IL FANTASMA DELL'OPERA

Abruzzo. D’Alfonso come Chiodi: in consiglio denuncia presunte truffe alla Regione

Il presidente agita il “fantasma Dedalus” e parla dei rimborsi spesa del Crab

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ABRUZZO. «…E vorrei sapere che cosa è questo fantasma di Dedalus che si aggira ogni volta all’orizzonte…»
Il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, ieri mattina in Consiglio ha buttato lì una prima volta una frase che in molti non hanno afferrato perché decontestualizzata e allusiva. Alle parole “fantasma” e “Dedalus”, però, chi non è rimasto impassibile è stato l’ex presidente Gianni Chiodi.
Martedì mattina: D’Alfonso stava rispondendo all’interrogazione di Mauro Febo sulla nomina dei tre componenti del Comitato Via  quando ha voluto volontariamente sviare su “Dedalus” e poi anche sul “Crab” le cui spese sarebbero «strabilianti». Pochi accenni vaghi e per i più incomprensibili ma vere frecciate librate in una decina di secondi.
Che l’affare sia importante lo ha dimostrato una reazione non esattamente serena di Gianni Chiodi che, in perfetta incoerenza con se stesso, ha rimandato al mittente le accuse e le «insinuazioni di illeciti» e chiesto a D’Alfonso di essere preciso nelle sue accuse e fare i nomi.
L’ex presidente, però, sarebbe l’ultima persona a poter contestare ad alcuno “denunce vaghe” e non circostanziate visto che per ben 5 anni è riuscito a non dare spiegazioni di una «truffa ai danni della Regione» di cui lui stesso ha parlato solo una volta ma senza mai svelarne i particolari né contribuendo a fare chiarezza, anzi insabbiando l’argomento e non mostrando alcuna contrarietà al diniego di accesso agli atti di questo quotidiano (che sull’argomento ha ricevuto persino tre querele come ringraziamento…)

«Lei presidente non può fare questi interventi insinuanti», ha detto Chiodi, facendo anche riferimento a «contiguità di D’Alfonso agli ambienti giudiziari» con chiari riferimenti a notizie di stampa dove si individua in D’Alfonso il depositario di notizie di indagini ancora coperte da segreto.
Ma che c’entrano le inchieste le indagini e le contiguità in questo contesto?
«Vuole parlare di Dedalus, ben venga», ha aggiunto Chiodi, «si parli di Crab… che cosa ha da dire signor presidente? Se per caso ha delle informazioni relative a Dedalus le dica qui».
A questo punto il “sottinteso sapiente” è apparso evidente a tutti quelli che erano attenti al battibecco che è sfociato in bagarre anche perché è stato contestato il presidente Di Pangrazio che ha concesso la parola a D’Alfonso.
Sono passati diversi minuti ma evidentemente l’argomento è troppo importane e D’Alfonso, approfittando della parola per rispondere ad una interrogazione del consigliere grillino Pettinari, è ritornato sul tema e ha specificato meglio.
«Non ho fatto accenni misteriosi…» ha spiegato D’Alfonso fornendo una serie di informazioni e postille per la comprensione di quanto aveva accennato in precedenza.
Il presidente ha dunque raccontato di essersi recato a Bruxelles per il comitato delle Regione e di essere stato avvicinato da «una specie di spiderman» che gli ha chiesto: «ma tu sei il presidente della Regione Abruzzo? Nella tua regione avete contrattualizzato Dedalus? Ti parlo di un contratto di informatica stipulato dalla Regione».


«Ho cercato informazioni», ha spiegato D’Alfonso, «e ad oggi non le ho trovate ma la cosa che mi ha molto impressionato è che ho cercato di rintracciare il bandolo della matassa e ne sono uscito sconfitto».
Dunque, D’Alfonso si riferisce ad un contratto stipulato dalla Regione in ambito informatico di cui però non è riuscito ad avere le carte dall’Ente che lui stesso presiede…
E poi l’affondo e forse la non involontaria notizia di reato: «Dedalus è stato oggetto di collaudazione per realizzare attività che riguardano la sanità e che avrebbero potuto aiutarla. So che esistono opere pubbliche che vengono finanziate e che non si completano e diventano incompiute ma non mi ero mai trovato dinanzi ad opere che sono state collaudate e pagate e che ad oggi sembra non esistano. Chiedo alla commissione di vigilanza di indagare. Chiedo che il luogo più autorevole per accertare si dia da fare per capire, affinchè io la prossima volta a Bruxelles possa dare risposte esaurienti».
«Non ho scosso un fantasma perché ne conosco la grandezza e la pericolosità», ha aggiunto D’Alfonso, «io voglio sapere tutto ciò che rallenta l’azione amministrativa e mi è stato detto che Dedalus avrebbe facilitato il fascicolo sanitario elettronico di ogni utente e per questo dobbiamo essere implacabili».
Dunque secondo D’Alfonso “Dedalus” sarebbe un progetto pagato, collaudato e non esistente.
Come si può collaudare un opera inesistente? Come si può pagare un’opera pubblica che non esiste?
Fin troppo evidenti le enormi implicazioni scaturite dalle parole di D’Alfonso che tuttavia potrebbero sortire la stessa inesistente reazione delle procure alle parole del 2010 di Chiodi dove la notizia di reato non è stata ascoltata da alcuna procura o procuratore.

