ESONDAZIONI

Scontro sulla cultura a Teramo. Tancredi a Nanni: «Ecco perché non lo facciamo lavorare»

Diverbio tra il presidente della commissione cultura al Comune e l’attore-regista Walter Nanni

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TERAMO.  «Certo se la sua battuta migliore è ‘chi cazzo è tal dei tali’ di renziana memoria, capisco perché in Abruzzo non lo facciamo lavorare Walter Nanni».
 
Una frase scritta così su Facebook sta infiammando le polemiche intorno al settore Cultura di Teramo (e dell’intera regione), già incandescente da giorni.
Il post è di Marco Tancredi, presidente della Commissione Cultura del Comune di Teramo, fratello del deputato Paolo,  e tra i maggiori azionisti della Banca di Teramo: con quelle poche e inquietanti parole ha scatenato un putiferio.
L’attore e regista Walter Nanni, a sua volta,  sostiene che quella frase a lui rivolta sia da leggersi come una vera e propria intimidazione e ha già preparato una denuncia che porterà in Procura.
Nanni si focalizza principalmente sull’espressione "non lo facciamo lavorare" che svelerebbe quanto da lui compreso ormai da anni: il settore Cultura in mano alle decisioni della politica e scelte artistiche che avrebbero poco a che fare con il merito.  Chi è che decide se un artista deve o non deve lavorare? Chi sono gli artisti che fanno parte della ‘black list’ di Tancredi? Quando scrive «non lo facciamo lavorare», il presidente Tancredi a chi si riferisce? Parla esclusivamente della commissione del Comune? Pare di intendere dalle sue parole che l’esclusione dell’artista da tutta la regione a lui sia cosa nota. E’ così? Ne conosce i motivi? Quali sono i requisiti per promuovere o scartare un artista?
C’entra forse l’appartenenza politica che conta tra i meriti ed i demeriti di un artista? Quando si dice “di renziana memoria” si sta forse connotando l’artista di centrosinistra dunque si presume “avversario” rispetto al centrodestra incarnato dalla famiglia Tancredi?
«Non erano mai arrivati a dirmi una cosa del genere pubblicamente», commenta sconvolto Nanni. «Quindi tutto quello che denuncio da anni è vero? Parole gravissime. Gravissime», ripete. «Respingo al mittente queste che mi sembrano delle minacce e delle intimidazioni. Lavoro da anni senza chiedere nulla ai politici fortunatamente. Non mi spaventano le parole di questo signore ma sono molto preoccupato».
Nanni da anni lavora fuori regione proprio perché la realtà locale lo avrebbe emarginato. In questi mesi sta lavorando ad un progetto internazionale, un documentario sugli immigrati che cambiano vita scommettendo sull’Italia. Per quel lavoro «ho fatto i debiti» e quotidianamente vede fiumi di denaro elargiti a questo o a quel collega vicino alla politica.
Si ritiene un «emarginato da questi governanti».  Lui un’idea se l’è fatta «se faccio spettacoli in Abruzzo è per mia iniziativa, non mi chiamano perché io non faccio giochetti».
C’è bisogno di sicuro di recuperare la serenità e soprattutto di dare risposte chiare che spazzino via tutti i dubbi e le ombre che alcune scelte, alcune frasi, alcune posizioni hanno creato.

LA PROTESTA ALL’EX OVIESSE
E nei giorni scorsi (prima del post pubblicato su Facebook da Tancredi) il regista si era unito alla protesta degli artisti teramani che hanno occupato i locali dell’ex Oviesse, poi sgomberati dalla polizia. «Salvate questo spazio», aveva detto il regista ai cittadini, «un altro centro commerciale non serve».
Tancredi, intervenuto in una trasmissione locale, ha mostrato la sua insofferenza per l’intervento di Nanni, rivendicando quanto fatto di buono in città: «la stagione teatrale non la decidiamo noi ma è affidata alla direzione artistica di Ugo Pagliai… forse Nanni non lo conosce. Siamo arrivati al paradosso, dobbiamo essere criticati da Nanni perché, dice, la politica a Teramo è fatta da politici, da burocrati che non capiscono niente di cultura».
Ma il regista insiste: «perché ve la siete presa tanto con quei ragazzi che hanno occupato l’Ovs? Dite la verità», dice Nanni in un video pubblicato su You Tube. «E lo sgombero? Per motivi di sicurezza? Credete che non ce ne siamo accorti? Nelle ultime settimane, dopo l’occupazione dei magazzini abbiamo visto quadri nelle vetrine dove fino a qualche giorno prima si vendevano le mutande. Con quelle iniziative c’era un nuovo senso della città. Dentro c’erano bambini, spettacoli, senza violenza, nessun problema di ordine pubblico…».

