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Abruzzo. Inquinamento Bussi. Il ministro: «preoccupazione per un massacro ambientale»

La risposta al question time: silenzio assoluto sulla reindustrializzazione

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ROMA. «Manifesto forte preoccupazione per un massacro ambientale che è avvenuto nella zona di Bussi in provincia di Pescara»
Lo ha detto oggi il ministro Gian Luca Galletti nell’ambito del question time alla Camera  rispondendo ad una interrogazione del deputato Gianni Melilla (Sel).
Il ministro ha ripercorso a grandi linee e brevemente quanto le istituzioni hanno fatto finora sul sito di interesse nazionale di Bussi a tratti sovrapponendo le vicende legate all’inquinamento provocato dalla Montedison e le responsabilità nuove e recenti della Solvay coinvolta nel procedimento penale di Pescara per la mancata bonifica di una sola zona.
Nell’elenco delle cose fatte dal commissario le date citate si riferiscono agli ultimi due mesi del 2013, mentre ha parlato di un progetto della Solvay di bonifica datato 31 marzo 2014 che se non si tratta di un errore è data ben oltre il recente sequestro da parte della procura di Pescara e di soli due giorni fa.
La notizia più importante fornita dal ministro Galletti tuttavia è stata quella che riguarda una diffida ad adempiere del ministero dell’Ambiente inoltrata alla Edison che ha oggi in carico l’eredità della Montedison.
Nella diffida è chiarito che  vi è una istruttoria sull’argomento ma che l’obbligo riguarda la rimozione dei  rifiuti interrati nelle discariche Tremonti di Bussi e la riqualificazione che dovrebbe essere a carico della attuale Edison.
La stessa Edison tuttavia ha impugnato tale diffida ed il procedimento è fermo al tar di Pescara.
Dunque l’attenzione oggi deve essere puntata proprio su questo procedimento amministrativo che, se dovesse sbloccare il contenzioso, potrebbe portare in tempi brevi e prima del processo penale in corso a Chieti, alla bonifica reale.
Il ministro ha inoltre ricordato che lo stesso ministero dell’Ambiente si è costituito in giudizio come parte civile ed ha richiesto il risarcimento del danno.
Galletti ha ricordato come il commissario straordinario Adriano Goio fu nominato nel 2006 per risanare l’asta fluviale e l’inquinamento e a lui si deve la chiusura dei pozzi inquinanti nel 2007. «Dunque dal 2007 l’acqua non è inquinata» ha ripetuto oggi il ministro, tacendo sul pregresso.
Va ricordato che nel 2006 quando fu nominato il commissario Goio tuttavia gli enti sapevano dei veleni  e dell’acqua inquinata di Bussi ma non rivelarono nulla alla cittadinanza e per questo anche la nomina di Goio fu accolta con estrema diffidenza.
 Le aree di discarica sono poi state perimetrate nel 2008  anche se «la discarica 2a risulta priva di messa in sicurezza» con la certezza che lì «sono stati sversati rifiuti diversi da quelli autorizzati».

«Il ministero», ha detto, «ha stanziato 3mln di euro già trasferiti alla Regione per la messa in sicurezza e la caratterizzazione e la bonifica delle aree» ma che le attività di rimodulazione sono sospese in vista di un aggiornamento degli accordi.
Nulla ha detto il ministro circa i nuovi insediamenti industriali anche se l’interrogazione era chiara sul punto. A nulla è servito anche  un rincaro da parte del deputato Paolo Tancredi focalizzata proprio sulla reindustrializzazione. Il ministro ha detto di «non sapere nulla» ed ha ripetuto quasi integralmente quanto già detto a Melilla.
Gianni Melilla si è detto scontento soprattutto per quanto il ministro non abbia detto circa i fondi stanziati.
«Non abbiamo sentito le risorse che il ministero intende stanziare», ha detto Melilla, «e ribadisco che l’emergenza è paragonabile alla terra dei fuochi con una aggravante sociale che al danno ambientale si è aggiunta la beffa, visto che le attività produttive del polo chimico sono andate via e al momento vi sono solo un centinaio di lavoratori.  L’Abruzzo ha il 40% di aree protette e non esiste un'altra regione in Europa che abbia il 40% di aree protette. Noi in Abruzzo abbiamo scelto il modello ecosostenibile e per questo non possiamo accettare che esistano aree che sono come un cancro nel cuore della nostra regione. Oggi quell’area inquina tutta la valle del Pescara e nuoce dal punto di vista economico sociale e sanitario a centinaia di migliaia di persone».
Melilla ha contestato la Montedison indicandola come «concessione industriale criminale che ha violato la Costituzione che dice che le attività imprenditoriali non possono svolgersi in contrasto con le attività sociale e nuocere ai cittadini».
«Chi inquina deve pagare», ha concluso Melilla, «Stanzi, ministro, risorse adeguate per una emergenza che non è abruzzese ma nazionale».