SCACCO ALLA CRIMINALITA'

Camorra in Abruzzo, le mani dei clan sulle piazze dello spaccio

Ieri i 29 arresti. «la regione può considerarsi ancora sana»

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CHIETI. Una realtà criminale che si comportava come un vero e proprio clan mafioso fatta di abruzzesi e personaggi della provincia napoletana affiliati alla camorra che sono fuggiti dalle pericolose faide interne nel territorio d'origine.
Un clan, il primo insediatosi nel litorale della provincia di Chieti, sgominato grazie all'inchiesta denominata "Adriatico" che ha portato ieri all'arresto di 29 persone in varie città dopo una complessa attività di indagine del Ros dei Carabinieri, con i militari del comando provinciale di Chieti.
Le trentuno ordinanze di custodia, sono state eseguite, oltre che a Chieti, nelle province di Napoli, Salerno, Foggia, Latina e Ascoli Piceno. Fondamentali le rivelazioni dei coniugi Lorenzo Cozzolino, 44 anni originario nella provincia napoletana e di sua moglie Italia Belsole, 30 anni anch'essa dell'hinterland napoletano, che hanno deciso di collaborare con le direzioni distrettuali antimafia dell'Aquila e di Napoli.

L’OPERAZIONE TRAMONTO
I due erano stati arrestati all’inizio del 2012 nell'ambito dell'operazione dei carabinieri di Chieti "Tramonto" con 63 indagati con l'accusa, tra le altre, di traffico di stupefacenti e detenzione di armi.
Vennero sequestrati 15 chili di droga. «I risultati delle indagini danno la misura del preoccupante livello di criminalità raggiunto nell’area del vastese», disse il procuratore della Repubblica Francesco Prete. Le indagini partirono a seguito di alcuni attentati incendiari che, tra gli altri, avevano interessato, a partire dal gennaio 2011, esponenti politici locali, imprenditori e rappresentanti delle forze dell’ordine.
Così gli inquirenti riuscirono a scoprire una prima struttura, capeggiata dai coniugi Cozzolino-Belsole, operante nell’area del medio alto vastese, della val di Sangro e di Pescara. Poi una seconda, capeggiata dalla famiglia Martusciello di Napoli, operante principalmente nell’area San Salvo-Vasto. Infine una terza, diretta da Pasquale Bevilacqua e Antonio Sacco, operante prevalentemente nell’area di San Salvo.

I CONIUGI COZZOLINO-BELSOLE
Cozzolino e Belsole erano a capo del clan camorristico infiltratosi in provincia di Chieti poi hanno deciso di collaborare con la magistratura. Lorenzo è una figura apicale di una fazione scissionista del clan Vollaro di Portici (Napoli), sua moglie è figlia del defunto Attilio Belsole, altro esponente di spicco dello stesso clan.
Con le loro dichiarazioni, secondo i magistrati verificate, hanno permesso ad inquirenti e investigatori di «operare una rilettura di numerosi fascicoli processuali, trattati precedentemente dalle procure ordinarie per reati minori, consentendo una più ampia visione del fenomeno criminale», arrivando a collegare l'attività criminosa degli ultimi dieci anni e stabilire la presenza nella provincia di Chieti di una organizzazione camorristica.
In dieci anni hanno conquistato la piazza più importante delle piazze per lo spaccio degli stupefacenti con «modalità tipicamente mafiose di affermazione sul territorio, attraverso il sistematico ricorso alla violenza, ad attentati dinamitardi, a conflitti a fuoco, a pestaggi, e ad altre forme di intimidazione, perpetrate sia all'interno del sodalizio per consolidare le gerarchie interne sia all'esterno per estendere la propria supremazia».

«SOSTEGNO AI DETENUTI E AI LORO FAMILIARI»
Come nelle vere organizzazioni, secondo quanto si è appreso dalle carte dell'inchiesta coordinata dalla Dda dell'Aquila, il clan prevedeva al «sostentamento degli affiliati detenuti e dei loro familiari, di cui l'organizzazione si faceva carico disponendo alternativamente la cosiddetta 'settimana' o cancellando eventuali deviti contratti». Importante anche la disponibilità di «armi da fuoco a volte utilizzate con estrema disinvoltura anche in luoghi pubblici molto frequentati con i conseguenti rischi per l'incolumità dei passanti».
A tale proposito nel corso delle indagini, a riscontro delle affermazioni dei coniugi Cozzolino, sono stati rinvenuti e sequestrati, occultati dentro un casolare di proprietà di un appartenente all'organizzazione, alcuni silenziatori di fabbricazione artigianale, giubbotti anti-proiettile, lampeggiatori del tipo in dotazione alla forze dell'ordine e manette prive di matricola.
«Comparazioni balistiche dei carabinieri del Ros su alcuni bossoli ed ogive repertati in occasione di fatti di sangue nel corso degli anni, è stato confermato il coinvolgimento dei coniugi Cozzolino e dei sodali di una sodalizio criminali pericolosissimo».

CANALI NAZIONALI ED ESTERI PER L’APPROVVIGIONAMENTO
Per quanto riguarda la droga, venivano utilizzati diversi canali, sia nazionali sia esteri, di approvvigionamento delle sostanze stupefacenti, con «contatti mantenuti dal Cozzolino con referenti calabresi e con noti narcotrafficanti di cocaina stanziali in Olanda e Germania». L'Abruzzo è una regione ancora «sana» ma per questo «a rischio», ha spiegato il procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti. «Non bisogna confondere la presenza di questa infiltrazione camorristica come allarme sicurezza», ha chiarito il comandante nazionale dei carabinieri del Ros, Mario Parente.