COLPO IN CANNA

Abruzzo. Gestione della Caccia, «deriva pericolosa del centrosinistra»

Febbo e Sospiri chiedono immediato ripristino del calendario 2013

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2337





ABRUZZO. «Fino ad oggi abbiamo con estrema cautela aspettato gli eventi riguardanti la gestione della caccia da parte dell’amministrazione D’Alfonso e quelli che fino a poco tempo fa erano sospetti fondati, oggi sono diventate tragiche certezze».
E’ quanto dichiarano il presidente della Commissione di Vigilanza Regionale, Mauro Febbo e il capogruppo di Forza Italia, Lorenzo Sospiri.
«Fino all’anno scorso la Regione Abruzzo a guida centrodestra si era sempre preoccupata, e negli ultimi due anni distinta, di pubblicare i dati di riferimento di tutte le specie cacciabili, sui quali impostare l’atto programmatorio di Giunta. L’assessorato guidato da Dino Pepe ha concentrato, in poco più di 2 mesi, svarioni imperdonabili che rischiano di ripercuotersi sulla caccia in Abruzzo non soltanto in questa stagione venatoria ma per gli anni a divenire».

Nel calendario venatorio 2013-2014 furono inserite una serie di prescrizioni in quanto 2 anni fa ci furono ben 4 ricorsi al Tar e che in quell'anno la caccia al Cinghiale in 4 Atc dell'aquilano partiva il 20 ottobre. «Tutti i ricorsi furono caratterizzati da evidenze per carenza di dati», ricorda Febbo.
«In quella occasione fu fatto un passaggio politico intelligente da parte dell'Assessorato, allorquando furono in pratica accolte quasi tutte le osservazioni presentate, in un documento unitario, da parte delle associazioni venatorie. Proprio l’aver accolto quel documento portò ai ricorsi delle associazioni ambientaliste. In quel modo si è tentato, e sperato, di far capire a tutti che se non ci fossimo dotati di validi strumenti programmatori, oltre che di personale tecnico e politico di primordine, avremmo avuto vita difficile. Proprio per tale motivo fu deciso di affidarsi a tecnici qualificati e per di più biologi, le uniche figure in grado di controbattere con la rielaborazione dei dati, agli esperti animalisti “anticaccia”, per la loro preparazione specifica nel settore, ed i risultati conseguiti furono riconosciuti da tutti con la conseguenza che l’anno scorso i ricorsi furono perfino ritirati».

«RELAZIONE TECNICA INADEGUATA E SCARNA»
Quest'anno però si è tornati quasi al punto di partenza e anche gli ambientalisti non hanno nascosto la delusione.
«Da una nostra attenta verifica dei documenti messi a disposizione – spiegano Febbo e Sospiri – è emerso come sia stato presentato un calendario con allegata una relazione tecnica priva del valore scientifico, inadeguata, scarna e pericolosa. Mancano completamente i dati di abbattimento della Lepre nelle aree di sovrapposizione della Lepre europea con quella italica, elemento propedeutico all’avvio di forme di prelievo sostenibile e alla realizzazione di reti di ripopolamento, così come stabilito anche dall’Istituto di protezione e ricerca ambientale del Ministero. Assenti i dati completi sulle attività di monitoraggio della Beccaccia, non solo indispensabili a quell’azione di “gestione sostenibile” finalizzata a provare lo status di stabilità delle popolazioni svernanti in Europa ma elemento centrale di quel flusso gestionale “raccolta ali-monitoraggio”, fondamentale a rendere stabile l’utilizzo della decade di sovrapposizione per arrivare all’allargamento stabile del periodo di prelievo fino al 20 gennaio. Mancano completamente le rielaborazioni di dati per le specie non Spec (Specie di interesse conservazionistico per l’Europa) come il Tordo, nonché dati utili alla gestione di Quaglia e Fagiano. Si tratta insomma di una “ecatombe gestionale».

L’ORSO
Discorso a parte merita l’Orso. La Giunta regionale nel 2010 ha approvato il Patom (Piano di tutela dell’orso) e, come sbocco naturale del programma di interventi, nel 2014, il Regolamento per la gestione degli ungulati. «Ritenevo – spiega Febbo - che anche la ex opposizione di centrosinistra ne avesse compreso l’importanza ma oggi devo ricredermi visto quanto è stato combinato in questo Calendario, impostato in maniera pericolosissima dato che l’Ispra, nei suoi pareri, ha confermato osservazioni e prescrizioni degli anni precedenti, in linea con le risultanze del Tavolo tecnico nazionale istituito presso il Ministero. Giova ricordare che oltre al tavolo del Patom, oggi tutte le associazioni venatorie nazionali hanno condiviso in maniera speculare un Protocollo con il Ministero che contiene tutte le prescrizioni riguardanti le aree a maggior tutela della specie, con il progressivo divieto di braccata in tutte le aree e con l’assegnazione delle zone così come motivata dall’Ispra».

«In maniera che definire maldestra sarebbe un eufemismo, la Giunta regionale ha commesso un “obbrobrio amministrativo”», continuano Febbo e Sospiri, «da un lato smentendo con un provvedimento di Giunta, un atto del Consiglio regionale gerarchicamente superiore, dall’altro tentando di far slittare un adempimento importantissimo come il Regolamento, attraverso la concessione, proprio nelle more dell’applicazione del regolamento regionale, ad applicare i regolamenti provinciali esistenti, senza rendersi conto che in alcuni di essi non vige nemmeno l’obbligo di assegnare le zone, laddove l’Ispra ed il Tavolo del Patom, come spiegato prima, hanno sancito tale aspetto come perentorio ed improcrastinabile, a tal punto da auspicarne l’adozione, come ribadito nel parere dell’Ispra 2014 al calendario, anche negli Atc in cui sono presenti Sic Orso, a tutela dei corridoi faunistici, ritenuti oggi fondamentali dagli scienziati per la conservazione della specie. Tale decisione rischia in caso di impugnazione, per chi non se ne fosse accorto, di causare la sospensiva della caccia al cinghiale su tutto il territorio. Pertanto questo pericolo va denunciato prima e noi lo stiamo facendo».
Febbo e Sospiri chiedono l’immediato ripristino del calendario 2014, «di riconsegnare i giorni di caccia “scippati” ai cacciatori abruzzesi privati di quasi un mese per la Lepre, del mese di gennaio per la Beccaccia, delle deroghe di febbraio al Colombaccio, penalizzati oltremodo con dispositivi “fuori legge” concernenti il divieto di trasporto armi nei comprensori Coturnice. Su tale tema partiranno denunce senza sconti, visto che non può una Amministrazione regionale dettare imposizioni su tematiche normative nazionali come il trasporto delle armi».