L'INCHIESTA

Discarica abusiva all’aeroporto: una telecamera sulla pista per registrare i movimenti

L’indagato smentisce la telefonata che ha fatto scattare l’inchiesta

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L'AQUILA. «Lì sta lontano dal centro della pista, il centro della pista sta a 100 metri da dove stanno mettendo la terra e quindi la devi rispostare».
Questa l'intercettazione telefonica, contenuta tra le carte della nuova inchiesta giudiziaria sull'Aeroporto dei Parchi dell'Aquila, con sei indagati, che ha fatto capire agli inquirenti come all'interno dell'area aeroportuale fosse in corso uno scarico di terra proveniente dai cantieri edili della ricostruzione per la realizzazione dell'area di sicurezza di fine pista, la cosiddetta Resa.
Secondo gli inquirenti attraverso dei mezzi pesanti appartenenti alle due ditte, sarebbero stati illecitamente trasportati, scaricati e smaltiti, senza le prescritte autorizzazioni, ingenti quantitativi di macerie (mattonelle - mattoni - marmi - plastiche - tubi - calcestruzzo - ferro - asfalto, etc...), poi uniti a della terra di risulta, all'interno di una zona interna divenuta una discarica abusiva di 20.000 mq di estensione.
La scoperta ha portato al sequestro dell’ area per l'uso. A riconoscersi in quella telefonata è stato uno degli indagati, l'ingegnere Mario Corridore, responsabile del Comune dell'Aquila per lo sviluppo dello scalo, che ha inviato una nota agli organi di stampa per chiarire la sua posizione.
«L'intercettazione telefonica allegata agli atti dell'inchiesta, che proverebbe il mio coinvolgimento nella vicenda - scrive Corridore - si riferisce, in realtà, a un colloquio assolutamente estemporaneo avuto con il responsabile tecnico dell'aeroporto».
In particolare, spiega il funzionario comunale, «il sottoscritto, trovandosi sul posto per effettuare alcune misurazioni nell'ambito del progetto di allungamento della pista, ha segnalato l'erroneo posizionamento di un cumulo di terra (e non certo di altri materiali) avendolo visto da lontano, dall'esterno della recinzione, in via del tutto casuale».
Una nota anche da Ignazio Chiaramonte, direttore marketing e commerciale della società che gestisce lo scalo, la calabrese Xpress.
«Io mi occupo di attività di marketing e commerciale. Vedere il mio nome associato ad attività criminose legate anche alla sofferenza del territorio oltre a ledere la mia immagine mi avvilisce in primis come uomo oltre che come professionista - scrive - Ho fatto dell'etica morale uno stile di vita grazie anche all'educazione ricevuta dalla mia famiglia. Mi auguro che si chiarisca al più presto la posizione mia e quella della società». 

In giornata, infine, anche una nota della Xpress che «nel ribadire l'ampia fiducia nelle istituzioni e nella magistratura affinché chiariscano al più presto la posizione degli indagati» precisa che «l'area sottoposta a sequestro è pari a circa 4.000 metri quadrati e non 20.000 come erroneamente riportato sugli organi di stampa». Tuttavia il dato dei 20 mila metri quadrati è stato indicato dagli stessi inquirenti tanto nella nota diffusa per la stampa quanto nel decreto di sequestro.
Intanto come scrive oggi Il Messaggero dal 18 marzo 2014 al 14 giugno, gli agenti della Squadra mobile, avendo il sospetto che l’area aeroportuale dello scalo di Preturo potesse essere teatro di un illecito traffico di rifiuti anche pericolosi e radioattivi o comunque di uno smaltimento illecito di rifiuti con interramento degli stessi, «posizionavano una telecamera sulla testa della pista di atterraggio».
Una nota evidenziava che l’ispezione del terreno con la tecnica a pettine non aveva evidenziato la presenza di sostanze radioattive. «Nella stessa relazione viene però indicato», spiega ancora il Messaggero, «che in caso di un rifiuto radioattivo a basso tempo di decadimento, lo stesso dopo un certo lasso temporale non sarebbe rilevabile. Emerge come nel luglio di quest’anno la Forestale richiedesse alla Xpress la certificazione inerente i materiali utilizzati per il rilievo del piano di campagna situato nella pista 36: La società non consegnava alcun documento attinente gli scarichi documentali, producendo solo due certificati di conformità datati 6 settembre 2013, ben precedente agli scarichi illeciti».
Secondo gli investigatori, le due società incaricate di trasportare i rifiuti prelevati da alcuni cantieri non avevano i formulari per il trasporto.

GLI INDAGATI
Indagati sono Mario Corridore, ingegnere, dirigente del Comune dell'Aquila referente per l'Ufficio Sviluppo della struttura aeroportuale, Giuseppe Musarella, amministratore delegato della società Xpress, Ignazio Chiaramonte, direttore commerciale della stesso sodalizio, Rachele e Antonio Lunari, della Lunari s.r.l. di Rieti e Piero Negrini, della Delta Impianti s.a.s. dell'Aquila.