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Lavoro. Landini a Pescara: «da Governo atteggiamento di chi non vuole confronto»

«Fondi alle imprese che non delocalizzano»

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PESCARA. «Il Governo sta rifiutando il confronto non solo con il sindacato, ma anche con il Parlamento, perché credo che sia il Governo che sta mettendo più fiducie in assoluto nella storia degli ultimi anni. Un atteggiamento di chi non vuole confrontarsi e non vuole discutere».
Lo ha affermato nel corso di un incontro a Pescara, il leader della Fiom, Maurizio Landini, sottolineando che «noi abbiamo un'altra idea di come si esce da questa crisi».
«Non stiamo facendo solamente scioperare le persone per essere oppositivi al Governo - ha aggiunto - abbiamo proposte molto concrete per affrontare tutti i temi. Lo sciopero generale non solo è utile e necessario, ma si fa a sostegno di proposte per indicare un altro modo per uscire da questa crisi».
Landini ha parlato di come combattere la precarieta', «riportando a poche forme il rapporto di lavoro», della necessita' di «garantire a tutti i diritti minimi, e cioe' i minimi salariali, le quaranta ore di orario settimanale, la maternita', le malattie, le ferie», dell'opportunita' di ridurre i «280 contratti nazionali di lavoro» e della richiesta di «una nuova legge sugli appalti perche' il sistema di appalti libero ha determinato un cambiamento dell'impresa, sia nel pubblico che nel privato, e sta provocando non solo un abbassamento del salario e dei diritti ma anche il massimo di infiltrazioni mafiose e camorristiche».

IL FUTURO E IL CASO ILVA
«Un intervento pubblico deve essere pensato avendo una visione del futuro e dei settori che sono considerati strategici. In questo senso, sicuramente la vicenda dell'Ilva ha questo significato perche' un paese, per rimanere industriale, deve avere una industria siderurgica degna di questo nome», ha detto ancora Landini.
«E li' c'e' un doppio problema, cioe' - ha spiegato Landini - un problema che riguarda un assetto proprietario privato che non ha funzionato ma, anzi, ha creato dei problemi, e c'e' il fatto che non possiamo ripetere l'esperienza Ilva o l'esperienza Alitalia. Non possiamo pensare - ha proseguito - che si scarichino sulla collettivita' i debiti di una situazione o che si venda al primo gruppo straniero, di fatto regalando l'azienda. In questo senso io penso che li' un intervento pubblico significhi avere manager seri, fare investimenti, recuperare soldi che la famiglia Riva aveva portato all'estero e determinare le condizioni di un eventuale accordo anche internazionale che sia accordo e non sia una svendita».

ENERGIA: «RAGIONARE SU UN PIANO NAZIONALE»

Per il segretario generale della Fiom Cgil inoltre il problema dell'energia sicuramente c'e' e riguarda «sia la necessita' di ragionare su un piano energetico nazionale sia la costruzione di un sistema industriale fondato sulle energie rinnovabili che non sia solo finanziato con soldi pubblici, ma che abbia un'idea complessiva. Dall'altra parte - ha aggiunto il leader sindacale parlando a Pescara - credo che bisogna avere un approccio molto realista che sia anche in grado di affrontare temi nuovi. Come pensare che se una acciaieria inquina io la chiudo, se devo trattare o raffinare il petrolio la chiudo? Una cosa cosi' - ha osservato Landini - non ci porta da nessuna parte perche' siccome di queste materie c'e' bisogno non risolviamo il nostro problema se eventualmente queste produzioni vengono fatte in qualche altra parte del mondo inquinando e noi non ci poniamo il problema di provare fino in fondo a far cose che siamo ambientalmente sostenibili e che cio' sia possibile investendo con le tecnologie necessarie per non inquinare l'esterno».
Questa posizione non è stata gradita dal Movimento 5 Stelle che sostiene che Landini (ribattezzato LandEni, «fa uno spot all’Eni e allo “Sblocca Italia” di Renzi, il cui governo è impegnato da mesi a raddoppiare le trivelle e a renderle legalmente sempre più selvagge. È da tempo che i sindacati fanno finta di difendere i lavoratori, ma nella realtà tutelano le loro posizioni di rendita, seguendo e difendendo le scelte di politica industriale care a Confindustria, manon al vero tessuto economico imprenditoriale italiano e men che meno ai diritti ed esigenze dei lavoratori e dei cittadini».

«NON C'E' UN'ADEGUATA POLITICA INDUSTRIALE»

Sul problema del settore dell'auto e della mobilità, invece, «stiamo pagando il fatto che non c'e' una politica industriale degna di questo nome», ha aggiunto Landini, il quale ha evidenziato, tra l'altro, che «la Fiat in quanto tale che non esiste piu' ma ci sono due gruppi diversi che hanno sedi diverse e tutto il settore della componentistica sta pagando un prezzo molto pesante, perche' se Fca fa davvero quello che ha detto, e il progetto si realizza, non si parlera' piu di un milione e 400 mila auto prodotte in Italia ma si arrivera' a 700 mila e si avra' un ridimensionamento della componentistica».

«AIUTI A CHI NON DELOCALIZZA»

Landini, trova «sbagliato andare ad una riduzione generalizzata delle tasse a tutte le imprese, a prescindere da quello che succede» e sarebbe piu' giusto «avere una logica selettiva. I soldi pubblici e gli aiuti - ha spiegato parlando a Pescara - devono essere dati a quelle imprese che tengono qui le produzioni, che non delocalizzano, non chiudono, non licenziano. Erogarli in modo generalizzato vuol dire spendere male i soldi e non favorire chi vuole fare questa attivita' seriamente».
«Non voglio portare sfortuna a nessuno - ha proseguito Landini - ma bisogna analizzare con lucidita' la situazione». Riferendosi invece al tipo di investimenti che si fanno in innovazione e ricerca, ha sottolineato il divario rispetto al altri Paese. «Di motori ibridi e auto elettriche non se parla, in Italia, mentre negli altri paesi, come Giappone, Corea e Stati Uniti, questa e' una delle nuove frontiere. In Germania si parla della vendita non solo dell'auto ma della vendita dell'uso dell'auto. Vuol dire ripensare il settore. Ma in Italia - ha infine osservato il segretario Fiom Cgil - non c'e' questa discussione perche' il governo non la apre e perche' non si portano le imprese a una discussione di questo tipo di problema».