200 MILIARDI?

Il mistero dei derivati di Draghi: non si sa quanti siano

«Istituire un tribunale internazionale per giudicare i banchieri avidi che hanno prodotto la crisi»

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ROMA. Quando Mario Draghi era direttore generale del Tesoro, all’epoca del Britannia, l’Italia si è imbottita di titoli derivati. Quanti sono? Quali sono? Un giornalista lo chiede direttamente a Draghi, che va su tutte le furie e replica di andare a cercare la tabella in Parlamento. Ma in Parlamento la tabella non c’è…
Una intervista ad Elio Lannutti, deputato e presidente di Adusbef, realizzata da Byoblu getta pesanti ombre sulla gestione della finanza pubblica degli ultimi venti anni.
Così il blogger, oggi portavoce del Movimento 5 Stelle, lancia il suo hashtag #DraghiRispondi mentre i grillini preparano l’ennesima interrogazione sul caso.
«Mario Draghi», dice Lannutti, «è stato direttore generale del Tesoro. Ci ricordiamo le privatizzazioni, il regalo che fece ai suoi amichetti di Goldman Sachs: pezzi dello Stato regalati sul panfilo Britannia della regina Elisabetta. In quel periodo il Tesoro si ricoprì di strumenti derivati. I derivati sono il denaro dal nulla. Sono quelli Over the Counter, fuori dai mercati regolamentati. Sono qualcosa come 700 mila miliardi di dollari. Per dare un termine di paragone, il Pil, che misura la fatica degli uomini, ovvero il Prodotto Interno Lordo di tutto il mondo non arriva che a 60 – 65 mila miliardi di dollari. E la Cina sta sopravanzando gli Stati Uniti d’America. Il Tesoro dunque si è indebitato con questi strumenti. Mario Monti ha da poco rimborsato alcune banche, quelle dove finiscono sempre per lavorare i loro stessi figli, ma non si sa bene quale sia la quantità di derivati in pancia al Tesoro pubblico, all’Italia, né quali siano le date allo scadere delle quali dovremo rimborsare tutto. Io feci un’interrogazione parlamentare nella scorsa legislatura. Mi risposero che c’erano tabelle che riportavano con precisione quante banche straniere d’affari hanno questi titoli, che ammontano ad oltre 200 miliardi di euro».
«Filippo Barone, un giornalista con la schiena dritta», continua sempre Lannutti, «il 5 maggio è andato a Bruxelles a chiederlo a Draghi, il quale è andato su tutte le furie. Gli ha detto: “Sono in Parlamento! Tutti i dati sui derivati sono in Parlamento!”. Allora ho accompagnato Filippo Barone alla Commissione Finanze del Senato, proprio in virtù dell”interrogazione che feci (ero in quella stessa Commissione). Quella tabella non c’è più. E’ sparita! Allora ho fatto accompagnare Filippo da un bravissimo deputato, Sebastiano Barbanti, alla Commissione Finanze della Camera, per vedere se tante volte quell’elenco di prodotti derivati si trovasse lì. Non ha trovato nulla».
«Draghi è andato su tutte le furie», spiega ancora Lannutti, «Ha addirittura telefonato al giornalista. Non fa una bella figura. Draghi è quel signore che ha fatto finta di non sapere nulla del crack del Monte dei Paschi di Siena. Draghi è quel signore che andava a braccetto con Mussari, il presidente dell’Abi. Oggi è a capo della Bce. E’ un figlio di Troika, ossia la Bce (Mario Draghi), la UE (Barroso) e il Fondo Monetario Internazionale (Christine Lagarde). Io ritengo che bisognerebbe istituire un tribunale internazionale analogo a quello che giudica i crimini di guerra per mettere sotto processo i banchieri, che hanno prodotto la crisi per la loro avidità. Mi auguro che finalmente venga fatta chiarezza, anche grazie al Movimento 5 Stelle che farà subito un’ulteriore interrogazione alla Camera, su quanti siano i derivati tossici che abbiamo in pancia. Uno dei banchieri che ci hanno appioppato i derivati si chiama Alessandro Profumo. E’ stato rinviato a giudizio per il fallimento della Divania di Bari, un’impresa che dava lavoro a 3/400 dipendenti ed è stata fatta fallire. Profumo è anche quel signore che si è preso una liquidazione di oltre 40 milioni di euro. Ma c’è una perizia (fummo noi a denunciarlo alla Procura di Roma) che dice che quei soldi non erano dovuti».
«L’avidità dei banchieri dev’essere sconfitta. Non possono continuare a decidere sui destini del mondo. Siamo noi il popolo. Dobbiamo riconquistare la nostra sovranità. E la riconquisteremo».