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Vado Ligure: maltrattamenti su pazienti in casa di cura: 12 arresti

Indagine partita dopo i sospetti dei familiari

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VADO LIGURE. I finanzieri del Comando Provinciale di Savona hanno eseguito dodici provvedimenti cautelari (nove in carcere e tre ai domiciliari) a carico di operatori socio sanitari addetti alla cura di persone affette da problemi neurologici e psichiatrici ricoverate presso una struttura di degenza di Vado Ligure, nel reparto denominato 3D.
É la fiducia dei cittadini nella Guardia di Finanza che ha portato agli arresti di oggi. Alcuni parenti di persone ricoverate avevano, infatti, telefonato al 117 per segnalare i loro sospetti circa maltrattamenti sopportati dai loro cari.
Nelle telefonate i familiari dei ricoverati hanno riportato il disagio dei loro figli che vivevano nella paura e parlando di un operatore, dicevano: «con lui non ci voglio stare, quello mi massacra!».
Le indagini avviate hanno subito fatto intravvedere la possibile triste realtà e, sotto la direzione del Sostituto Procuratore Giovanni Battista Ferro, il gruppo di Savona ha avviato accertamenti tecnici che hanno fissato, in circa cinquanta giorni di riprese, più di cento episodi di maltrattamenti (pugni calci schiaffi umiliazioni) resi evidenti dalla drammatica efficacia delle immagini e dei suoni registrati con l’ausilio delle microspie e telecamere collocati all’interno della struttura.
I finanzieri hanno purtroppo dovuto ripercorrere tutte le agghiaccianti immagini e urla di dolore provenienti dal “Nucleo 3D” al fine di attribuire a ciascuno le proprie responsabilità. Alla fine degli accertamenti, il gip Fiorenza Giorgi, accogliendo l’istanza del Pubblico Ministero, ha ordinato l’arresto di dodici operatori di cui nove con responsabilità più gravi in carcere e tre ai domiciliari. Solo quattro operatori su sedici sono risultati del tutto estranei agli episodi accaduti.
Gli uomini della Guardia di Finanza di Savona, partendo da una richiesta di aiuto timidamente proposta con una telefonata, hanno posto fine alle vessazioni consumate nella casa di “accoglienza”.