«SERVE UNA FIGURA ISTITUZIONALE CHE SIA UNA STRATEGIA PRECISA»
«Che nel bunker mediatico degli spazi OVS sia stata prodotta bellezza e cultura abbiamo molti dubbi», dicono i due, «che sia stata una dimostrazione di forza da parte di un gruppo di artisti - sulla cui professionalità e bravura non eccepiamo – ampiamente collaterali ad una nascente formazione politica è altrettanto vero, che l’autoesaltazione dei propri successi è una cosa che ci fa vomitare, mentre è vero che la politica deve stare lontano dalla cultura  e questo sta scritto anche nella nostra Costituzione. Va da sé: politica e cultura si incontrano quando dobbiamo decidere su molte cose senza fare troppa confusione». 
Per Bosi e Chiarini, inoltre sia Marco Tancredi che gli occupanti dell’ex Ovs avrebber «mescolato verità e bugie»: «Il problema vero è quello degli spazi? Anche qui è necessario essere più precisi. Ci sono molti spazi per la diffusione culturale, per la promozione. Sicuramente non ci sono spazi per la produzione, spazi aperti a tutti dove si possa produrre cinema, danza, musica e soprattutto educare alla creatività, il tema chiave su cui anche l'Europa ci chiama a rispondere con i nuovi bandi per la cultura denominati proprio Europa Creativa».
I due artisti ribadiscono la necessità di una figura istituzionale, un assessore alla cultura, «che possa dare un indirizzo e una strategia precisa ai percorsi culturali da sviluppare nel nostro territorio. Una figura di indirizzo, lo ribadiamo, e non un organizzatore che si sostituisca alle associazioni nell'organizzare gli eventi.  A Teramo c’ è bisogno di un vero auditorium e, fatecelo dire, di un po’ di tecnici audio decenti…Occupy OVS ha totalmente ignorato il tema. Ma anche di una sala cinematografica in grado di far circolare nuove visioni soprattutto per bambini e ragazzi».
«SERVE UNA FIGURA ISTITUZIONALE CHE DIA UNA STRATEGIA PRECISA»

Nella polemica si inseriscono anche Dimitri Bosi e Marco Chiarini del Cineforum Teatro che ne hanno sia per Nanni che per Tancredi. «Che nel bunker mediatico degli spazi OVS sia stata prodotta bellezza e cultura abbiamo molti dubbi», dicono i due, «che sia stata una dimostrazione di forza da parte di un gruppo di artisti - sulla cui professionalità e bravura non eccepiamo – ampiamente collaterali ad una nascente formazione politica è altrettanto vero, che l’autoesaltazione dei propri successi è una cosa che ci fa vomitare, mentre è vero che la politica deve stare lontano dalla cultura  e questo sta scritto anche nella nostra Costituzione. Va da sé: politica e cultura si incontrano quando dobbiamo decidere su molte cose senza fare troppa confusione». 

Per Bosi e Chiarini, inoltre sia Marco Tancredi che gli occupanti dell’ex Ovs avrebber «mescolato verità e bugie»: «Il problema vero è quello degli spazi? Anche qui è necessario essere più precisi. Ci sono molti spazi per la diffusione culturale, per la promozione. Sicuramente non ci sono spazi per la produzione, spazi aperti a tutti dove si possa produrre cinema, danza, musica e soprattutto educare alla creatività, il tema chiave su cui anche l'Europa ci chiama a rispondere con i nuovi bandi per la cultura denominati proprio Europa Creativa».I due artisti ribadiscono la necessità di una figura istituzionale, un assessore alla cultura, «che possa dare un indirizzo e una strategia precisa ai percorsi culturali da sviluppare nel nostro territorio. Una figura di indirizzo, lo ribadiamo, e non un organizzatore che si sostituisca alle associazioni nell'organizzare gli eventi.  A Teramo c’ è bisogno di un vero auditorium e, fatecelo dire, di un po’ di tecnici audio decenti…Occupy OVS ha totalmente ignorato il tema. Ma anche di una sala cinematografica in grado di far circolare nuove visioni soprattutto per bambini e ragazzi».

IL DESTINO DELLA CULTURA
Tutto intorno le polemiche, nel centro la Cultura abruzzese che affonda. Nei mesi scorsi Dacia Maraini è andata via denunciando tutte le colpe di una classe politica non abbastanza attenta, che non solo taglia i fondi ma che non dà nemmeno risposte agli artisti che vorrebbero mettersi al servizio della regione.
Poche settimane dopo è scoppiata l’inchiesta ‘Vate’ proprio sui fondi alla Cultura che ha delineato uno spaccato inquietante: mazzette in cambio di organizzazione di eventi. Dopo l’arresto e le dimissioni qualcuno chiese che fosse proprio la Maraini a sostituire De Fanis. Ma ovviamente non è accaduto e il presidente della Regione ha tenuto per sé le deleghe.
E gli artisti lasciano la regione.  Ne sa qualcosa, come aveva scritto solo qualche giorno fa, il maestro Maurizio Colasanti in passato scartato dal Marrucino per beghe politiche più che per questioni artistiche. Oggi si gode il suo successo internazionale a chilometri di distanza dall’Abruzzo.
Magari qualcosina da rimproverarsi quella classe politica “che non fa lavorare” questo e quello forse ce l’ha. Alessandra Lotti