RICOSTRUZIONE?

Sisma L'Aquila: Gabrielli, «lavoro credibile, fondi arrivano». Ma sui tempi nessuna certezza

Capo della Protezione Civile incontra sindaci cratere

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FOSSA. «Il futuro di questa terra è nelle mani della gente di questa terra».
Sono queste le parole del capo della protezione civile nazionale, Franco Gabrielli, che ieri ha incontrato a quasi 5 anni dal sisma, i sindaci dei comuni del cratere del terremoto a Fossa.
«Con il vostro lavoro state dimostrando credibilità e concretezza e per questo vi verranno dati i fondi necessari», ha continuato sottolineando che «contrariamente ad altri periodi vedo la luce in fondo al tunnel».
Il futuro della ricostruzione, secondo Gabrielli «è nella coesione tra tutte le componenti territoriali», spiegando che «gli indicatori della ricostruzione sono tutti in forte crescita e questo è anche merito del personale e degli amministratori che lavorano alla ricostruzione».
«Il patrimonio di professionalità che state acquisendo all' Aquila sarà prezioso per il Paese», ha aggiunto Gabrielli che al termine dell'incontro con i sindaci ha visitato la sede dell' ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del cratere accompagnato dal responsabile dell'Ufficio, Paolo Esposito. Gabrielli è stato prefetto dell'Aquila dal giorno successivo del terremoto, il 7 aprile del 2009, fino a metà maggio del 2010 quando è diventato vice capo della protezione civile per poi sostituire a fine 2010 Guido Bertolaso che all'Aquila ha gestito l'emergenza come responsabile del dipartimento.

«UNA FOLLIA FAR MORIRE I PICCOLI CENTRI»
Il problema dello spopolamento «lo riscontro non solo qui ma ovunque, dal Veneto alla Calabria, ritengo sia una follia disperdere o far morire il patrimonio rappresentato dai piccoli centri», ha detto ancora.
«Chi ritiene necessario chiudere i comuni non si rende conto della grande importanza della presenza dello Stato in questi territori».
Sull’andamento dei lavori, che secondo il ministro della Cultura, Dario Franceschini, potrebbero chiudersi in 5 anni, Gabrielli ha detto che è normale che ci siano incognite: «vengo dall'esperienza della nave Concordia dove i cronoprogrammi nelle piccole cose hanno dimostrato non essere sempre corrispondenti alle aspettative, ho dunque imparato da quella vicenda che i cronoprogrammi hanno una importanza che danno il senso della prospettiva ma poi le variabili sono innumerevoli e complesse che non sempre poi si riesce a rispettarli. L'importante credo non sia tanto quello di fissare una sorta di scadenza, ma e' quello di lavorare».
Gabrielli ha detto che ha potuto constatare che «si sta lavorando, che c'è grande volontà, che l'organizzazione è strutturata bene, questa e' la risposta, poi ognuno di noi spera in cuor suo che i tempi siano tanto piu' compressi possibili. L'importante e' fare bene e fare. Purtroppo - ha infine osservato Gabrielli - in questi anni abbiamo avuto delle soluzioni di continuita' che poi alla fin fine vanno a pesare inevitabilmente sulla scadenza finale».

LE TRE COSE POSITIVE
«Ho visto tre cose che mi sono molto piaciute», ha poi aggiunto: «l'organizzazione, la trasparenza, e la coesione, cose che non sempre ho visto in questo territorio. Io credo - ha aggiunto - che queste siano le tre parole chiave per avere un futuro e soprattutto per dimostrare all'intero Paese che qui la gente e' capace, la gente e' determinata e che investire soldi in questo territorio non e' disperdere soldi al vento ma e' investire soldi perche' questo e' un pezzo importante del Paese, questo e' un pezzo che ha una storia, una cultura, e che va salvaguardato. Pero' io lo dico a volte attirandomi qualche gratuita polemica ed e' una cosa che vado dicendo da tempo: i veri, i piu' importanti artefici del futuro di questo territorio sono la stessa gente di questo territorio

L’INCHIESTA SU BERTOLASO
Sollecitato dai giornalisti il capo della Protezione Civile ha parlato anche dell'indagine avocata dalla Procura generale presso la Corte di Appello dell'Aquila, nella quale l'ex numero "uno" dello stesso Dipartimento, Guido Bertolaso, e' indagato per omicidio colposo. Si tratta di una inchiesta collaterale a quella gia' definita in primo grado nei riguardi dei sette scienziati della Commissione Grandi Rischi
«Ho sempre detto che di fronte al dolore della gente che ha perduto dei familiari, delle persone care, c'e' solo l'atteggiamento del rispetto per cui non ho mai interpretato questo loro ricercare la verita', ricercare delle risposte, con l'accanimento», ha detto Gabrielli. «Conosco troppo bene alcune di queste persone per poter dire che si tratta di tante componenti ma sicuramente non di accanimento, non di vendetta. Poi e' vera anche un'altra cosa - ha aggiunto - l'ho detto anche nella mia deposizione al processo (nei riguardi dei sette scienziati della Commissione Grandi Rischi, condannati in primo grado a sei anni di reclusione, ndr) le responsabilita' sono un po' piu' complesse che non quelle che magari un'inchiesta giudiziaria come quella aquilana vuol in qualche modo stabilire. Ecco io credo che ci siano responsabilita' piu' diffuse, ci siano responsabilita' sistemiche, ci siano responsabilita' che attengono principalmente a chi negli anni ha governato il territorio. Mi piacerebbe sottolineare una cosa perche' possa essere di insegnamento ad altri territori: all'Aquila le persone sono morte perche' sono collassate alcune abitazioni e sono collassate alcune abitazioni come le perizie giudiziarie stabiliscono, non sono state costruite a regola d'arte o sono state indebolite con interventi successivi; quindi il tema per me e' questo, all'Aquila ma soprattutto per l'intero Paese. Il problema non e' quello di avvisare o non avvisare se ci sara' un terremoto, rassicurare o preoccupare se ci sara' un evento sismico, ma e' quello di mettere in sicurezza gli edifici di questo Paese. Io ho sempre detto - ha aggiunto Gabrielli - che la mia principale preoccupazione all'esito di queste inchieste e' che si perda di vista il tema principale e la cosa che piu' dissento dalla sentenza dell'Aquila e' il passaggio nel quale il giudice sostiene che la messa in sicurezza delle abitazioni e' un'affermazione ovvia quanto inutile. Quella credo che sia la cosa sulla quale bisogna prendere le distanze, ma le distanze abissali»