LA SENTENZA

Appello Grandi Rischi, "paga" solo De Bernardinis. «Non ho rassicurato nessuno»

Condannato per la morte di 13 persone

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L’AQUILA. La Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei Grandi Rischi in carica nel 2009 esce quasi completamente indenne nel processo d'appello celebrato ieri a L'Aquila.
La Corte, presidente Fabrizia Ida Francabandera, consiglieri i giudici Carla De Matteis e Marco Flamini, ha infatti assolto sei dei sette esperti dell'organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio dei ministri («perché il fatto non sussiste»), tutti accusati di omicidio colposo plurimo e lesioni personali colpose nei confronti di 29 delle 309 vittime del sisma del 6 aprile 2009, i cui familiari si sono costituiti parti civili, e di 4 feriti.
Il collegio, anche se bisogna attendere le motivazioni della sentenza, dopo quasi sei ore di camera di consiglio, ha dunque ritenuto che non ci sarebbero prove certe che i componenti la Commissione rassicurarono gli aquilani nella riunione del 31 marzo 2009 circa la possibilità di una forte scossa dopo una sequenza sismica che andava avanti ormai da circa cinque mesi. In primo grado, il 22 ottobre del 2012, erano stati tutti condannati a sei anni di reclusione.
In parziale riforma della sentenza emessa dal Tribunale dell'Aquila, l'unica condanna a due anni di reclusione è stata inflitta a Bernardo De Bernardinis, nella sua qualità di vice capo settore tecnico operativo del Dipartimento nazionale della Protezione civile.
L'ex capo della Protezione Civile è stato assolto in base al secondo comma dell'articolo 530 del codice penale, la vecchia insufficienza di prove, per la morte di 16 delle 29 vittime i cui familiari si erano costituiti parte civile e per i 4 feriti che hanno riportato delle lesioni.
Ma è stato condannato per la «residua parte dell'imputazione», vale a dire la morte di altre 13 persone. Sulla base di questa valutazione, i giudici hanno rideterminato la condanna da 6 a 2 anni.

La sentenza elimina inoltre le pene accessorie e «condanna De Bernardinis in solido con il responsabile civile-Presidenza del Consiglio dei ministri, in persona del presidente del Consiglio dei ministri pro tempore, a rifondere alle parti civili le spese di patrocinio», quantificate complessivamente in oltre 40 mila euro.
De Bernardinis, in particolare, è stato condannato per omicidio colposo per la morte di Claudia Carosi, Vezio Liberati, Elvezia Ciancarella, Daniela Visione, Davide e Matteo Cinque, Patrizia Massimino, Alessandra e Antonella Cora, Ilaria Placentino, Claudia Spaziani, Fabrizia Vittorini e Silvana Alloggia. E' stato assolto invece per la morte di Giovanna Berardini, Francesco e Luigi Giugno, Anna Berardina Bonanni, Claudio Fioravanti, Franca Ianni, Paola Tomei, Annamaria Russo, Chiarapia, Giuseppina, Micaela e Rosa Germinelli, Domenico e Maria Paola Parisse, Ilaria Rambaldi e Hussein Hamade.

«NON HO MAI CONTESTATO NULLA»

«Non ho mai contestato nulla. E non lo farò oggi», ha commentato De Bernardinis. «Io sono aquilano, ricordo bene quando mio padre, da bambino, ci diceva che in caso di terremoto bisogna mettersi sotto la volta della porta, perché quello è il posto più sicuro di tutta la casa. E secondo te uno cresciuto così può rassicurare di fronte ad uno sciame sismico?».
«Ho rassicurato dicendo che il sistema di protezione civile era attivato, ho ribadito che tutto quello che si poteva fare era stato fatto, ho invitato a parlare i soggetti competenti».
De Bernardinis non ha mancato un'udienza. Al termine del primo grado fu il primo, tra gli imputati, che si alzò e andò a stringere la mano al pm Fabio Picuti, che aveva sostenuto l'accusa.
«Giorno e notte penso a come poter trasformare questa cosa qui in qualcosa di utile per il Paese - racconta - Perché ci sono decine di funzionari dello Stato che sia assumono le responsabilità e firmano atti. Questo delle responsabilità è un problema serio».

ASSOLTI TUTTI GLI ALTRI

Assolti da ogni accusa, invece, Franco Barberi, all'epoca presidente vicario della Cgr; Enzo Boschi, gia' presidente dell'Istituto nazionale di Geologia e Vulcanologia (Ingv); Giuliano Selvaggi, allora direttore del Centro nazionale terremoti dell'Ingv; Gian Michele Calvi, direttore della fondazione Eucentre, centro europeo di formazione e ricerca in ingegneria sismica e responsabile del Progetto Case; Claudio Eva, ordinario di fisica terrestre all'Universita' di Genova e Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico del dipartimento della Protezione civile.
Stando alla sentenza di primo grado i sette esperti, nella riunione del 31 marzo, all'indomani di una scossa di magnitudo 4.1 che colpi' L'Aquila, avevano falsamente rassicurato la popolazione, sottovalutando il rischio sismico e innescando nella gente il cambio delle normali abitudini, come uscire di casa dopo forti scosse. Se da una parte il pubblico ha accolto la lettura del dispositivo con una selva di "vergogna, vergogna!", dall'altra il pg Romolo Como, che aveva chiesto la conferma delle condanne, si e' detto "alquanto sconcertato".

PM: «CONFERMATO IMPIANTO ACCUSATORIO

«Non c'è alcuna responsabilità della protezione civile - replica l'avvocato di De Bernardinis e di Dolce, Filippo Dinacci - è stato travolto l'impianto giuridico che ha portato alla condanna di primo grado. Vorrei ricordare a tutti che le sentenze si rispettano, anche quando non piacciono».
Diametralmente opposta la lettura del capo dei pm aquilani Fausto Cardella: si «conferma l'impianto accusatorio, vale a dire condanna per chi ha fatto quelle dichiarazioni fuorvianti e conferma il nesso causale tra dichiarazioni ed eventi successivi». Secondo la procura, dunque, la Corte d'Appello avrebbe 'punito' chi, De Bernardinis appunto, dopo la riunione parlò con alcuni giornalisti per dire che «la comunità scientifica conferma che non c'è pericolo perché c'è uno scarico d'energia" e per sottolineare che questa vicenda deve insegnare due cose: convivere con territori fatti in questo modo e mantenere uno stato d'attenzione senza avere uno stato d'ansia».