GIUSTIZIA AGLI SGOCCIOLI

Roma, l’invasione dei 10mila avvocati: ecco le ragioni della protesta

Marino (Oua):«basta riforme spot, nuovo governo Renzi ci ascolti»

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ROMA.  Diecimila avvocati hanno pacificamente invaso la capitale - la rappresentanza più massiccia era quella della Campania accompagnata anche da abitanti della Terra dei Fuochi - rispondendo all'agitazione indetta dall'Organismo unitario dell'avvocatura guidato da Nicola Marino al termine di tre giorni di sciopero dalle udienze.
«Aumento contributi e taglio tribunali sono rimedi incostituzionali», hanno scandito i professionisti della difesa lungo il corteo che si è snodato lungo un paio di chilometri, da Piazza della Repubblica a Piazza Santi Apostoli dove si è svolto il comizio finale introdotto dall'inno di Mameli e concluso con fumogeni tricolore. Non hanno ancora digerito il taglio dei tribunali che ha chiuso circa mille uffici giudiziari - 30 tribunali, 225 sezioni distaccate e 600 uffici del giudice di pace - che già, gli avvocati, devono fare i conti con l'aumento del contributo unificato che ha fatto lievitare i costi di iscrizione delle cause a ruolo, e diventa sempre più difficile farsi dare l'anticipo dai clienti costretti a pagare anche le motivazioni delle sentenze.
Ormai le parcelle si pagano a rate molto diluite, lamentano in tanti. Sembra che il 48% dei legali dichiari meno di 15mila euro l'anno. Certo c'è chi evade. L'esercito dei 250 mila professionisti - una cifra che non ha pari nel resto d'Europa dove ci sono 127 avvocati ogni centomila abitanti, in Italia se ne contano 406 (in Campania 652, nel Lazio 524) - sente il morso della crisi, soprattutto nelle regioni meridionali.
«Il nostro - ha spiegato Marino - è un grido di dolore per come è ridotta la giustizia. Siamo a un punto in cui è difficile, sia per noi come avvocati che per i cittadini, difendere i diritti per i costi eccessivi. La soppressione dei tribunali ha tolto inoltre la prossimità con la conseguenza di rendere più elevato il costo dell'accesso alla giustizia».

«Ad esempio - ha proseguito il leader dell'Oua - un piccolo proprietario per eseguire uno sfratto per morosità deve andare al tribunale centrale del luogo dello sfratto e all'ufficiale giudiziario spetta un'indennità di trasferta. Se l'appartamento si trova a 100 chilometri, i costi saranno di almeno 700 euro. Poi c'è il compenso, esiguo, dell'avvocato».
 Le richieste immediate per il premier in pectore Matteo Renzi e il suo governo, sono il ritiro del ddl delega sul processo civile, lo stop alla riforma delle Rc auto che restringe i tempi per fare causa, la correzione del rito Fornero. Insomma gli avvocati sbottano contro il taglio ai rimborsi per il gratuito patrocinio e il caro notifica. Chiedono che a loro sia affidato parte dell'arretrato da smaltire, con arbitrati e camere negoziali. Vogliono che dai 'palazzi' rientrino in servizio i mille magistrati fuori ruolo.
Al 'rottamatore' chiedono di farli entrare al ministero della giustizia, negli uffici legislativi per scrivere le leggi insieme ai magistrati. E vogliono essere sentiti più spesso in Commissione giustizia. Bipartisan è stato l'affacciarsi dei politici al gazebo degli avvocati davanti al Parlamento. Hanno manifestato solidarietà alla protesta dell'Oua - e della galassia forense che ha aderito alla manifestazione - il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta con il coordinatore Giovanni Toti, i deputati, Deborah Bergamini e Andrea Mandelli. Per il Partito Democratico, Alessia Morani (responsabile nazionale Giustizia), Danilo Leva, Sofia Amodio e Sandro Favi che ha la delega per le carceri. Anche i grillini si sono fatti vivi con i deputati Alfonso Bonafede e Andrea Colletti, e il senatore Maurizio Buccarella. 

Per Fratelli d'Italia, Ignazio La Russa. Anche Antonio Di Pietro, in corsa per le prossime europee, si è fatto vedere. Oltre agli avvocati campani che con l'Ordine di Roma aprivano il corteo, e poi anche lo chiudevano con il drappello dei beneventani - in mezzo c'era la componente ischitana, quella di Frattamaggiore, un centro anziani della Terra dei fuochi, Caserta, Casoria, l'associazione forense 'Cappuccio' di Ottaviano, Torre Annunziata - c'erano anche i loro colleghi arrivati da Sicilia e Sardegna in aereo.
 Nell'isola è in corso l'astensione a oltranza dalle udienze, da ieri anche a Lecce hanno preso la stessa decisione.
«E' che da noi in Sardegna - spiega Giuseppe Corronca del foro di Oristano - le assemblee degli avvocati vengono convocate e si vota la protesta dura mentre, da altre parti i presidenti degli Ordini non convocano gli iscritti».
 Bandiera con i quattro mori, i combattivi difensori sardi sono arrivati da Cagliari, Sassari, Nuoro, Lanusei e Tempio. Sei pullman anche dall'Abruzzo, soprattutto da Avezzano e Sulmona, sedi prorogate in attività fino al 2018 causa terremoto. Si punta ad evitare la chiusura. Un centinaio sono arrivati dalla Sicilia.
«Al sud o si soffre di più o siamo più organizzati!», scherza ma non troppo Giuseppe Zarzano, presidente dell'Ordine di Marsala, per spiegare il fatto che al corteo non ci sia nemmeno uno striscione di avvocati provenienti dalle regioni a nord di Roma.