NUOVO TERREMOTO

Tangenti L’Aquila, perquisizioni a tappeto. Architetti, imprenditori, faccendieri e avvocati nel mirino

«Qualcuno ha tradito il Paese, il Comune ha resistito»

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L'AQUILA. «La grave crisi, la tragedia dell'Aquila e la grave ingenuità di chi è tenuto a essere ingenuo ci hanno fatto pensare che qualcuno tradisca il Paese, di qui l'indagine Betrayal».
Così il procuratore della Repubblica, Fausto Cardella, ha commentato nella conferenza stampa la nuova operazione su presunte tangenti nella ricostruzione che ha sconvolto il capoluogo di regione che è stato colpito dal terremoto del 6 aprile 2009.

Operazione che vede il lavoro congiunto di Polizia e Guardia di Finanza, che nasce da tre indagini collegate tra loro. Stamattina sono stati notificati 5 arresti. In manette è finito l’ex vice commissario alla ricostruzione, Luciano Marchetti (ai domiciliari).
In carcere Alessandra Mancinelli, dipendente del Mibac, il ministero dei beni culturali sezione L’Aquila, che è stata trasferita nel carcere Castrogno di Teramo.
Con loro la Procura aquilana ha ottenuto gli arresti anche per gli imprenditori Nunzio Massimo Vinci (in carcere), Patrizio Cricchi e l'aquilano Graziano Rosone.

25 PERQUISIZIONI
Per tutta la mattinata sono andate avanti 25 perquisizioni sia a persone fisiche che giuridiche, oltre che a L’Aquila ed Avezzano estese anche a Roma, Bologna, Pescara, Rieti, Chieti. Una mole di lavoro enorme che coinvolge dunque tre regioni e che lascia intravedere possibili risvolti futuri.
Tra i soggetti sono destinatari di perquisizione architetti, ingegneri, imprenditori, faccendieri, ma anche avvocati del foro romano e bolognese. Tra le ditte invece si stanno perquisendo uffici di aziende aquilane, avezzanesi, chietine, romane, rietine, pescaresi. Gli inquirenti cercano le carte per ricostruire i lavori che hanno coinvolto la ricostruzione post sisma, una ricostruzione lenta e spesso sconvolta da scossoni giudiziari.
Secondo gli inquirenti tutti i personaggi interessati dalla vicenda hanno avuto ruoli e interessi diversi, ma legati da un unico scopo: organizzarsi al fine di poter gestire la maggior parte delle gare di appalto per la ricostruzione degli immobili aquilani, compresi gli immobili di proprietà ecclesiastica soggetti alla disciplina delle gare di appalto pubbliche.

17 GLI INDAGATI
Sono in totale 17 gli indagati. Si tratta di funzionari della direzione regionale dei beni culturali, professionisti, tecnici e imprenditori. Oltre ai cinque arrestati ci sono Carlo Cricchi, 71 anni, nato e residente a Antrodoco (Rieti); Giuseppe Di Girolamo, 60 anni, nato a Rapino (Chieti) e residente a Chieti; Antonio Ciucci, 45 anni, nato e residente a Roma; Cristiano Incontro, 35 anni, nato a Lentini, residente a Carlentini (Siracusa) e domiciliato all'Aquila; Vincenzo Altorio, 59 anni, nato in Canada e residente a Avezzano; Francesco Girasante, 65 anni, nato e residente a Pescara; Carmine Falasca, 67 anni, nato a Chieti e residente a Pescara; Mario Proietti, 42 anni, nato e residente a Viterbo; Carlo Lufrano, 47 anni, nato e residente a Chieti; Marco Calderoni, 40 anni, nato e residente a Roma; Fausto Anzellotti, 64 anni, nato e residente a Roma; Ilona Busova, 45 anni, nata a Uhrske Hradiste (Repubblica Ceca) e residente a Chieti. 
I reati che sono stati contestati a vario titolo sono corruzione aggravata per un atto contrario ai doveri d'ufficio, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, distruzione e occultamento di atti veri, uso di atto falso, turbativa d'asta, millantato credito, emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. 

