CONVIVENZA

Abruzzo. Orsi ed incontri ravvicinati: «me lo sono trovato davanti e sono svenuto»

Pettorano sul Gizio,un paese diviso, dopo i tanti avvistamenti

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PETTORANO SUL GIZIO. Non dorme da due giorni e stamattina si recherà dal neurologo per una visita specialistica con cui stabilire la gravità della patologia. È intenzionato a chiedere il risarcimento dei danni subiti il piccolo allevatore di 57 anni, residente nella frazione di Ponte d'Arce nel comune di Pettorano sul Gizio, rimasto ferito con una prognosi di 15 giorni dopo aver avuto, due giorni fa, un incontro ravvicinato con un orso. Tramite il suo avvocato Valentino Zurlo, l'uomo ha fatto sapere che «al di là del fatto che non ci sia stata un'aggressione diretta da parte dell'animale, ci sono state delle conseguenze derivanti dal fatto. Danni fisici e materiali oltre che psicologici che al momento non vogliamo quantificare».
L'uomo si era diretto verso il pollaio dopo che la figlia in piena notte aveva sentito dei rumori. Da dietro un cespuglio era spuntato un orso e lui nell'indietreggiare per la paura è caduto battendo la testa e perdendo i sensi. Il Corpo forestale sospetta possa essere lo stesso orso trovato morto a poche centinaia di metri dall'abitazione dell'uomo.
«Stavo per uscire a prendere l'auto», ha raccontato il piccolo allevatore, «quando me lo sono trovato a un metro, proprio vicino alla mia Panda: ho avuto un piccolo malore, poi quando mi sono ripreso, ho esploso un petardo e l'orso è andato via».
Il piccolo allevatore che è cardiopatico, racconta di convivere con la presenza dell'orso da circa un anno e in tre occasioni lo ha sorpreso a pochi metri di distanza, l'ultima dieci giorni fa, quando l'animale è arrivato davanti alla porta di casa. «Da allora abbiamo messo la recinzione elettrica perché temevamo che, da un momento all'altro, potessimo ritrovarcelo dentro casa», afferma l'uomo, che ricorda la prima volta che si è trovato davanti all'orso.
«Era l'una di notte del mese di settembre dello scorso anno - spiega - quando mio figlio ha sentito dei rumori provenire dall'esterno. Pensavamo fossero i ladri, ci siamo affacciati alla finestra e abbiamo visto l'orso che stava sopra il tetto del pollaio. Sono uscito con la torcia ed è scappato via. È tornato tre ore più tardi per finire l'opera lasciata in sospeso: ha mangiato sette galline e ucciso una papera».
Quest'anno la prima visita è arrivata il 12 luglio mentre a Pettorano sul Gizio si festeggiava Santa Margherita. «Erano le 10 di sera ed è sbucato da dietro una piccola rimessa a pochi metri da casa», riprende,«mi ha visto e si è allontanato».
«È tornato - conclude - altre volte distruggendo tutta la rete di recinzione, l'ultima dieci giorni fa quando ho avuto il malore, tanto che mia moglie mi ha dovuto cambiare il cerotto che porto per regolare il battito cardiaco»

IL PAESE E’ DIVISO
Intanto c’è un paese diviso a metà: c'è chi vuole che gli orsi continuino a scorrazzare all'interno della Riserva del Monte Genzana e chi, invece, ne chiede la cattura e il successivo trasferimento nell'areale storico del Parco nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise (Pnalm).
Sono i residenti di Pettorano sul Gizio in provincia dell'Aquila, che da molti anni, ma soprattutto negli ultimi mesi, devono convivere con la presenza del plantigrado e che continuano ad essere divisi anche dopo il ritrovamento della carcassa di uno dei tre orsi che, secondo il corpo forestale, frequentano la zona.
«Siamo dispiaciuti per la morte del plantigrado - afferma il portavoce del comitato cittadino per l'allontanamento dell'orso, Domenico Ventresca - un tragico evento che, se ci fosse stato un intervento tempestivo da parte degli enti preposti, così come noi residenti di Valle Larga avevamo più volte richiesto, non si sarebbe mai verificato. Per questo continuiamo a ribadire, anche per tutelare l'esistenza degli altri che continuano a girare per i nostri giardini, che gli orsi devono essere allontanati e riportati nello storico areale del Pnalm».
Decisamente contrari gli ambientalisti e i cittadini di Pettorano favorevoli alla presenza dell'orso. «È da decenni che l'orso frequenta stabilmente il nostro territorio - evidenzia l'ex sindacalista e promotore della realizzazione della Riserva del Monte Genzana, Mimì D'Aurora - tanto da diventare il simbolo della nostra area protetta. L'orso deve restare tra noi e voglio sperare fino alla fine che non si tratti di avvelenamento. Altrimenti ci saremmo macchiati di un crimine tra i più gravi che macchierà per sempre il nostro territorio».

UNA MARCIA PER L’ORSO
E intanto sono state organizzate anche alcune iniziative: una marcia per la salvaguardia degli orsi e una forte opera di sensibilizzazione verso l'opinione pubblica sulla necessità che l'orso resti nella Riserva del Monte Genzana. Le ha ideate l'associazione "Dalla parte dell'orso", che si è costituita dopo il ritrovamento della carcassa di un plantigrado ritrovata nella pista ciclabile del comune di Pettorano sul Gizio.
«Di fronte ad una situazione come quella che si vive a Pettorano oggi - afferma il portavoce della neonata associazione Mimì D'Aurora - c'è bisogno di concretezza e di operatività. La migliore strategia per tutelare l'orso passa attraverso una politica di prevenzione che limiti o impedisca danni alle colture e agli allevamenti zootecnici, ma soprattutto abbiamo bisogno di lanciare una controffensiva culturale, educativa sulla presenza degli orsi con i quali le nostre popolazioni hanno da sempre convissuto. Ed in questa direzione purtroppo è stato fatto poco, o in maniera insufficiente».
«Intendiamo essere una voce critica - aggiunge - che supporta l'azione degli enti preposti, ma fa sentire loro il fiato sul collo su ritardi e omissioni. Servono risorse, immediatezza degli interventi, rimuovere le incrostazioni burocratiche dei vari progetti - Patom in primis - che spesso sono macchine burocratiche affogate in disquisizioni accademiche. Il futuro di questo splendido animale dipende da noi. Nessuno si può sottrarre da questa responsabilità etica e morale».