LA PROTESTA

Abruzzo. Vertenza Cotir: lavoratori non si arrendono: «la firma del decreto non basta»

«A noi solo fondi parziali: liquidità per 2-3 mensilità»

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VASTO. La protesta dei lavoratori del Cotir di Vasto saliti sul tetto per ricordare che sono senza stipendio da 16 mesi sembra aver sortito un primo risultato che non ferma però la contestazione.
L'assessore regionale alle Politiche agricole, Mauro Febbo, ieri mattina ha annunciato che il presidente Chiodi ha firmato il decreto che sblocca il finanziamento parziale del programmi di ricerca relativi all'anno 2013. Ma - fanno sapere i manifestanti - non si tratterebbero di 660mila euro, bensì di 600mila che andranno così ripartiti: 330mila euro al Cotir di Vasto, 252mila al Crab di Avezzano e i restanti 18mila al Crivea di Miglianico.
«Dopo aver pagato le bollette delle utenze energetiche per impedire che ci stacchino la corrente elettrica e la previdenza sociale - dicono alcuni dei trenta lavoratori del Cotir ancora sul tetto della struttura di contrada Zimarino - resterà liquidità per due al massimo tre mensilità. Saremo ancora senza stipendio per più di un anno con tutte le esposizioni che ognuno di noi ha contratto per continuare a venire qui a lavorare».
Per questo la protesta continuerà con altri presidi sul tetto anche nei prossimi giorni. Ieri mattina si è unito ai contestatori anche il sindaco di Vasto, Luciano Lapenna, per essere vicino ai trenta lavoratori.

«Sono qui per esprimere la solidarietà di Vasto - ha detto il primo cittadino - a questi lavoratori che da mesi non percepiscono lo stipendio. Sono preoccupato per le sorti del Cotir ed è la dimostrazione di come il Consiglio regionale d'Abruzzo manchi di una efficace politica di valorizzazione dei centri di ricerche».
Il sindaco di Vasto ha ricordato che dopo il Consiglio comunale, voluto per discutere con i lavoratori della difficile situazione del Cotir, sono stati trasmessi gli atti alla Regione.
«Chiamerò personalmente il presidente Chiodi - ha aggiunto Lapenna - per chiedere il suo immediato intervento finalizzato a dare risposte chiare e inequivocabili sulle sorti di questo centro ricerche».
Intanto stamattina una delegazione si recherà all'Aquila per parteciperà all'ultimo Consiglio regionale della legislatura Chiodi per far sentire la loro protesta che sarà pacifica «ma non possiamo dimenticare di ricordare ai politici regionali che se ci staccano la corrente verrà pregiudicata, solo per fare un esempio, la risonanza magnetica nucleare costata circa un milione di euro. La ricerca non può essere vista in questa regione come una spesa, si tratta di un investimento di cui non si può fare a meno tanto che seguiamo diversi enti locali oltre ad aziende private nel settore agricolo per quanto previsto dal Piano di sviluppo rurale. Un danno incalcolabile per la nostra economia».