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Venezuela, arrestato cameraman abruzzese liberato dopo qualche ora

L’uomo stava riprendendo una manifestazione in piazza

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VENEZUELA. Arresto lampo ieri per il cameraman abruzzese Gianfranco Di Giacomantonio, fermato ieri in Venezuela dalla polizia locale a Maracay mentre filmava una manifestazione di piazza.
Dopo l’arresto è la liberazione di Giuseppe Di Fabio ieri l’Abruzzo ha tenuto ancora una volta il fiato sospeso.
Di Fabio è stato liberato sabato scorso. I familiari sono riusciti a dimostrare tramite un video su You Tube che il giovane non era all'Hotel Venetur di Margarita a protestare contro la squadra cubana di baseball ospite ma a centinaia di chilometri di distanza, nello stato di Anzoategui per partecipare a una caccia e a una manifestazione di rodeo.
Il giovane politico abruzzese è stato liberato ma dovrà presentarsi ogni giorno al commissariato di polizia e ha il divieto di parlare con i giornalisti o partecipare a manifestazione politiche. Nei giorni scorsi la famiglia si era mobilitata interessando anche le istituzioni italiane.
E come detto ieri un nuovo arresto ha scosso la regione. Il cameraman Di Giacomantonio è stato fermato a Maracay. «E’ stato un arresto assolutamente ingiustificato per un giornalista italiano che stava svolgendo il suo lavoro», racconta il figlio Luca, anche lui giornalista del quotidiano Abruzzo24ore.
«Preso di forza, privato della sua attrezzatura e portato in caserma "senza troppi complimenti" ha trascorso numerose ore in cella senza che nè il consolato, nè la sua famiglia e tantomeno il giornale fosse informato di ciò che accadeva».
Solo dopo qualche ora da amici comuni e tramite il tweet del deputato all’assemblea nazionale Miguel Pizarro i parenti sono riusciti a capire ciò che stava accadendo: «siamo riusciti ad attivare l'unità di crisi italiana», racconta ancora il figlio, «che tramite il consolato a Caracas e la vice console onoraria Mariella Petricone sono riusciti a trovare e dare supporto al nostro inviato. Di Giacomantonio nel frattempo chiedeva a gran voce la scarcerazione per non aver commesso alcun reato e di consultare il suo legale Dino Petricone che in qualche ora è riuscito a chiarire con le autorità le ragioni del nostro inviato».
«Ora Gianfranco è libero e sta tornando a casa», annuncia il figlio.
Intanto in tutto il Venezuela la situazione resta critica. Dall’inizio di febbraio l’opposizione protesta contro la criminalità, l'economia al collasso, l'inflazione alle stelle, i negozi talmente vuoti da non avere nè latte nè medicine. Le proteste sono tutte contro il presidente Maduro, (delfino di Chavez, morto a marzo scorso dopo 14 anni al potere) che a sua volta denuncia di essere vittima di un colpo di Stato messo in atto dall’opposizione con l’aiuto degli Stati Uniti. Nelle ultime ore Meduro ha deciso di convocare una conferenza di pace per mercoledì che metta fine alle proteste contro il suo governo e neutralizzi «i gruppi violenti».
ll leader della minoranza Henrique Capriles, che ha denunciato 18 casi di tortura e 11 morti dall’inizio degli scontri dice no ad un confronto ma sì a soluzioni concrete.