ENORMI RISCHI

Processo Grandi Rischi, Boschi: «confido nell’aiuto di Dio. Non ho fatto niente»

Ieri prima udienza d’Appello, incursione delle Iene

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L'AQUILA. «Vorrei andare in camera di consiglio il 31 ottobre».
Questo l'auspicio espresso dal presidente del collegio, Fabrizia Ida Francabandera, nel corso della prima udienza del processo di appello alla commissione grandi rischi sulla conclusione del secondo grado.
Per ora le date ufficiali sono il prossimo 17 ottobre con le arringhe della partiti civili e poi con l'inizio di quelle delle difese che saranno completate il giorno seguente.
Il presidente ha ipotizzato il 24 e 25 ottobre per completare gli interventi delle difese e per l'eventuale replica del procuratore generale e le eventuali controrepliche delle difese.
Il 31 ottobre prossimo la Camera di Consiglio ma come ha spiegato il presidente «se servirà può anche slittare ad una successiva udienza».
«Confido nell'aiuto di Dio. Voglio essere assolto perché non ho fatto niente», ha commentato Boschi al termine dell'udienza.
Al termine dell'udienza di ieri si sono vissuti momenti di tensione quando una troupe delle 'Iene' con Filippo Roma ha inseguito Mauro Dolce, ex direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile poi nominato anche direttore dei lavori del progetto Case, al quale già in mattinata avevano posto domande sul crollo dei balconi in alcuni alloggi del progetto Case. E' servito l'intervento delle forze dell'ordine per permettere a Dolce che in risposte a monosillabi ha detto di non avere colpe, per farlo entrare in macchina e ripartire.
E ieri la prima udienza si è aperta con la richiesta di acquisizione di nuovi documenti, tra cui stralci della trasmissione televisiva andata in onda il 2013 su Rai Tre dal titolo: "Gli irresponsabili". La corte ha dato parere favorevole. Per gli avvocati si tratta di un documento importante in quanto in un pezzo del filmato Bernardo De Bernardinis affermava che non si sarebbe mai aspettato una crescita di magnitudo.
Intervistato da una tv locale, inoltre rassicurò la popolazione suggerendo di bere un bicchiere di vino abruzzese.

E sempre ieri il Procuratore Generale della Corte d'Appello dell'Aquila, Romolo Como ha chiesto la conferma a 6 anni di carcere per tutti e 7 gli imputati: «la loro condotta ha influenzato le decisioni di quanti dovevano scegliere se rimanere in casa o uscire dopo le scosse di terremoto», è stato uno dei passaggi fondamentali dell’intervento.
La requisitoria è andata avanti per oltre due ore. Como ha chiesto al collegio giudicante la non applicazione di pene accessorie e la cancellazione di quella sull'interdizione dai pubblici uffici inflitta dal tribunale. Questo processo, nonostante «tentativi ancora in atto» di fare «disinformazione», ha detto Como in più passaggi, «non è un processo alla scienza».
E in tal senso, ha citato in particolare due fatti: un'intervista dell'attuale capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli («è devastante dire che è una sentenza che crea problemi», ha attaccato Como) e la presa di posizione dell'allora ministro dell'Ambiente Corrado Clini, d'accordo con una lettera firmata da 4mila persone con la quale si denunciava il processo alla scienza.
«La colpa – ha ribadito il Pg - non attiene alla mancata previsione dei terremoti, che non si possono prevedere, e al mancato allarme ma alla errata, inidonea, superficiale analisi del rischio e di una carente e forviante informazione che ha fatto mutare i comportamenti degli aquilani di attuare le tradizionali misure dopo scosse forti come ad esempio uscire di casa. La colpa generica è la negligenza e l'imprudenza nel fare quella valutazione e nel dare false rassicurazioni».
In primo grado, il 22 ottobre del 2012, il giudice Marco Billi condannò Franco Barberi, all'epoca presidente vicario della Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all'epoca presidente dell'Ingv, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto Case, Claudio Eva, ordinario di fisica all'Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile.