BANCA DECAPITATA

Commissariamento Carichieti, «la gestione resti territoriale»

La richiesta del mondo imprenditoriale che si mobilita

Redazione Pdn

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

8134

PESCARA. Grido d'allarme del mondo imprenditoriale abruzzese che, dopo il commissariamento di Carichieti, definito «l'ennesimo colpo di grazia ad un'economia asfittica», si mobilità affinché «la proprietà e la gestione della banca rimangano abruzzesi e le decisioni vengano prese sul territorio».
Le Camere di Commercio di Chieti e di Pescara, l'Unione industriale e le associazioni di categoria, si mobilitano dunque per tutelare l’istituto di credito teatino.
Dal documento della Banca d’Italia si evince che le sofferenze ammontano a 435 milioni di euro, che le perdite previste ammonterebbero a 304 milioni, che vi sarebbero ingerenze vietate ed intrecci con personaggi della Fondazione, rischi in materia di antiriciclaggio, “fidi facili” ad amici imprenditori e nomi noti a livello locale, lacune nella gestione di crediti per 109 milioni di euro ad alcuni imprenditori dell’area Chieti-Pescara, e poi ancora 5 milioni di euro concessi a una società riconducibile a un consigliere della banca, la mancata azione di responsabilità verso l’ex dg della Cassa, Francesco Di Tizio, per finire con la storia che avrebbe guidato la banca, non senza suggeritori.
Sulla questione legata al commissariamento della banca si è svolto un incontro, ieri mattina, a Pescara. Presenti i rappresentanti delle associazioni, i sindacati, i sindaci di Chieti e Pescara, Umberto di Primio e Marco Alessandrini, i presidenti della Provincia di Chieti e Pescara, Enrico Di Giuseppantonio e Guerino Testa. Il presidente della Camera di Commercio di Pescara, Daniele Becci, ha sottolineato la preoccupazione della classe imprenditoriale relativa al commissariamento della Carichieti e circa il rischio per l'Abruzzo di perdere l'unico istituto di credito a riferimento regionale.
«L'imprenditoria - ha detto - non può rimanere passiva rispetto a questo ultimo atto. Quello che è accaduto qualche giorno fa a Chieti è per noi l'ennesimo colpo di grazia alla nostra asfittica economia».

Per Silvio Di Lorenzo «è fondamentale salvare questa banca, anche se non è facile capire come. Noi non abbiamo i mezzi per farlo - ha detto il presidente della Camera di Commercio di Chieti - se non quello di dare indirizzo alla politica. Il primo punto è capire cosa sia successo e come si sia arrivati a questa situazione».
«Oggi stiamo dando una risposta forte - ha detto Paolo Primavera, presidente Confindustria Chieti - e qui ci sono tutti quelli che rappresentano il tessuto economico abruzzese. Faremo tutto ciò che è possibile perchè la proprietà di Carichieti rimanga territoriale. Le decisioni devono essere prese in Abruzzo perchè è una banca che supporta soprattutto le piccole imprese. Forse siamo stati un po' leggeri anche noi nel vigilare, ma questo è l'ultimo istituto rimasto sul territorio e noi vigileremo».
«La Banca d'Italia ha detto che è un problema di governance - ha evidenziato Enrico Marramiero, presidente Confindustria Pescara - ma la governance, seppur definita poco esaltante da Bankitalia, è stata in grado di smaltire 300 milioni di euro di sofferenze. Lo scopo del commissariamento non è efficientare le banche, ma traghettarle verso altre soluzioni. Al di là di quello che potrebbe sembrare un disegno già preconfezionato, penso che in Abruzzo ci siano forze per una governance alternativa. La soluzione finale sembra già scritta, ma spero di sbagliarmi».
Alessandrini ha sottolineato la necessità di fare «fronte comune», mentre Di Primio ha sostenuto che «da una vicenda negativa dobbiamo ripartire con proposte positive non solo per Carichieti, ma per l'Abruzzo». Nel corso dell'incontro gli esponenti delle altre associazioni hanno sottolineato le conseguenze del commissariamento «non solo sulle imprese, ma anche sulle famiglie»