IL FATTO

Abruzzo. Orso morto: proseguono indagini. Nessuna traccia di bocconi avvelenati

Due cani in azione: un labrador e un pastore belga

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PETTORANO SUL GIZIO. Proseguono a tutto campo le indagini del Corpo forestale per individuare eventuali responsabilità sulla morte dell'orso trovato ai margini della pista ciclabile nel comune di Pettorano sul Gizio.
Da sabato mattina squadre di forestali stanno battendo l'intera zona frequentata dal plantigrado seguendone le numerose tracce lasciate lungo il suo cammino.
L'obiettivo é trovare eventuali esche avvelenate o altre carcasse di animali morti che potrebbero avvalorare ancora con più forza l'ipotesi dell'avvelenamento. Il corpo forestale ha inoltre provveduto ad ascoltare a sommarie informazioni i residenti che negli ultimi mesi avrebbero avuto incontri ravvicinati con l'orso.
Molto importante é stata l'acquisizione di un filmato girato con il telefonino da un giovane romeno che ha ripreso l'orso la sera prima del decesso, mentre stazionava sulla riva del fiume Gizio a poche decine di metri dal posto dove é stato poi trovato morto. Intanto è arrivata la conferma che martedì mattina la carcassa dell'orso, che attualmente è custodita in una cella frigorifera della sede del Parco nazionale d'Abruzzo a Pescasseroli, sarà trasferita nel laboratorio dell'istituto zooprofilattico di Grosseto per essere analizzata. Un passaggio decisivo dal cui esito dipende buona parte dell'inchiesta.

IN AZIONE CANI JONAI E DINGO

Sono due i cani del Nucleo Cinofilo Antiveleno del Corpo Forestale impiegati nelle indagini: si tratta di un labrador di sei anni, Jonai, e un pastore belga Malinois, Dingo, di cinque anni. I due cani sono stati addestrati nell'ambito del progetto Ue iniziato nel 2009 'Life Antidoto' e terminato nel 2014 sotto l'egida del parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. A coordinare le operazioni il comandante del Corpo Forestale della Provincia dell'Aquila, Nevio Savini. «Al momento non ci sono indagati - riferisce il comandante del corpo forestale della provincia dell'Aquila, Nevio Savini - abbiamo sentito tre persone perché a conoscenza dei fatti, soprattutto quelle che hanno avvistato e ritrovato l'orso. Non abbiamo sentito ancora gli allevatori ai quali il plantigrado ha fatto visita in questi ultimi giorni, lo faremo nelle prossime ore».

INDIZI IDENTIKIT PORTANO A POLLAIO

«Non c'è la certezza matematica, ma con buona probabilità si tratta dello stesso orso che l'altra sera ha avuto un incontro ravvicinato con una persona del posto», ha spiegato Savini, che da stamattina. Giovedì scorso nella stessa zona era stato segnalato un orso che era entrato in un pollaio dove era stato sorpreso dall'allevatore, che, per allontanarsi dall'animale, aveva sbattuto alla testa, perdendo i sensi.
«Abbiamo fatto tutte le repertazioni necessarie all'identificazione che devono essere validate - ha spiegato Savini - ma dalle foto e dai filmati acquisiti che ci sono stati forniti da alcuni residenti, sembrerebbe sia lo stesso anche se non ne siamo sicuri al cento per cento».

NESSUN BOCCONE AVVELENATO RINVENUTO

Intanto fino a questo momento i cani antiveleno non hanno rinvenuto alcun boccone avvelenato. Secondo gli inquirenti non si può escludere che ignoti potrebbero aver rimosso i bocconi avvelenati, dopo aver appreso della morte del giovane orso marsicano. Il presidente del Parco nazionale d’Abruzzo, Antonio Carrara, ha annunciato l’attivazione di mezzi di dissuasione mettendo a disposizione della popolazione recinti elettrificati efficaci per tenere lontani gli orsi dalle case e dai pollai. «Consiglierei prima molta prudenza - afferma Carrara - e dico che bisogna attendere i risultati delle analisi per capire se effettivamente si tratta di avvelenamento come causa di morte dell'orso. Prima di sollevare scudi, con taglie, bisogna andarci cauti. Non fa bene a nessuno creare allarmismi». Carrara tiene a fare alcune precisazioni cominciando dal fatto che il suo paese non è un territorio ostile agli orsi e che l'area di Pettorano non fa parte del Parco nazionale d'Abruzzo. «Quando è stata investita Peppina, tutti hanno parlato di uccisione e non era vero; quando fu ritrovato il collare di Gemma si parlò ancora di uccisione e anche in quel caso non corrispondeva a verità. Ritengo quindi che occorre prudenza anche in questo caso».