SERIE B

Pescara Calcio. Fantomatiche cessioni del club e ritorno di Zeman: il delfino però affonda...

Tra limiti tecnici e caratteriali la squadra deve ancora conquistare la salvezza

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PESCARA. Maggio sarà un mese (almeno nelle previsioni, ndr) molto movimentato e complicato per il Pescara soprattutto fuori dal campo. Le continue voci sul possibile ritorno di Zeman in panchina o come Dt hanno subito messo in fermento l'ambiente, ma prima del futuro occorre pensare al presente e ad una salvezza ancora da conquistare. Mantenuta la categoria si potrà guardare all'anno prossimo, con tante, troppe incognite e non solo per quanto riguarda la guida tecnica. Per stessa ammissione nei giorni scorsi dell'Ad Danilo Iannascoli e del patron Daniele Sebastiani proseguono i colloqui per la cessione di parte del sodalizio adriatico ad investitori stranieri. Interlocutori dei quali non si sa nulla tranne la (probabile, ndr) nazionalità. Dei 3 gruppi interessati ce ne sarebbe uno, il condizionale è d'obbligo, di provenienza libica, interessato soprattutto al progetto impianto sportivo e gestione dello stadio Adriatico. Di rumors ed indiscrezioni più mirate e precise però neanche l'ombra, con i sostenitori del delfino che possono soltanto augurarsi il non ripetersi di un Pincione-Baron bis a diversi anni di distanza ed un evolversi più chiaro della vicenda.
Mentre in seno al club si pensa probabilmente più ad una fantomatica cessione che al proseguo della stagione sportiva del club, i biancazzurri oggi proseguiranno gli allenamenti in vista del match di sabato sul campo del Carpi. Il pareggio col Novara, deludente sotto il profilo della prestazione di squadra e tutto sommato soddisfacente solo e soltanto in ottica salvezza, ha mantenuto a distanza la zona play-out. Definitivamente chiusa invece la questione play-off, con tanti punti da recuperare sull'ottava piazza e soprattutto tantissime squadre ben più in forma da sorpassare (gli adriatici sono 14esimi con un punto in più della prossima avversaria Carpi, ndr).
Il tutto, ovviamente, a meno di incredibili colpi di coda e scatti d'orgoglio difficilmente pronosticabili una squadra devastata da paure e limiti tecnici e caratteriali.
Andrea Sacchini