LA POLEMICA

Pescara, strada intitolata a Cucchi. Anche Forza Italia dice no

«Tentativo di mettere in cattiva luce le forze di polizia»

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PESCARA. Fa discutere ancora la proposta avanzata dal consigliere comunale del Pd, Francesco Pagnanelli, di intitolare una via di Pescara a Stefano Cucchi.
La prima reazione è arrivata ieri dal Coisp, sindacato di polizia, contrario all’iniziativa.
Ma il dibattito è tutt’altro che chiuso.
In queste ore anche Sel Pescara si è unito alla richiesta : «esprimiamo sincera vicinanza e solidarietà alla famiglia di Cucchi», spiega in una nota il partito, «e riponiamo fiducia nella magistratura che siamo certi farà luce su questa oscura e terribile vicenda. Un ragazzo debole e indifeso, lasciato solo da tutti e morto senza neanche poter abbracciare la propria famiglia, è una ferita insanabile per la nostra democrazia. Un via a ricordo di quanto accaduto è il minimo che un Comune possa fare affinché vicende brutali come queste non si ripetano mai più».

Sel poi replica alle parole del COISP - Sindacato di Polizia e dal CIPAS, che hanno bocciato l'iniziativa. «Qui nessuno è contro le forze dell'ordine, ma chi sbaglia dev'essere perseguito a norma di legge e, a meno che non si creda che Cucchi si sia picchiato da solo, qualcuno è Stato e questo qualcuno dev'essere smascherato e assicurato alla giustizia in nome di quegli stessi valori che il corpo di Polizia intende difendere.
I rappresentanti delle forze dell'ordine dovrebbero essere i primi a chiedere chiarezza in questa faccenda allo scopo di assicurare alla giustizia eventuali mele marce, che infangano non solo i valori di solidarietà umani ma anche i valori espressi nella nostra Costituzione e disonorano il corpo dello Stato a cui appartengono».
La posizione espressa dai sindacati di polizia secondo il vice capogruppo di Forza Italia, Vincenzo D’Incecco, è invece «la più lucida e logica, soprattutto in una fase in cui le certezze processuali non fanno luce sulle cause della morte del giovane. Le strade vengono intitolate a personaggi che hanno dato lustro alla città, che si sono distinti per meriti particolari, che hanno raggiunto livelli di professionalità ed eccellenza a livello internazionale, nazionale e locale, uomini e donne che sono considerati da esempio per le giovani generazioni. Questo non è il caso in questione».

«Con questa proposta si cerca di andare dietro alla emotività del momento, di far apparire negativamente le forze dell’ordine, e di creare una frattura tra Stato e cittadini», sostiene D’Incecco, « proprio in una fase delicata come questa, in cui le istituzioni ed i rappresentanti delle Istituzioni dovrebbero lavorare per sanare questa frattura».
Secondo il presidente del Consiglio, Antonio Blasioli, invece, «non si può negare ad un consigliere il diritto di iniziativa. Come Presidente del consiglio mi sento in dovere di tutelare i consiglieri, a qualunque partito essi appartengano, e la loro libertà d’espressione ed è per questo che, fuori da ogni tipo di polemica, voglio ribadire questo principio».

Blasioli ricorda anche che la medesima proposta è stata avanzata in buona parte d’Italia, anche nei Comuni di Roma, Torino, Bologna, Milano e Firenze. «Un’iniziativa che, ritengo, abbia come unico obiettivo», sottolinea Blasioli, «dato che la normativa non consente intitolazioni a persone decedute da meno di dieci anni, quello di non spegnere i riflettori, l’attenzione e il dibattito su quella che reputo essere una morte oscena e ingiusta.
Cucchi, infatti, non è semplicemente una persona arrestata per droga, ma un ragazzo di trent’anni morto mentre era nelle mani dello Stato, in custodia cautelare. Credo che sia doveroso per la sua famiglia, per tutti gli italiani e in nome della democrazia fare chiarezza su quanto avvenuto nelle ore che hanno preceduto il suo decesso».