Sono in totale 17 gli indagati. Si tratta di funzionari della direzione regionale dei beni culturali, professionisti, tecnici e imprenditori. Oltre ai cinque arrestati ci sono Carlo Cricchi, 71 anni, nato e residente a Antrodoco (Rieti); Giuseppe Di Girolamo, 60 anni, nato a Rapino (Chieti) e residente a Chieti; Antonio Ciucci, 45 anni, nato e residente a Roma; Cristiano Incontro, 35 anni, nato a Lentini, residente a Carlentini (Siracusa) e domiciliato all'Aquila; Vincenzo Altorio, 59 anni, nato in Canada e residente a Avezzano; Francesco Girasante, 65 anni, nato e residente a Pescara; Carmine Falasca, 67 anni, nato a Chieti e residente a Pescara; Mario Proietti, 42 anni, nato e residente a Viterbo; Carlo Lufrano, 47 anni, nato e residente a Chieti; Marco Calderoni, 40 anni, nato e residente a Roma; Fausto Anzellotti, 64 anni, nato e residente a Roma; Ilona Busova, 45 anni, nata a Uhrske Hradiste (Repubblica Ceca) e residente a Chieti. 

I reati che sono stati contestati a vario titolo sono corruzione aggravata per un atto contrario ai doveri d'ufficio, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, distruzione e occultamento di atti veri, uso di atto falso, turbativa d'asta, millantato credito, emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. 

«IL COMUNE DE L’AQUILA HA RESISTITO»

Il procuratore aggiunto, commentando le indagini, ha messo in evidenza l'importanza della collaborazione tra forze di polizia: «oggi non c'è indagine che non possa essere condotta unendo le diverse specificità. Non c'è pm che possa dirigere un'indagine se non è capace di coordinare più forze di polizia», ha aggiunto Cardella .
«Tutto questo all'Aquila c'è stato, senza gelosia per tutto il tempo dell'indagine, due anni, che non è poco»,. Cardella ha anche specificato che quello emerso non è «un ‘sistema L’Aquila’», ma «abbiamo trovato episodi di singole persone, contestati e perseguiti. Altri sistemi non sono affiorati», ha ribadito ai giornalisti ammettendo che non c’è «una cupola o una associazione che dirigeva appalti ma singoli episodi. Abbiamo individuato scambi di soldi, mazzette che sono volate».
Quello confermato oggi in conferenza stampa è in pratica quanto già «maturato» dalle tre inchieste in corso ma in arrivo «c’è qualcos’altro», hanno spiegato gli inquirenti.
Per il momento, ha svelato ancora il procuratore, la Curia non ha alcuna parte attiva nel sistema delle tangenti. Anzi il magistrato inquirente ha svelato anche una certa «ingenuità» dell’istituzione ecclesiastica: «probabilmente le persone che si prendono cura delle anime sono tendenzialmente portare ad essere ingenue e preda di speculatori».
Per quanto riguarda il Comune de L’Aquila che è stato coinvolto in altre inchieste il procuratore ha rivelato che in questo caso «ha resistito» nel senso che ci sarebbero stati «tentativi di modificare posizione normativa» che però non sarebbero andati a buon fine.

«TANTI PROFITTATORI»
«Non ci sarà un sistema L'Aquila però nelle due indagini sugli appalti emerge un quadro ben definito di soggetti tutti interessati alla ricostruzione e ad aggiudicarsi appalti attraverso tangenti. Imprenditori, faccendieri, architetti, ingegneri, figure che mediano, funzionari pubblici», ha commentato, invece, il capo della squadra mobile dell'Aquila, Maurilio Grasso.
«Ascoltando gli imprenditori emerge il concetto di dover pagare per lavorare all'Aquila. Non sarà una costante ma nelle nostre due indagini il dato viene fuori. Dobbiamo continuare», ha spiegato ancora Grasso. Uno dei due pm titolari dell'inchiesta, David Mancini, ha sottolineato che «c'è stato uno scambio di soldi documentato in un ristorante di Carsoli tra quattro delle cinque persone arrestate».

