IL VIRUS

Ebola. Contagio a Madrid. Ora è allerta massima in Europa

In Spagna 3 casi sospetti. L’Ue chiede chiarimenti

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ROMA. E' massima l'allerta per il primo caso di contagio da virus ebola in Europa, che ha riguardato un'infermiera ammalatasi a Madrid dopo aver curato un missionario infettato di ritorno dalla Sierra Leone. Al momento, sono quattro le persone ricoverate all'ospedale madrileno Carlo III-La Paz: oltre all'infermiera ausiliaria di 44 anni, con una diagnosi conclamata, sono sotto osservazione il marito dell'infermiera, un'altra infermiera che faceva parte del gruppo di sanitari che ha assistito i due missionari deceduti e un turista di origini nigeriane proveniente dall'Africa.
Ma la paura è cresciuta con le ore, tanto che le persone sotto sorveglianza, ha reso noto El Pais online nel pomeriggio, sono salite a 52.
Tutte sono state in contatto con l'infermiera affetta dal virus. Intanto, i sanitari dell'ospedale Carlo III hanno oggi inscenato una manifestazione di protesta, denunciando di non aver ricevuto una formazione adeguata per trattare il virus ebola.
Ma il caso spagnolo ha allarmato innanzitutto le autorità europee, e la Commissione Ue ha chiesto «chiarimenti» al governo di Madrid per individuare la falla nel suo sistema sanitario che ha potuto permettere il contagio dell'infermiera.
Al momento, ha spiegato il portavoce Ue, Frédéric Vincent, «è importante per noi acquisire tutte le informazioni dalla Spagna e capire come è potuto accadere il contagio, il primo in Europa, e qual è ora la situazione, visto che quest'ospedale madrileno, come tutte le strutture sanitarie, rispetta i protocolli di sicurezza».
 Il ministero della Sanità spagnolo, dal canto suo, ha fatto sapere che sta cercando di individuare le «fonti del contagio», sottolineando che «i protocolli» di prevenzione «sono corretti perché sono identici ovunque» ma «questo non significa che non ci siano stati errori. Rivedremo tutto».
 E si allunga anche la lista dei rimpatriati in Ue a causa del contagio: l'ultimo caso è quello di una dottoressa norvegese rientrata dalla Sierra Leone dopo aver contratto il virus. Sul fronte italiano, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin rassicura: «In Italia sono moltissime le segnalazioni sospette pervenute al Ministero. Tutte si sono rivelate falsi allarmi».

 Lorenzin ha anche annunciato che sono stati chiesti, nella Legge di stabilità, cinque milioni di euro annui in più per aumentare i controlli e aiutare nel contrasto alla diffusione del virus e altri 8 per attivare l'ala in costruzione dell'Ospedale Spallanzani di Roma.
Ma le affermazioni del ministro, in commissione Affari sociali, non hanno soddisfatto Lega Nord e M5S, che parlano dell'assenza in Italia di «reali protocolli di sicurezza».
 Il problema è dunque anche di natura economica, e riguarda i fondi necessari al contrasto efficace del virus. Se il Fondo monetario internazionale fa pressing sui paesi dell'Africa per prepararsi meglio al rischio Ebola, una pronta risposta è giunta dagli Stati Uniti: la lotta al virus in Africa occidentale costerà agli Usa circa 750 milioni di dollari in sei mesi, ha annunciato il Pentagono. In una giornata difficile per le Borse europee, è stata una seduta molto pesante per le compagnie aeree europee e secondo gli operatori, le vendite si sono accentuate soprattutto dopo la notizia dell'infermiera spagnola contagiata da Ebola per aver assistito due missionari poi deceduti.
Una 'partita' ancora aperta resta, poi, quella sanitaria per la messa a punto di vaccini contro ebola. Di oggi la precisazione della multinazionale Gsk: «Non c'è alcun contatto con l'Oms per la fornitura di un milione di dosi» del vaccino italiano contro Ebola, ha affermato l'azienda smentendo quanto affermato la scorsa settimana da Piero Di Lorenzo, presidente dell'Irbm science park di Pomezia, che con Okairos (rilevata da Gsk) ha fondato una joint venture per la produzione del vaccino.