LE PROTESTE

Decreto Lavoro, sì alla fiducia. Pezzopane: «eccesso di catastrofismo»

La senatrice: «in questa emergenza sociale arrivati ad un buon risultato»

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ROMA. Il governo blinda il decreto legge lavoro chiedendo una nuova fiducia in Senato sul testo. Il provvedimento ottiene 158 voti favorevoli e 122 voti contrari e, ora, tornerà a Montecitorio per il via libera finale.

Protestano le opposizioni, con i senatori M5S che si ammanettano gli uni agli altri in Aula, Sel che mostra cartelli durante le dichiarazioni di voto e la Lega che distribuisce banconote finte da 80 euro. Episodi che il ministro del Welfare Giuliano Poletti punta a minimizzare: la bagarre? «non credo - dice riferendosi in particolare ai pentastellati - debba destare meraviglia».
Il premier «fa le cose e prova a costruire un governo di svolta. Loro perdono solo tempo», taglia corto anche il senatore renziano Andrea Marcucci. Lo show targato M5S nell'emiciclo di Palazzo Madama dura una manciata di minuti: i grillini si sfilano le giacche, indossano magliette bianche su cui campeggia la scritta "mai schiavi" e annunciano l'intenzione di incatenarsi ai propri posti.
«Il lavoro svolto nella Commissione del Senato sul decreto lavoro é stato importante e prezioso», commenta la senatrice del Pd, Stefania Pezzopane. «Alla maggioranza spettava un compito complesso: ricucire gli strappi che si sono verificati della Camera, promuovere una sintesi vera tra le istanze delle forze di maggioranza, evitare il rischio di non riuscire ad arrivare in aula nei tempi giusti, cercando nel contempo di ascoltare le proposte delle opposizioni. Il Pd ha scelto la strada di sostenere con energia l'operato del governo ed abbiamo svolto in commissione un compito delicato ed importante. Ci piace tutto e tutto ci convince tutto pienamente? Direi che, nelle condizioni date di emergenza sociale e per gli equilibri politici del Senato, abbiamo conseguito un buon risultato».
Secondo Pezzopane in questi giorni nel dibattito politico e mediatico ci sarebbe stato «un eccesso di enfasi e qualche punta di catastrofismo» sulla questione della possibilità di proroga dei contratti a termine e della precarietà.
«Ma nel Paese delle partite IVA fittizie e del lavoro nero, non è certo questo decreto a favorire la precarietà», continua la senatrice. «Il lavoro precario c'è e c'è una giungla contrattuale attorno, il lavoratore precario viene semplicemente sostituito da un altro lavoratore. Il decreto che stiamo varando va nella direzione di aumentare le possibilità di lavoro regolare per i giovani e di mantenerli al lavoro il più a lungo possibile. Ora siamo pronti ad affrontare la sfida più grande del Jobs Act, che rappresenta un quadro più ampio di riforma del mercato del lavoro in cui anche questo decreto si incardina».

«Il Jobs Act di Renzi è figlio di una precisa cultura politica italiana», denunciano invece i grillini, «dove un cartello di privilegiati, attraverso i partiti, occupa lo Stato e se lo modella a propria immagine e somiglianza, precarizzando non solo il lavoratore, ma addirittura il lavoro».
Sempre dal fronte delle opposizioni, anche Forza Italia insiste nel criticare le nuove norme: «E' l'ennesima fiducia - attacca la senatrice di Fi Manuela Repetti - per evitare la palude e le insidie della sinistra conservatrice che obbedisce alla Cgil».