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L’intervista a D’Alfonso: «io rispetto le regole del mio partito perché completamente assolto»

Valuterà con il partito l’ipotesi della candidatura alle regionali

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ABRUZZO. La carta di Pisa approvata dal Pd impone le dimissioni a tutti coloro che vengano rinviati a giudizio. Su questo punto verte l’intervista telefonica di Antonio Massari de Il Fatto quotidiano a Luciano D’Alfonso, in queste ore al centro della cronaca nazionale di diversi giornali che oggi parlano del problema della sua candidabilità alle prossime regonali.
«Io però ho avuto la condizione perfettamente compatibile rispetto al codice etico per la candidatura», ha risposto D’Alfonso.
Come presidente applicherà la carta di Pisa (cioè si dimetterà)?
«Ovviamente io rispetto tutte le norme che il partito ha approvato per i suoi aderenti», risponde D’Alfonso.
«Sono convinto che prima c’è la vigenza del codice etico», ha aggiunto, «poi sono convinto di essere assolto perché tecnicamente non c’è possibilità che venga ribaltata la sentenza di primo grado… »
Il giornalista incalza e pone la stessa domanda almeno 5 volte… si dimetterà se dovesse diventare presidente così come dice la Carta di Pisa?
D’Alfonso risponde a largo giro e ripete, invece, più volte che è «stato assolto con formula piena» non solo in questo procedimento.
La parola “assoluzione” viene ripetuta più volte mentre non si dice mai che per tre capi di imputazione si parla di prescrizione e non di assoluzione piena.
«Valuterò con il mio partito il da farsi», ha aggiunto D’Alfonso, «Io non sono sottoposto a giudizio per la prima volta ma sono stato anche assolto e terrò conto di quello che determinerà il partito. Ribadisco però che c’è la carta di Pisa ma soprattutto il codice etico. Consapevole che arrivo da una assoluzione».