PERFETTA ARMONIA, NESSUNA SBAVATURA
Il questore dell'Aquila, Vittorio Rizzi, ha sottolineato che «l'indagine condotta in perfetta armonia e senza sbavatura. Non è questo il momento per anticipazioni di giudizio. Non esiste un sistema L'Aquila di malaffare ma un sistema L'Aquila di prevenzione che smaschera le condotte illecite, poi saranno i giudici a decidere». Il comandante regionale delle fiamme gialle, Francesco Attardi, ha spiegato che «si è lavorato come se vestissimo una sola divisa, qualcuno ha detto che state facendo, questa è la risposta dopo due anni di lavoro in silenzio»
Il comandante provinciale dell'Aquila della Guardia di Finanza, Giovanni Castrignanò, ha sottolineato che «è stato un piacere lavorare con la polizia, esempio di collaborazione come ne ricordo pochi, nel merito non c'è il sistema ma ci sono tanti soggetti che tendono a procurarsi vantaggi dalla vicenda aquilana». Il comandante del nucleo di polizia tributaria dell'Aquila, Gianluca de Benedictis, ha spiegato che  considerando che è già difficile gestire una indagine all'interno di una singola forza di polizia, averlo fatto con la squadra mobile è notevole.

IL PLAUSO DI TRIFUOGGI

«Un plauso all’encomiabile lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine che, ancora una volta, hanno dimostrato quanto sia elevato il livello di controllo sul processo di ricostruzione», commenta l’ex procuratore capo di Pescara, oggi vice sindaco della città, Nicola Trifuoggi. «Concordo con gli inquirenti circa il fatto che non vi sia un “sistema L’Aquila” ma, indubbiamente, dobbiamo tenere alta l’attenzione. Non si può parlare di sistema – ha proseguito Trifuoggi  - dal momento che emerge con chiarezza, da quanto reso noto circa gli atti di indagine, che non solo non vi è alcun coinvolgimento delle istituzioni ma, al contrario, il Comune dell’Aquila e il Governo hanno anzi costituito un argine e un ostacolo rispetto alle condotte illecite dei soggetti convolti. Tuttavia emergono aspetti di notevole rilevanza penale, dal momento che si tratta di fenomeni corruttivi, ancorché frammentari e non organizzati in un sistema. Per questa ragione occorre continuare a vigilare – ha aggiunto il vice sindaco – ed è necessario che istituzioni, magistratura e forze dell’ordine collaborino strettamente per perseguire e prevenire eventuali condotte illecite, così da garantire al processo di ricostruzione la giusta continuità, al riparo da qualsiasi ombra o sospetto, sia agli occhi dei cittadini aquilani che della nazione».


UIL: «MIBACT SOTTOVALUTÒ NOSTRE DENUNCE»
«Gli arresti di oggi non colgono di sorpresa la Uil che nel corso degli anni ha sempre denunciato i rischi e la gestione dell'emergenza terremoto con i sistemi degli interventi commissariali», commenta la segreteria nazionale Uil Beni Culturali, che punta il dito sull'atteggiamento del ministero dei beni culturali «che ha sempre sottovalutato le segnalazioni e le denunce della Uilbact. Quando noi abbiamo a più riprese segnalato la gestione che veniva fatta dall'ex Vice Commissario Marchetti - scrive la segreteria nazionale del sindacato - la risposta che veniva da ambienti ministeriali era sempre la stessa, era un intoccabile».
Peraltro, aggiungono dalla Uil, «abbiamo la sensazione che questa sia solo la prima fase di un lavoro intelligente che stanno facendo i magistrati e le forze di Polizia poiché c'è da verificare anche la gestione del post sisma». E conclude: «Sarebbe opportuno che venissero fatti anche accertamenti patrimoniali su quanti a diverso titolo si sono occupati della ricostruzione».