CRIMINALITA'

Ecomafie: in Abruzzo primo Nucleo Forestale che lavorerà con la Dda

«Così infiltrazioni e traffico dei rifiuti sotto scacco»

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L'AQUILA. Nasce in Abruzzo, all'Aquila, il primo nucleo in Italia del Corpo Forestale dello Stato che lavorerà all'interno di una delle direzioni distrettuali antimafia per contrastare ecomafie e reati ambientali in genere.
In regione, un'attenzione particolare andrà chiaramente allo smaltimento delle macerie nell'ambito degli appalti del dopo terremoto. Maggiori controlli, dunque, per contrastare i tentacoli della malavita attirati dai grossi guadagni che la ricostruzione può offrire.
Per il Procuratore Distrettuale Antimafia d'Abruzzo Fausto Cardella con l'istituzione di questo nucleo, la Procura Distrettuale ha la possibilità di incrementare le sue attività volte ad ostacolare quei tipici reati legati al traffico dei rifiuti e alle infiltrazioni mafiose «pronte ad intervenire nel processo di ricostruzione dell'Aquila».
«La particolare condizione della città dell'Aquila nonché dell'intero cratere in tema di ricostruzione - ha spiegato il comandante regionale del Corpo Forestale, Giuseppe Paolella - obbliga ad una peculiare attenzione per prevenire e reprimere i reati ambientali che sempre più spesso alimentano le ecomafie. L'istituzione del nucleo del Corpo forestale dello Stato presso la Direzione Distrettuale Antimafia vuole rispondere proprio a questa esigenza». In questi cinque anni sono state decine le inchieste che hanno svelato gli appetiti di cosche e clan sul post sisma aquilano e l’attenzione è sempre elevata.
«La grande difficoltà delle aziende ad accedere al credito rappresenta un'opportunità enorme per la criminalità organizzata», ha spiegato il procuratore Nazionale Antimafia della Direzione Nazionale Antimafia, Franco Roberti. «Attraverso i prestiti alle aziende in difficoltà le mafie possono riciclare il denaro sporco. Per questo dico che è importante intervenire per favorire la crescita e lo sviluppo: è un'azione diretta contro la criminalità organizzata».
Per Roberti, inoltre, il territorio abruzzese «e' altamente a rischio, il rischio e' quello dell'infiltrazione di capitali e imprese della criminalita' organizzata nelle attivita' di ricostruzione. Ma come avviene in altre zone, la Procura nazionale antimafia si pone come organismo che raccoglie informazioni e se non c'e' il segreto d'indagine, le mette a disposizione dei prefetti per le attivita' interdittive».

«In questo territorio - ha aggiunto - si sta lavorando molto bene, la magistratura e le forze dell'ordine sono molto attive, e hanno il sostegno della popolazione». Il sostituto De Martino membro del Comitato di sorveglianza delle grandi opere ha aggiunto che: «e' un dato giudizialmente accertato che la mafia si infiltra anche nel sistema degli appalti pubblici. Proprio per questo motivo esiste questo organismo che e' appunto il Comitato di alta sorveglianza delle opere pubbliche che si occupa di arginare, adottare delle linee guida soprattutto a disposizione dei prefetti che hanno lo strumento dell'interdittiva antimafia per evidenziare quando imprese sono gestite da prestanomi mafiosi e quindi bloccare i rapporti di queste imprese con la pubblica amministrazione In particolare il territorio dell'Abruzzo - ha aggiunto - e' oggetto di un'attenzione molto particolare perche' abbiamo una sezione specializzata per la ricostruzione del post terremoto dell'Aquila, esiste un comitato ristretto che ha sede proprio all'Aquila che e' riunito periodicamente dal Prefetto che si occupa proprio di arginare le infiltrazioni sul tema della ricostruzione. Infiltrazioni che sono state gia' evidenziate in passato dalla Procura aquilana e dalle interdittive emesse dalla Prefettura. Il nostro ruolo e' quello di interfacciarci tra le Prefetture e le direzioni distrettuali antimafia per fare in modo che le informazioni vengano veicolate alle Prefetture quando non recano pregiudizio alle indagini».