INCIDENTE INTERNAZIONALE

Corea del Nord: esule contro Razzi, «i lager esistono»

Scampato respinge l'accusa del senatore di aver mentito

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ROMA. E’ bufera su alcune dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi dal senatore di Forza Italia, Antonio Razzi.
L’abruzzese, che ormai da mesi ha preso a cuore le sorti della Corea del Nord, qualche giorno fa ospite alla trasmissione radiofonica La Zanzara, aveva sostenuto che lì i lager non esistano. Il politico di Giuliano Teatino si ritiene un grande conoscitore di quella realtà politica (l’ultima missione, con altri politici abruzzesi, è di qualche settimana fa).
In passato in una intervista alle Iene rassicurò anche il presidente degli Stati Uniti sostenendo che la Corea non ha nemmeno la bomba atomica, «io non l’ho vista».

Adesso racconta la sua verità sui lager: «è tutto inventato, sono sette anni che vado lì», ha spiegato. «I lager c’erano negli anni Quaranta. Dove sono oggi? Non ci sono. Questo vuole fare i soldi alle spalle della gente. La gente abbocca e compra i libri, questo ha imparato la furbizia. Io il libro non lo compro».
‘Questo’ era riferito al nordcoreano Shin Dong-hyuk l’unica persona ad essere nata in un gulag della Corea del Nord e ad essere riuscita a scappare a 23 anni. L’uomo nei giorni scorsi è stato anche a Milano per presentare il suo ‘Fuga dal campo 14’ uno dei libri più completi mai scritti sulla realtà dei gulag nordcoreani, che l’Onu ha paragonato ai lager nazisti. L’uomo è scappato dopo aver subito la fame, la schiavitù, le torture più atroci, e dopo aver visto uccidere davanti ai suoi occhi la madre e il fratello.
«Là dentro quasi nessuno arriva a 50 anni - ha raccontato l'evaso - perché si muore prima per denutrizione, fatica, infezioni, le gengive nere senza più denti, le ossa indebolite che si rompono. Ho visto fucilare mia madre, che peraltro odiavo per avermi fatto nascere, e mio fratello maggiore, mentre mio padre è tuttora rinchiuso per quanto ne so. Quando ho appreso da nuovi prigionieri che fuori dal campo si poteva mangiare ciò che si voleva, ho deciso di scappare. “Poi mi uccideranno ma almeno morirò contento».

Ed è proprio Shin Dong-hyuk che respinge sdegnato le dichiarazioni di Razzi tramite una nota diffusa dall'Ufficio stampa della casa editrice Codice edizioni: «è ridicolo credere alle parole di un dittatore e di un regime come quello Nordcoreano» che, al pari di Razzi, negano l'esistenza dei campi.
Shin, nel rivolgersi al «caro Senatore Razzi», gli scrive: «spero lei sia felice» di vivere nel «mondo libero» dove è «comodo poter dire qualunque cosa senza pensarci».
I «turisti», ha ricordato, «vedono solo ciò che il regime vuole che vedano». La casa editrice ricorda di aver pubblicato in Italia il libro "Fuga dal campo 14" in cui la sua storia è descritta da un giornalista del New York Times, Blaine Harden. «Shin Dong-hyuk è stato insignito del prestigioso "Moral Courage Award" e "Human Rights Watch Award" ed è Testimone Numero 1 della Commissione Onu istituita a partire dal libro sui crimini commessi dal regime Nord Coreano contro il suo popolo».