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Terremoto, il papa prega per la ‘resurrezione’ de L’Aquila

In 12 mila alla fiaccolata notturna del 6 aprile

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L’AQUILA. A cinque anni dal terremoto de L'Aquila, papa Francesco domenica mattina durante l’Angelus ha espresso vicinanza a «quella comunità che ha tanto sofferto», e ha pregato per le vittime e per «il cammino di risurrezione del popolo aquilano: la solidarietà e la rinascita spirituale siano la forza della ricostruzione materiale».
«Sono passati esattamente cinque anni dal terremoto che ha colpito L'Aquila e il suo territorio», ha detto il pontefice dopo la preghiera mariana in Piazza San Pietro. «In questo momento - ha proseguito - vogliamo unirci a quella comunità che ha tanto sofferto, che ancora soffre, lotta e spera, con tanta fiducia in Dio e nella Madonna. Preghiamo per tutte le vittime - ha aggiunto, interrotto dall'applauso della folla -: che vivano per sempre nella pace del Signore».
«Dobbiamo prendere in mano la situazione», ha detto invece monsignor Giovanni D'Ercole, vescovo ausiliare dell'Aquila, commentando le parole di papa Francesco. «Dopo cinque anni bisogna decidersi, se non c'è l'impegno di tutti non si va avanti. Il Papa ha parlato anche di rinascita spirituale che è il fondamento della rinascita materiale. Speriamo che questo messaggio del Papa arrivi al cuore di tutti gli aquilani».

12 MILA ALLA FIACCOLATA
E ieri giornata di sole all'Aquila, dopo il freddo pungente della notte, proprio come il 6 aprile di cinque anni fa, giorno del tragico terremoto. In piazza Duomo - la principale di una città che da più parti si denuncia "spopolata" dopo il sima - tanta gente, soprattutto giovani. Nel quinto anniversario del sisma sono stati loro, piuttosto che i politici, i protagonisti della nottata di commemorazione con una presenza in massa alla fiaccolata. Almeno 12 mila i partecipanti.
Tra loro anche i familiari delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio con lo striscione per la verità e la giustizia. Viva la commozione alla sosta davanti a uno dei luoghi-simbolo del sisma, la Casa dello Studente. Sotto il crollo rimasero le vite di otto giovani.
L'evento per la commemorazione si è concluso nel freddo pungente poco dopo le 3 e 32, ora della tragedia, con i 309 rintocchi alla memoria delle vittime: alla veglia che ha introdotto i rintocchi presieduta da monsignor Giovanni d'Ercole, vescovo ausiliare. Prima della Santa Messa il presidente della Regione, Gianni Chiodi, che fino alla fine di agosto del 2012 è stato commissario per la ricostruzione, ha detto che «gli aquilani non molleranno mai e se fossi un giovane non me ne andrei dall'Aquila».

I GIOVANI E LA PAURA
La comunità che soffre è, soprattutto, quella dei giovani cresciuti in questi cinque anni in una città che faticano a riconoscere. A testimoniarlo, la lettera che Alessia, 16 anni ieri, ha mandato alla mamma su whatsapp. «Sono passati cinque anni e ancora non mi sento a casa, ho ancora paura, ancora sento quel boato immenso di quell'orribile mostro».
«Cosa potevamo fare? Potevamo costruire case più sicure e magari non costruire su zone che si sono già rivelate non adatte alla costruzione di case. Potevamo evitare tutti quei morti? Io credo di sì» conclude Alessia. Non è un caso che la Fondazione "6 Aprile per la Vita" presieduta da Massimo Cinque - che nel sisma ha perso la moglie Daniela e i due figli Davide e Matteo – ha organizza per ieri pomeriggio un incontro-dibattito con i giovani nell'Aula Magna "6 Aprile 2009" del liceo Classico "Cotugno" sul tema: "E se si potesse non morire di terremoto?".
In apertura di lavori, l'intitolazione degli spazi del liceo ai tre alunni dell'istituto vittime del sisma: la biblioteca a Filippo Maria Bruno, il laboratorio linguistico a Maria Paola Parisse, la palestra a Patrizia Fabaro. E non è un caso neanche che dall'Aquila, in questi giorni di lutto collettivo, giunga la richiesta dei genitori degli studenti scomparsi il 6 Aprile del 2009 per un "riconoscimento dello status di morti sul lavoro".
«Chiediamo che sia obbligatorio, in tutte le scuole - ha dichiarato Sergio Bianchi, presidente dell'Associazione Vittime Universitarie Sisma 6 Aprile 2009 e papà di Nicola studente fuori sede che perse la vita a L'Aquila - il corso di protezione civile».

«IL TEMPO NON GUARISCE LE FERITE»
«Ti rendi conto che il tempo non guarisce le ferite, quelle dell'anima non guariranno mai e sanguinano sempre. Più passa il tempo, più sei geloso del tuo dolore», ha detto Cinque. Lui la notte tra il 5 ed il 6 aprile del 2009 si è salvato solo perché era di turno a lavoro, nell'ospedale di Sulmona. Lui accetta di parlare, anche se dice «il dolore non vuoi condividerlo con persone che più di tanto non solo non hanno sensibilità ma a volte mostrano anche atteggiamenti superficiali», altri si chiudono in sé stessi e tacciono, come il consigliere comunale della lista civica l'Aquila che Vogliamo, Vincenzo Vittorini, ex presidente del comitato 309 vittime del terremoto.
«Il quinto anniversario di quel 6 aprile - ha proseguito il dottor Cinque l'ho vissuto 'staccando': ho lavorato fino alle 21 e poi ho visto delle partite in tv».
«La fiaccolata mi è sembrata discreta - ha aggiunto - è positivo che almeno una notte si tengano accesi i riflettori, per il resto L'Aquila è dimenticata, diciamo sempre le stesse cose ma è così».
«Nei primi due anni sembrava una sagra. In questa maniera sobria e anche breve, può essere mantenuta anche nei prossimi anni. Mi ha colpito - conclude - l'immagine della signora greca che ha messo la bandiera per suo figlio, che abitava nel mio palazzo e mi ha anche telefonato».
«Rimane lo stesso lutto e lo stesso dolore. In questi giorni ci ricordiamo dei volti che ci hanno lasciati», ha detto il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente.