LA POLEMICA

Pescara, una strada per ricordare Cucchi? Sindacato polizia protesta: «inopportuno»

L’iniziativa è del consigliere comunale Francesco Pagnanelli (Pd)

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PESCARA. Intitolare una strada a Pescara a Stefano Cucchi il giovane geometra romano, morto nel 2009 una settimana dopo l'arresto per droga nella capitale.
Qualche giorno fa i giudici d’appello hanno stabilito che non ci sono responsabili per quel decesso.
Non sono responsabili i sei medici condannati in primo grado per omicidio colposo e assolti in appello venerdì scorso. Nè i tre infermieri e i tre poliziotti che già erano stati prosciolti nel processo in Corte d'Assise. «Perchè il fatto non sussiste», hanno stabilito i giudici della II sezione di Roma.
La vecchia insufficienza di prove.
E mentre in tutta Italia i cittadini si mobilitano aderendo alla campagna lanciata su Facebook dalla pagina #vialadivisa pubblicando cartelli con la scritta ‘ad uccidere Stefano Cucchi sono STATO io», da Pescara parte la richiesta di intitolare al ragazzo una strada con l'obiettivo di «non dimenticare una vittima di violenza senza colpevoli ed una pagina oscura della giustizia italiana».
L’idea è stata lanciata dal consigliere comunale pescarese Francesco Pagnanelli (Pd) che annuncia di voler presentare un ordine del giorno in Consiglio comunale.
«La mia proposta - spiega all'Ansa Pagnanelli - non è contro le forze dell'ordine, anzi. Nello stesso odg proporrò di intitolare una strada anche a Filippo Raciti», ovvero il poliziotto morto nel 2007 in servizio durante gli incidenti scatenati da una frangia di ultras catanesi contro la Polizia intervenuta per sedare i disordini alla fine del derby siciliano di calcio Catania-Palermo.
Per Pagnanelli «non si tratta di voler trasformare qualcuno in un eroe, ma di un'iniziativa per non dimenticare una pagina oscura della giustizia. Ora vedrò quando presentare l'odg, se possibile già nella prossima seduta del Consiglio. Intanto - sottolinea il consigliere - il mio post è servito per stimolare un dibattito sulla questione, per non ignorare la gravità della cosa».
Il primo no secco arriva dal Coisp, sindacato di polizia, e dal Cipas (Centro Italiano di Proposta ed Azione Sociale) che bocciano nettamente l’iniziativa.
«Si vuole intitolare una via ad una persona deceduta dopo essere stata arrestata per droga. Perché? Cui prodest? Qual è il senso?», si chiedono Alessandro Rosito e Donato Fioriti.

«Non sfugge -proseguono Rosito e Fioriti- la particolarità di una vicenda ancora da definire giudizialmente per il decesso in carcere della persona arrestata, ma da qui alla proposta di intitolazione di una via c'è un abisso. E crediamo che così non si faccia neppure un buon servizio per la serena ricerca della verità di quanto accaduto a quel giovane, mischiando le pere con le mele».
«Quanti leali e valorosi appartenenti alle Forze dell'Ordine- proseguono Rosito e Fioriti- , il cui sangue è stato versato barbaramente mentre erano in servizio, sono stati lasciati assieme alle loro famiglie nell'oblio più assoluto e senza alcun serio supporto economico? Forse che i tutori dell'ordine devono morire per contratto e quindi la loro dipartita non conta?»
«Diversa - continuano Rosito e Fioriti - è l'ipotesi di intitolazione di una strada all'ispettore di polizia Raciti, morto in servizio per mano di una frangia estremista di ultrà catanesi. Si tratta di una vicenda definita e chiara, dove un servitore dello Stato è morto nel compimento del suo dovere. Associarlo a Cucchi, però, per l'intitolazione salomonica ad entrambi di una via, non aiuta di certo a fare chiarezza, ma sembra un modo ambiguo di procedere per continuare ad avere soggetti pro e contro le forze dell'ordine».
«Ci auguriamo- concludono Rosito e Fioriti- che l'uscita inopportuna del consigliere comunale sia solo il frutto dell'emotività del momento e non rappresenti la posizione dell'amministrazione civica».