LA RISPOSTA

Contributo scolastico volontario, per il Ministero non esiste nessun ‘caso Pescara’

Il sottosegretario Reggi ha risposto all’interrogazione di Vacca (M5S)

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ABRUZZO. «La risposta data oggi dal ministero dell’Istruzione sulla vicenda dei contributi delle famiglie alle scuole è del tutto insoddisfacente perché i controlli che vengono effettuati sono insufficienti e superficiali».
Così il deputato abruzzese Gianluca Vacca (M5S) commenta la risposta del sottosegretario Reggi alle interrogazioni presentate dai parlamentari pentastellati Vacca e Toninelli.
«Soprattutto», spiega il parlamentare pescarese, «il sottosegretario Reggi ha omesso il nodo centrale, quello dei tagli alla scuola che hanno ridotto il comparto in ginocchio, dando luogo anche ad abusi».
Le due interrogazioni facevano riferimenti a episodi avvenuti in istituti scolastici di Pescara e nel cremonese, ma il problema dei contributi delle famiglie - che dovrebbero essere volontari e non obbligatori - ha carattere nazionale. Sono ormai anni che tali episodi si ripetono.

SOTTOSEGRETARIO RIBADISCE: «IL CONTRIBUTO E’ VOLONTARIO»
In aula il sottosegretario ha ribadito la natura volontaria dei contributi e ha spiegato che per «individuare e correggere i comportamenti non conformi a tale principio, è stato attivato un sistema di monitoraggio, affidato agli uffici scolastici regionali, sulle prassi adottate dalle singole scuole e ha invitato i direttori dei predetti uffici a verificare quanto avviene negli ambiti territoriali di competenza, adottando anche provvedimenti disciplinari a carico dei dirigenti scolastici, nel caso in cui venissero riscontrati abusi e violazioni. Tale sistema sembra funzionare correttamente: risultano numerosi casi in cui, a seguito dell'intervento degli uffici del Ministero, le condotte improprie, denunciate dalle famiglie, sono state rapidamente corrette».

IL CASO PESCARESE
  Per quanto riguarda le segnalazioni di irregolarità nella gestione dei contributi volontari da parte dell'istituto comprensivo statale di Pescara, nel dicembre 2013 il direttore dell'ufficio scolastico regionale per l'Abruzzo ha disposto una visita ispettiva presso l’ istituto per accertare la fondatezza delle denunce. «L'ispezione, che si è conclusa dopo circa un mese», ha spiegato questa mattina Reggi, «ha accertato la piena consapevolezza delle famiglie sul carattere volontario della contribuzione e la regolarità dell'utilizzo che è stato fatto di tali contributi. Gli stessi sono stati infatti utilizzati per l'integrazione della polizza assicurativa contro gli infortuni, come richiesto dalla maggior parte delle famiglie; per l'acquisto di materiali di facile consumo e per finanziare attività didattiche aggiuntive in tema di educazione musicale, educazione motoria, informatica e tecnologia. Tali attività integrative sono state realizzate coinvolgendo intere classi e non sono circoscritte ai soli alunni i cui genitori abbiano deciso di elargire il contributo volontario».

VACCA: «TOTALMENTE INSODDISFATTI»
Ma la risposta del Ministero non ha convinto Vacca che proprio in merito all'ispezione che l'Ufficio scolastico regionale ha effettuato all'Istituto ha presentato un’altra interrogazione. La relazione scaturita conclude che «non emergono addebiti nei confronti della dirigenza scolastica», ma nelle conclusioni stesse, fa notare Vacca, «il dirigente tecnico incaricato dell’ispezione evidenzia la riluttanza delle famiglie ad aderire alla contribuzione volontaria come ‘un problema assai diffuso’, esprimendo, quindi, quello che appare un giudizio personale sui contributi volontari che esulano dall'incarico ispettivo; le considerazioni personali del dirigente tecnico fanno evincere, quindi, la dubbia imparzialità riguardo al problema dei contributi volontari delle famiglie a favore delle scuole, che giudica necessari per la scuola stessa, contestando, così, indirettamente il principio di volontarietà del contributo».

«LE FAMIGLIE NON SONO STATE ASCOLTATE»
Inoltre, nella stessa relazione, sempre secondo Vacca, «non vi è traccia di una ispezione che interroga in qualche modo le famiglie quali diretti interessati al tema, o gli stessi docenti, ma solo colloqui con la dirigente scolastica. Com'è possibile questo? Com'è possibile che l'ispettrice non abbia ritenuto necessario ascoltare anche chi ha sollevato il problema e chi si è sentito fortemente discriminato e vessato dai comportamenti perpetrati nell'Istituto, almeno da come risulterebbe dal verbale? E com'è possibile che la vicenda della nomina del figlio come vicepreside, nomina ripetuta negli ultimi anni, si sia risolta con le sole dimissioni del docente senza nessun provvedimento sulla dirigente? Attendiamo le risposte del Ministero, che ci ha assicurato che approfondirà la vicenda».