, effettuata dal Nucleo di Polizia Tributaria di Roma e coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha consentito di scoprire un’associazione criminale specializzata nelle frodi nelle pubbliche forniture, che aveva organizzato, solo cartolarmente però, la consegna di milioni di litri di prodotto petrolifero presso il deposito della Marina Militare di Augusta (SR) in Sicilia.
Insomma le carte erano tutte a posto e perfette: piccolo problema il carburante non esisteva ma veniva pagato ugualmente.
Lo stratagemma utilizzato, grazie anche alla complicità di appartenenti alla stessa Marina
Militare, -spiegano gli investigatori- consisteva nell’attestare falsamente il rifornimento dei citati depositi per mezzo della nave cisterna denominata “VICTORY I”.
Peccato che le indagini delle Fiamme Gialle hanno permesso di accertare come in realtà la stessa nave fosse naufragata nel settembre 2013 nell’Oceano Atlantico, tanto che alcuni componenti dell’equipaggio risultano ancora oggi formalmente dispersi.
Grazie ai fittizi trasporti della fantomatica “VICTORY I”, mai attraccata nel porto di Augusta, è stata attestata falsamente la fornitura di oltre 11 milioni di litri di gasolio navale, del valore complessivo di oltre 7 milioni di euro, pari al danno subito per le casse dell’Erario.
Il carburante veniva fornito documentalmente dalla ditta danese O.W. SUPPLY A/S, riconducibile a Lars P. BOHN, destinatario di ordinanza di custodia cautelare, titolare di un appalto con l’Amministrazione della Difesa, che si avvaleva della collaborazione di due società italiane quali brokers, la Global Chemical Broker S.r.l. di Massimo Perazza e la Abac Petroli di Andrea D’Aloja, entrambi complici del BOHN e anch’essi destinatari di analoga misura restrittiva della libertà personale.

I “cavalli diTroia” all’interno della Marina Militare sono stati individuati in Mario Leto e Sebastiano Di Stefano, il primo, Capitano di Corvetta della Marina Militare,
Capo Deposito della Direzione di Commissariato Militare Marittimo di Augusta, ed il secondo, 1° Maresciallo della Marina Militare, Capo Reparto Combustibili della medesima Direzione. Erano loro i punti di contatto dell’associazione presso il porto di Augusta, fungendo da trait d’union con la pubblica amministrazione militare. Gli stessi, per i quali è stata disposta la custodia cautelare in carcere, predisponevano tutta la falsa documentazione necessaria alla realizzazione delle fittizie forniture.

L’organizzazione poteva poi contare sull’attiva collaborazione di altri appartenenti alla Marina Miliare, i Marescialli Salvatore De Pasquale e Salvatore Mazzone, quest’ultimo destinatario di custodia cautelare in carcere, che, a vario titolo, attestavano falsamente l’avvenuta consegna del carburante ovvero la sua certificazione, nonché del tecnico chimico Francesco Ippedico, che invece attestava la qualità e le caratteristiche del prodotto mai consegnato.