RISCHI E TRAGEDIE

Stabilimenti a rischio rilevante in Abruzzo, «la popolazione non viene informata adeguatamente»

Documenti ‘segreti’ che dovrebbero essere reperibili facilmente

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TAGLIACOZZO. A meno di un anno di distanza dalla tragedia di Città Sant'Angelo, i nuovi drammatici eventi di Tagliacozzo riportano all'attenzione politica e sociale la questione del rischio industriale e della sua gestione.
Lo stabilimento della ditta Pirotecnica Paolelli, dove mercoledì hanno perso la vita tre persone, così come lo stabilimento della Ditta di Giacomo di Città Sant’Angelo luogo dell’incidente dell’anno scorso, è inserito nell'elenco nazionale degli "stabilimenti a rischio di incidente rilevante", per i quali è prevista dalla legge una gestione particolare che coinvolge tutti gli Enti Locali (Regione, Provincia, Comune), i Vigili del Fuoco e le Prefetture.
In Abruzzo gli stabilimenti inseriti in questa particolare categoria sono 26, di cui 6 si occupano di "Produzione e/o deposito di esplosivi" (categoria nella quale è ricompreso lo stabilimento della Ditta Di Giacomo), 4 sono "Stabilimenti chimici o petrolchimici", 1 distilleria, 7 "depositi di gas liquefatti", 2 "depositi di oli minerali", 2 "stoccaggi sotterranei" e 4 hanno produzione di diversa natura non specificata.

IL COINVOLGIMENTO DELLA POPOLAZIONE
Per gli stabilimenti dove il rischio è maggiore e coinvolge il territorio circostante la legge prevede che "il prefetto, d'intesa con le regioni e gli enti locali interessati, previa consultazione della popolazione e nell'ambito della disponibilita' finanziarie previste dalla legislazione vigente, predispone il piano di emergenza esterno allo stabilimento e ne coordina l'attuazione".
La consultazione della popolazione è stata ulteriormente precisata e regolamentata dal Decreto 139/2009 del Ministero dell'Ambiente che all’articolo prevede che "Il prefetto procede, d'intesa con il comune, alla consultazione della popolazione per mezzo di assemblee pubbliche, sondaggi, questionari o altre modalita' idonee, compreso l'utilizzo di mezzi informatici e telematici».

La legge impone quindi il massimo coinvolgimento della popolazione, tramite ogni mezzo possibile, nell'elaborazione del Piano di Emergenza Esterno e la più ampia pubblicità dello stesso, così che ogni cittadino sia a conoscenza dei rischi e dei comportamenti da tenere in caso di incidente.
In questi anni varie volte ci si è interessati all'applicazione di questa normativa nei Comuni dove sono presenti gli "stabilimenti a rischio di incidente rilevante".
Le associazioni Antimafie Rita Atria, Peppino Impastato e PeaceLink Abruzzo  hanno avuto però modo di rilevare i «moltissimi ritardi nell'applicazione della normativa e che la popolazione non è neanche a conoscenza, in alcuni casi, che lo stabilimento situato nel proprio Comune è ricompreso nell'Inventario Nazionale di tali stabilimenti».
Un accesso agli atti della primavera 2010 presso la Regione, i Comandi Provinciali e Regionale dei Vigili del Fuoco, le Province, le Prefetture e i Comuni ebbe pochissime risposte, raccontano le associazioni, «in alcuni casi fu alquanto laborioso: in un caso per avere un documento che la normativa impone sia di dominio pubblico si è dovuto arrivare quasi a minacciare di adire le vie legali e in un Comune, addirittura, gli stessi uffici comunali non conoscevano la normativa e che uno stabilimento "a rischio di incidente rilevante" fosse presente nel loro Comune».

Su decine di siti web di Enti coinvolti solo 5 hanno pubblicato “Piani di Emergenza Esterni” di stabilimenti presenti nel proprio territorio per un totale di soli 8 piani a disposizione della cittadinanza (prefettura e comuni della Provincia de L’Aquila)

«Anche la sola circostanza», denunciano ancora le associazioni, «che, per avere copia dei Piani di Emergenza Esterno, per quasi tutti gli stabilimenti sia stato necessario un accesso agli atti è esemplare della situazione dove non appare soddisfatto lo spirito del Decreto Ministeriale 139/2009 e i successivi provvedimenti di legge. La legge stabilisce che essi devono essere facilmente reperibili in ogni momento e a totale disposizione dei cittadini».
Al rischio industriale in diversi casi si somma la questione delle emissioni degli impianti stessi. «Riscontriamo costantemente», spiegano ancora le associazioni Antimafie Rita Atria, Peppino Impastato e PeaceLink Abruzzo, «che la popolazione non ha piena consapevolezza della reale situazione e gli Enti Locali non riescono a rispondere a tale necessità. Basti pensare che, come ampiamente denunciato da varie associazioni ambientaliste nel 2010, il Piano Regionale di Tutela della Qualità dell’Aria non risulta attuato: nella Provincia di Chieti non esisterebbe alcun controllo sulle emissioni in atmosfera nonostante il notevole numero di aree industriali (Val di Sangro, Chieti Scalo, Vasto e S.Salvo) e non è stato realizzato neppure il Piano di monitoraggio delle aree industriali previsto dallo stesso Piano di Tutela».