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Renzi ai sindaci: «propongo autonomia organizzativa»

E ad assemblea Anci avverte Regioni: «tagli non pesino su Comuni»

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 MILANO.  Il presidente del consiglio Matteo Renzi torna nella sua vecchia casa, quella dei Sindaci, e in pochi minuti regola i rapporti con Comuni e Sindaci. Sotto le luci dei riflettori, che in verità dal palco ha chiesto di abbassare perché troppo forti, l'inquilino di Palazzo Chigi è stato franco con il presidente rieletto Piero Fassino, senza lesinare qualche stoccata alle Regioni.
«L'autonomia organizzativa che vi propongo - ha detto di fronte alla platea affollata di sindaci - è organizzativa. Vi diamo cioè degli obiettivi e poi voi fate come vi pare».
 Anche se, ha avvertito, «è evidente che poi ne risponderete di fronte ai cittadini».
 Più freddo Renzi quando ha affrontato il capitolo Regioni. Rispondendo ai toni accesi usati pochi minuti prima dal governatore della Lombardia Roberto Maroni, il premier ha superato sé stesso in termini di chiarezza: «non sarà consentito - ha sillabato - che i tagli di costi decisi per le Regioni possano ridurre i servizi dei Comuni», tranquillizzando così Piero Fassino, che soltanto due giorni fa aveva paventato questo rischio parlando da Palazzo Chigi dopo un incontro con il governo.
Renzi ha poi proseguito su questa strada, affrontando uno dei temi più spinosi nei rapporti tra Stato e Regioni: «sulla sanità voglio dire con chiarezza che il governo vuole i costi standard e non ridurre i servizi, ma bensì le Asl».
 Nel frattempo oggi i sindaci italiani, nel primo giorno di lavori della XXXI assemblea nazionale Anci, hanno riconsegnato la bussola delle loro istanze nelle mani di Piero Fassino, riconfermandolo alla guida dell'Anci. La cronistoria della giornata in ogni caso è sembrata ripercorrere, nel breve volgere di poche ore, i toni del braccio di ferro in corso ormai da mesi con il governo Renzi.

Pur apprezzando, e ciò lo ha riconosciuto anche oggi nel corso della sua relazione il presidente dell'Anci, il respiro complessivo della legge di stabilità. I Sindaci tornano poi a incassare il plauso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale, nel suo messaggio di saluto, ha tenuto a riconoscere «il particolare impegno dei Comuni ad essere protagonisti, in un clima di responsabile collaborazione istituzionale, del processo di cambiamento necessario per il rilancio del Paese».
 Nel suo messaggio all'assemblea dei sindaci, Napolitano non ha omesso di raccomandare la necessità, «di fronte alla persistente crisi e stagnazione dell'economia», che gli enti locali, quali «istituzioni vicine ai cittadini, possano garantire il conseguimento degli obiettivi di sviluppo territoriale, coesione sociale, tutela dei contesti urbani e dell'ambiente».

 Parole apprezzate e applaudite dai circa 700 delegati presenti al Milano Congressi e rilanciate da Fassino nella sua relazione, che ha ricordato il senso di responsabilità dei primi cittadini italiani. "Siamo stanchi di essere indicati come il buco nero della spesa pubblica, quando sono le cifre a dire il contrario". Non a caso dal 2010 a oggi, ha ribadito, «i Comuni hanno contribuito al risanamento finanziario del Paese, con oltre 17 miliardi di euro, 8 di tagli ai trasferimenti, 9 di contributi al Patto di stabilità».
 Com'era intuibile non poteva mancare nei ragionamenti di Fassino la Legge di stabilità: «rischia di essere insostenibile per un'ampia fascia di Comuni; e se confermata - ha avvertito - la contrazione di oltre 3,5 miliardi delle risorse disponibili costituisce sulla spesa corrente il più rilevante intervento prospettato sui Comuni negli ultimi anni».
 Unica via d'uscita, è tornato a suggerire al premier Renzi presente in sala, è l'autonomia finanziaria, «anche se non ci sfugge la critica situazione del Paese, prigioniero da troppi anni di crescita zro e di una bardatura burocratica e amministrativa soffocante».
 L'Assemblea congressuale, oltre alla rielezione di Fassino, ha anche nominato il nuovo presidente del consiglio nazionale dell'associazione e il nuovo vicepresidente vicario, per i quali la kermesse di primi cittadini ha scelto rispettivamente Enzo Bianco, sindaco di Catania, e Paolo Terrone, primo cittadino di Lecce.