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Economia, «l’Abruzzo non cresce dal 2003»

Dal 2008 ad oggi l’occupazione è diminuita del 4,2%

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ABRUZZO. La ripresa in Abruzzo ha un andamento piatto e non circolare. I cambiamenti e la crescita economica ed occupazionale non si intravedono e l’incremento dell’indice di povertà delle famiglie e della popolazione continua ad aumentare registrando valori superiori alla media nazionale.
Questa è la situazione che emerge dai dati elaborati dall’Ufficio Studi “Michelangelo Ciancaglini” Cisl AbruzzoMolise, presentati dal segretario generale, Maurizio Spina, e dal professore Giuseppe Mauro, Ordinario di Politica Economica presso la Facoltà di Economia della Università D’Annunzio di Pescara-Chieti.
«L’Abruzzo non cresce dal 2003, siamo in una situazione di stagno visto che i dati macroeconomici sono anche inferiori alla media nazionale, e risulta essere debole nei confronti europei», spiega il professor Mauro.
Il Prodotto interno lordo è mediamente pari allo zero e si è abbassato annualmente del 2,2%.
L’occupazione dal 2008 ad oggi è diminuita del 4,2%. Le esportazioni, che in passato rappresentavano per l’Abruzzo un ammortamento della riduzione della domanda interna, sono in forte rallentamento, in modo particolare il settore farmaceutico, quello tessile e dei mezzi di trasporto, che erano trainanti per l’economia regionale, hanno subito una forte flessione.
«Per una vera ripresa in Abruzzo è necessario fare “Sistema”, investire nel settore manifatturiero e tener conto dei cambiamenti», dichiara, Giuseppe Mauro. «La nostra Regione ha sviluppato un modello basato su ingenti risorse derivate dalla spesa pubblica e dalla collocazione nell’obbiettivo 1, realizzando un sistema diffuso sul territorio di enti, società e servizi alla persona. Un modello che non è più in grado di funzionare. Oggi il bilancio regionale è ingessato e incapace di affrontare le sfide del tempo. I trasferimenti statali sono limitati, le risorse proprie regionali sono esaurite, anche a causa dei debiti contratti, e quelle europee non sono più risorse straordinarie ma diventano ordinarie. L’Abruzzo è in grado di attivare politiche territoriali, di sviluppo e di welfare solo utilizzando i fondi europei. L’Abruzzo è una Regione di medie/piccole dimensioni che fatica ad avere un bilancio adeguato alle necessità di sviluppo del welfare e del sistema produttivo».
«L’alternativa all’insufficienza di risorse», spiega Maurizio Spina, segretario Generale Cisl AbruzoMolise «non può essere che: cambiare profondamente il modello Regionale fin qui realizzato riducendo i troppi centri di potere politici e gestionali per evitare di diventare una regione delle tasse; o unirci alle altre Regioni confinati a partire dal Molise e le Marche, per creare una nuova Macroregione capace di essere autosufficiente senza subire gravi traumi di fronte alla riduzione dei trasferimenti statali».
«L’Abruzzo deve ritornare sulla strada della competitività, acquisendo una dimensione europea, riducendo i centri di costo (sanità-acqua-trasporti-rifiuti-enti strumentali) e razionalizzando l’esistente, dall’unione dei comuni piccoli all’abolizione delle province. Le elezioni imminenti sono una grande opportunità per dotare la Regione di una classe Politica, che abbia la visione ed il coraggio necessario del cambiamento per dare un futuro ai nostri giovani. È necessario innovare la governante», conclude Maurizio Spina.