UN FIUME IN PENA

La vergogna del parco fluviale Chieti: ora la colpa del degrado è dell’inquinamento

Wwf: «troppo comodo dare la colpa all’alluvione»

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CHIETI. C’è l’inquinamento di Bussi di cui si parla tanto e per qualcuno è diventato il motivo per scrollarsi di dosso qualche responsabilità. Così su giornali e tv di Stato sono andate in onda dichiarazioni che sembrano addossare la colpa della mancata realizzazione del parco fluviale a Chieti scalo all’inquinamento.
Il progettista Domenico Merlino e il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, a sorpresa hanno tirato in ballo proprio questa ragione per giustificare l’omissione a quasi dieci anni dalla mancata realizzazione.
Le dichiarazioni «sconcertanti» non sono passate inosservate al Wwf che è saltato sulla sedia e stigmatizzato il tentativo di disinformazione e di ribaltamento della realtà.
Nell’intervista mandata in onda il 29 aprile da Rai 3 nel programma Buongiorno Regione della testata giornalistica regionale il primo cittadino ha espresso, confortato da analoghe dichiarazioni del progettista di Megalò, Megalò 2 e Megalò 3 le proprie preoccupazioni per il possibile inquinamento dell’area derivato dall’alluvione di inizio dicembre scorso.
Si parla del parco fluviale un’opera che doveva essere realizzata prima dell’apertura del Megalò nel 2005 e che era stato frutto di un accordo con il Comune come opera accessoria ed in carico alla ditta che ha costruito il centro commerciale. Il parco, però, non è stato mai realizzato e l’area oggi è nel degrado. La particolarità della vicenda è che il progetto presentato con enorme enfasi prima della apertura del centro commerciale, costruito in piena area di esondazione del fiume, (per questo ha argini di 11 metri) era pensato sulle sponde del fiume al di là delle enormi dighe realizzate. Dunque in caso di esondazione sarebbe stato completamente sommerso così come è successo alla fine del 2013 nella più grossa piena degli ultimi 20 anni.
A questo particolare “minimo” lo stesso progettista non aveva dato un gran peso e nel 2005 minimizzava e prometteva la realizzazione del parco a maggio 2005. Poi per anni è stata solo inerzia da parte dell’ente che avrebbe dovuto pretendere la realizzazione, cioè il Comune, e del parco non si è più parlato per anni. Fino alla fine del 2013 quando è stato appunto inondato: il centro commerciale è stato sgomberato per precauzione e sono stati per ora bloccati i progetti per un Megalò 2 e 3 da parte della Regione.

«PERCHE’ NON EMANARE UNA ORDINANZA?»
Adesso però Merlino e Di Primio spiegano che la mancata realizzazione è da imputare all’inquinamento, scusa peraltro mai addotta prima tra le tante emanate in 9 anni.
«Se il sindaco ha simili preoccupazioni (terreno inquinato dall’acqua avvelenata)», dice oggi i Wwf, «perché il primo cittadino non ci tutela emanando una apposita ordinanza che vieti la coltivazione e il pascolo in tutto il territorio comunale che è stato allagato? Perché non si confronta con gli altri sindaci della vallata per una azione congiunta? Perché in questi mesi, da dicembre a oggi, non ha premuto per analisi e controlli? Perché non ricorda che i terreni del Parco Fluviale e quelli limitrofi sono pieni di rifiuti da anni nella colpevole indifferenza anche della sua amministrazione come di quelle che l’hanno preceduta?»
«Troppo comodo – dichiara il presidente del WWF Chieti Nicoletta Di Francesco - dare la colpa all’alluvione, dimenticando sostanzialmente due cose: che l’acqua ha trovato sul suo cammino una quantità impressionante di rifiuti, anche pericolosi, spostandoli verso valle, insieme agli altri inquinanti; che la presenza di Megalò e del suo argine in un posto in cui mai si sarebbe dovuto costruire ha peggiorato la situazione».

MEMORIA CORTA E LINGUA LUNGA
Secondo il protocollo di intesa tra il Comune e la ditta costruttrice del Megalò la consegna doveva essere quasi contemporanea a quella del centro commerciale.
A distanza di anni, e vista l’inerzia, si può definire quel progetto solo teorico e forse nato per non essere realizzato, anche a fronte delle chiari e palesi incongruenze.
Nel 2007 al nostro ennesimo articolo giunse una curiosa risposta dal Comune di Chieti che assicurava che il parco non era di proprietà dell’amministrazione pubblica.
L’allora assessore Luigi Di Febo assicurava: «Rassicuro la cittadinanza che il Parco Fluviale del Megalò verrà consegnato al più presto ed in perfette condizioni e funzionalità».
L'ultimo a presentare una interrogazione sulla vicenda era stato l’allora consigliere di opposizione Umberto Di Primio che ha fatto notare al Comune come già nell'ottobre del 2005 la Sirecc Srl avesse presentato al Comune la denuncia di Inizio Attività (DIA). Gennaio 2006 era la data stabilita per la riconsegna dell'opera. Data che non è stata evidentemente rispettata. Ma le opere in parola risultavano -nel maggio 2006- «ultimate e conformi a quelle descritte nella relazione tecnica redatta dallo stesso ing. Merlino ed inviata al Comune di Chieti il 14 ottobre 2005».
Quando si è all’opposizione una interrogazione può giovare ma il tempo è passato e quel consigliere “interrogante” è diventato sindaco ed ora va bene la scusa dell’inquinamento.
Il Wwf, insieme a Confcommercio e a tante altre associazioni organizzerà l’11 maggio una passeggiata lungo la strada golenale per far conoscere a tutti coloro che vorranno partecipare lo stato di salute di quel territorio, i guasti creati da incaute progettazioni e la possibilità future per migliorare le cose, dopo anni di promesse a vuoto cui nessuno più crede.