IL PRECEDENTE DI CHIODI SU SELEX E ABRUZZO ENGINEERING
Dissolvenza. Flashback.
A raccontare e a chiedere spiegazioni su quell’enorme fatto denunciato dall’allora presidente Chiodi fu solo PrimaDaNoi.it senza ottenere alcun tipo di reazione né indignazione o interessamento da altre forze politiche tranne l’Idv che sottoscrisse anche una interrogazione al governo Monti rimasta senza risposta.
Silenzio bipartisan forse perché dietro le parole estemporanee di Chiodi pronunciate in Consiglio regionale nel 2010 c’era Abruzzo Engineering ma soprattutto il colosso di Selex Se.Ma (cioè Finmeccanica) presieduta fino ad allora senza troppi problemi da Sabatino Stornelli che in seguito è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta sul “Gruppo Stati”, e due volte nell’ambito delle maxi tangenti all’interno di Finmeccanica.
Una storia che non ha intrigato quella politica che, invece, negli anni si era prodigata a fare proseliti inserendo i propri protetti all’interno della società pubblica formata da Regione–Selex.
Alla fine il bubbone è esploso perché Selex ha richiesto 29 mln di euro per i progetti svolti alla Regione ed è in questo contesto si materializzò l’intervento più unico che raro dell’ex presidente Chiodi in Consiglio regionale, intervento del quale abbiamo pubblicato trascrizioni e audio rimasti lì da oltre 4 anni.
Chiodi parlò di affidamenti diretti per eludere gare pubbliche e di «cadaveri che si rivoltano nelle tombe» facendo riferimento specifico a progetti e lavori pagati ma non svolti o non eseguiti nel modo corretto
In quel lontano Consiglio regionale Chiodi disse: «Desidero intanto che vengono congelati i pagamenti a favore di Selex, com’è stato già fatto, immagino. Ne dico solo una ma ce ne sono altre che stanno emergendo grazie al lavoro che sta facendo il Consiglio di Amministrazione, il presidente Carli e tutti i movimenti.
Abruzzo Engineering realizza un prodotto, due milioni e mezzo di euro, questo prodotto deve essere ingegnerizzato. È una cosa buona ingegnerizzare un prodotto però normalmente può incrementare il valore prodotto di una certa percentuale, del 10, del 15 o 20% massimo.
Questo prodotto viene affidato a Selex affinché sia ingegnerizzato, dopodiché viene rivenduto ad Abruzzo Engineering – parlo dei tempi del Centro Sinistra, non me ne vogliate ma è giusto per evitare confusione – e quindi alla Regione che paga perché, come voi sapete, le società in house non possono avere commesse da nessun altro che non sia proprio l’ente… Otto milioni di euro».

A cosa si riferisse Chiodi non lo ha mai specificato né è stato mai possibile conoscere nel dettaglio la storia.
Quando PrimaDaNoi.it ha fatto un accesso agli atti legittimato sia dal diritto in capo al giornalista ma soprattutto dal diritto costituzionale di difesa in quanto querelati per questa vicenda, l’avvocato della Regione Carlo Massacesi, ha ritenuto che non vi fossero i presupposti per la visione degli atti in questione.
La storia poi racconta di un Chiodi determinatissimo nel mettere in liquidazione Abruzzo Engineering per poi riuscire a non parlarne più per i successivi 4 anni provocando persino l’ira del presidente proprio da lui nominato, l’Avvocato Carli.
Abruzzo Engineering rimane una questione aperta, nebulosa e piena di zone grigie che la politica non ha mai voluto svelare.
Lo stesso Carli presenterà una querela nei confronti di PrimaDaNoi.it spinto da Stornelli nella quale si attaccavano come false le ricostruzioni documentate (in audio e con documenti ufficiali come le trascrizioni del consiglio) così come si contestavano gli accenni al clientelismo pure questo dato risaputo e risalente negli anni e confermato dallo stesso Chiodi in Consiglio.
Sembra che alla fine la Regione si sia accordata con Selex ma i documenti sono segreti e nessuno ne ha parlato o dato notizie e cifre enormi potrebbero essere state pagate.
Le vicende giudiziarie, invece, avviate da Stornelli e da chi per lui contro PrimaDaNoi.it non si sono concluse, proprio come i misteri che avvolgono ben 10 anni di progetti informatici finanziati con centinaia di milioni dall’Europa.

E da oggi si aggiunge anche Dedalus…
Alessandro Biancardi