MUSICA

L'intervista. Nosenzo: «io, da Rancitelli alla musica». Il primo singolo del cantautore di Pescara

Una riscoperta anche molto colta della musica folk e gitana

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

7583

PESCARA. Ventiduemila abitanti, tanti problemi di degrado, spaccio e la presenza di una delle comunità Rom più numerosa d’Italia, ricca di cultura ma spesso carica di problemi.
È il quartiere Rancitelli, periferia di Pescara: uno di quei posti che la cronaca quotidiana racconta per le sue storie di dolore, violenza e problemi sociali.
Da qui, dalle strade di questo quartiere nasce la storia umana e artistica di Nosenzo, al secolo Alessandro, giovane cantautore e chitarrista virtuoso. Le sue canzoni, mai banali, raccontano con grande sensibilità e originalità storie enormi e piccolissime allo stesso tempo: il ritmo, la felicità e la incredibile energia positiva dei suoi brani fanno muovere il corpo e ballare, in una riscoperta anche molto colta della musica folk e gitana.
“Io vengo dal sud”, il primo singolo di Nosenzo, è anche il manifesto della sua musica in cui colori, dolori, amori, critica sociale e gioia trovano una casa comune.
Il disco di Nosenzo è stato arrangiato e prodotto da Enrico Melozzi per la casa discografica Cinik International Recording di Roma. Produttrice esecutica: Valentina D’Ignazio.
La regia del videoclip di “Io vengo dal sud“, realizzato interamente in Abruzzo, è stata curata da Walter Nanni.

Qual è la sua musica di riferimento?
«Le musiche tradizionali mi hanno sempre affascinato, penso di essere figlio del mediterraneo. La mia musica è molto legata al mondo rom, un popolo che essendo stato itinerante, porta nella sua tradizione musicale le tracce di tutti i popoli (e quindi le musiche) che nel loro vagare hanno incontrato. La mia filosofia è "mescolare"».

A che età ha cominciato a suonare e comporre?
«Ho cominciato a studiare chitarra classica all' età di 8 anni...ho cominciato a comporre da bambino prima piccoli brani strumentali con la chitarra…mi ingegnavo per fare le sovraincisioni con un walkman a cassette e con lo stereo. Logicamente collegando la chitarra elettrica allo stereo ho distrutto più volte gli altoparlanti fino a che ho fatto la prima comunione e con i soldi ricevuti ho costretto mio padre a comprarmi il primo amplificatore...»

Ha avuto il sostegno della tua famiglia?
«Ho umili origini, quando arrivò una lettera a casa di una compagnia petrolifera che voleva farmi un colloquio (ricordo gli occhi di mio padre brillare), io risposi che il colloquio non l'avrei fatto. Erano 4 anni che lavoravo: dalla fabbrica di micropompe industriali al montaggio di antenne per la telefonia mobile, appeso su pali alti 30 metri ma volevo suonare e basta. Mio padre mi rispose: ‘non dirlo alla zia che è arrivata questa lettera, fai come vuoi’. Mia madre voleva farmi fare l'attore perchè da piccolissimo imitavo Celentano. Quando studiavo musica classica mi regalò un libro di musiche tradizionali napoletane (mia madre era partenopea) è stato il mio primo contatto con le mie radici musicali...».

Cosa pensa dei talent show e dei ragazzi che per tentare il successo vi partecipano? Lei ci ha mai provato?
«No, non ci ho mai provato. Ognuno sceglie la sua strada...penso sia importante viaggiare tanto e soprattutto suonare bene uno strumento... la musica è più antica dell'uomo e merita tanto rispetto, sacrificio, insomma bisogna studiare tanto con la consapevolezza che finirai di imparare quando morirai»

Dove ha studiato musica?
«Ho frequentato il conservatorio di Pescara dove sono arrivato al quinto anno di chitarra classica con il grandissimo professor Elio Giraldi (nel vecchio ordinamento erano 10 anni). Poi mi sono innamorato del jazz e mi sono trasferito a Roma per studiare con Umberto Fiorentino, poi ho conosciuto il grande Fabio Zeppetella e ho fatto qualche lezione con lui… veramente dei chitarristi illuminanti....poi ho frequentato il corso di composizione jazz presso il conservatorio di L'Aquila».

Progetti futuri?
«Tutto»

Oggi quella del cantante è la sua principale professione?
«Sì, ho lavorato come arrangiatore, compositore e chitarrista, ho suonato nella colonna sonora dell'ultimo film di Gianni Di Gregorio - Buoni a nulla - dove tra l'altro c'è una mia canzone - Dios Del Dinero - Cinik Records»

Al giorno d’oggi si può vivere solo di musica?
«Non è facile....ci vuole tanto coraggio, tanta pazienza, tanta umiltà e tanto amore.....ma soprattutto tanto sacrificio....suonare bene, essere un musicista di valore internazionale non è una passeggiata...bisogna lavorare e studiare tanto».

Quali sono le difficoltà di un artista emergente in un epoca che consuma prodotti discografici molto in fretta?
«Viviamo in un paese in estrema difficoltà...è difficile trovare un lavoro come cameriere. Secondo me oggi si è tornati ad una dimensione più live della musica ... se si ha un bel concerto in cui la gente si sente coinvolta, con un pò di pazienza penso sia possibile ricavarsi uno spazio».

Che cosa c’è del quartiere in cui è nato nella tua musica?
«Tantissimo......è una domanda più complessa di quello che possa sembrare...caos ed equilibrio che trovano una rotta comune...»

Come racconterebbe il quartiere Rancitelli a chi non lo conosce?
«E’ il frutto di un'edilizia popolare inadeguata e che ha generato ricchezza a pochi e disagi a molti. Un quartiere povero, abbandonato a se stesso, perchè le mafie guadagnano grazie a posti come Rancitelli. Io penso che nella differenza ci sia ricchezza....in questo quartiere vivono tante etnie in pace tra loro».

C’è anche del buono lì…e perché è diventato quello che è oggi?
«C'è soprattutto del buono! La criminalità è un giro d'affari… purtroppo ci sono tanti imprenditori nel settore criminalità da queste parti...ma ci sono almeno altrettante persone che lottano e si sacrificano tutti i giorni, tantissimi artisti, artigiani...dei ragazzi hanno messo su un orto sociale, con corsi per bambini, si coltiva l'orto sinergico, qui si vive un pò la dimensione di un paesino…»

Pensa che la sua musica possa fare qualcosa per la sua città, il suo quartiere e la gente che vive lì?
«La musica, l'arte e la cultura in generale sono un bene prezioso...essendo uno che racconta, racconto ciò che mi sta a cuore...penso che portare avanti i propri sogni, le proprie speranze renda l'uomo felice...e se riesco a portare un pò di allegria condita con un pizzico di sana osservazione della realtà e uno sguardo verso chi ci è accanto e sta peggio di noi beh, sono ancora più felice».

Alessandra Lotti