LA DIFESA

Rimborsopoli. Chiodi:«non faccio la cresta sui rimborsi. Posso andare a testa alta»

Due ore per spiegare i dettagli delle contestazioni mosse dalla procura. Sulla vita privata però non parla

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

7885



ABRUZZO. Una delle conferenze stampa più “insidiose” del mandato, di sicuro una tra le più affollate e lunghe. C’erano tutti i media italiani ad ascoltare le giustificazioni di Gianni Chiodi sulle accuse mosse dalla procura di Pescara nell’ambito delle inchiesta denominata giornalisticamente Rimborsopoli.
Così il presidente prossimo candidato (dice lui) ha fornito dettagli -capo di imputazione per capo di imputazione- sulla vicenda dei presunti abusi o illeciti quali peculato o truffa a lui mossi. In realtà con Chiodi devono difendersi buona parte degli assessori (Morra escluso) e buona parte del Consiglio Regionale. Ma questa è solo la parte più piccola dell’inchiesta che deve ancora svelare quanto gli investigatori hanno trovato sui rimborsi gestiti dai gruppi consiliari.

10 GIORNI TRA SILENZI E CARTE
Chiodi ha spiegato che questi 10 giorni sono stati duri perchè trascorsi a casa «a leggere le carte e a cercarle» per preparare la sua difesa ma più che altro a capire le contestazioni e nello specifico quello che era emerso dall’inchiesta. Così, ha detto, che molte cose le ha scoperte solo in questi giorni, come una serie di rimborsi che avrebbe potuto chiedere e non ha chiesto oppure come sulla fattura del famoso hotel romano vista Pantheon dove soggiornò con la sua amante fosse scritto che in camera con lui c’era una seconda persona: nessuna volontà dunque di celare o coprire «l’errore di una notte».
Un silenzio voluto per «rispetto alla magistratura» alla quale ha raccontato cose e portato una serie di fascicoletti di documenti suddivisi per argomenti e capi di imputazione. «Sono fiducioso perché ho trovato magistrati disposti a valutare serenamente le carte e le giustificazioni fornite».
«Credo - ha aggiunto Chiodi - che su questo punto di vista non ci sono delle cose che devono essere chiarite, nel senso che devono essere reperite solo alcune altre documentazioni».

«NON FACCIO LA CRESTA»
«Voglio dire agli abruzzesi che», ha detto, «non c'è accusa più infamante di essere considerato una persona che fa la cresta sui rimborsi. Non c'è. E quindi su questo punto spero di aver chiarito tutto e spero anche che di questa cosa la Procura possa tener conto».
Il presidente ha reso noto che ammontano a 29 mila euro le spese che secondo i magistrati non avrebbero giustificazioni contabili. Ma Chiodi ha ribadito di non aver mai omesso nulla e che spesso, invece, ha rinunciato ad ottenere i rimborsi «pure dovuti».

RICEVUTE E SPICCIOLI
Per quanto riguarda le ricevute di alberghi, spostamenti e pasti le contestazioni totali riguardano davvero «un numero irrisorio» di fatti per cifre altrettanto irrisorie se si considera un mandato di almeno 3 anni e mezzo (le contestazioni arrivano fino al 2012).
Chiodi ha spiegato di essere stato in missione circa 300 volte di cui 164 a Roma ma di queste volte sono stati chiesti rimborsi solo per 69 pasti. Peraltro il presidente ha chiarito che da sempre utilizza solo ed esclusivamente il telefono personale avendo rifiutato quello della Regione «pagando interamente le bollette e potendo immaginare la maggior parte delle conversazione cosa riguardino».
Per ogni missione c’è stata corrispondenza «al 99% con un evento istituzionale legato alle mie 4 cariche ricoperte».
Chiodi ha inoltre chiarito che la procura gli contesta 187 missioni perchè la dicitura era troppo generica: “missione istituzionale”. Alla procura Chiodi ha così fornito documentazione tratta dai giornali dalla quale si evincerebbero i vari impegni istituzionali come la partecipazione a convegni, fiere, incontri con ministri, banche e molto altro.

AUTISTI, TECNICI, DOPPI CONTROLLI SUI CONTI
La parte più importante delle giustificazioni del presidente attengono alle procedure burocratiche che stanno dietro i rimborsi.
Chiodi ha spiegato che affida tutto (scontrini e ricevute) al suo autista personale che è poi colui che materialmente porta la documentazione a chi redige gli “statini” («persona esperta che fa questo da oltre 15 anni»). Poi ci sono due livelli di controlli che valutano la congruità del rimborso richiesto, scorporano eventuali cifre, controllano la rispondenza reale della missione e poi procedono a liquidare la somma secondo quanto prevede la legge regionale. In caso di errori c’è l’addebito sulla carta di credito privata o si compensa con mancati rimborsi.
La filiera come è comprensibile è lunga e di certo non può coinvolgere un presidente di Regione né è ipotizzabile che il presidente stili da sé i moduli da compilare.
Dunque al massimo si potrà parlare di errore che avrà compiuto qualche dipendente regionale (anche se “vistato” da Chiodi che dà per buono quanto compilato). Se le cose stanno così per la procura sarà davvero ardua provare il dolo, cioè la volontarietà di lucrare sui rimborsi.

IL BIGLIETTO AEREO DELLA MOGLIE
Tra le contestazioni c’è anche la vicenda del biglietto aereo della moglie di Chiodi in business class, volo transoceanico rimborsato dalla Regione. Chiodi ha spiegato che si è trattato di un errore poiché nel pagare con la sua carta di credito «il bonifico si è agganciato al mio biglietto aereo e non a quello di mia moglie».

All'epoca Chiodi ritenne «assolutamente inopportuno» che la Regione dovesse sopportare il costo del biglietto della moglie, «pur avendone diritto», per cui decise di pagare di tasca propria e chiese che la fattura della moglie venisse intestata a lui. A dimostrazione di cio' il presidente della Regione ha esibito alla Procura, ha detto oggi, copia della corrispondenza intercorsa tra la sua segreteria e l'agenzia di viaggi per la richiesta dei due biglietti aerei con fatture diverse (cioe' una fattura per la Regione per il suo volo e una fattura a suo nome per il volo della moglie), le note contabili della Regione, la copia del bonifico bancario dal suo conto personale a favore dell'agenzia per pagare il biglietto della moglie, la documentazione che attesta l'avvenuto incasso da parte dell'agenzia del bonifico effettuato dal suo conto corrente, sempre per il biglietto della moglie.
«Forse - ha chiarito di fronte ai giornalisti - quando l'agenzia ha agganciato il pagamento avvenuto con carta di credito, lo ha agganciato a quello di mia moglie mentre il mio bonifico personale e' stato agganciato al mio biglietto».
 Chiodi ritiene di aver fornito la dimostrazione di «una chiara volontà di non mettere a carico della Regione alcunche'», per il biglietto della moglie.
Il presidente e' venuto a sapere del «problema con la carta di credito» quando gli hanno notificato l'avviso di garanzia e in quella occasione ha detto ai carabinieri che «era un errore clamoroso».
Il presidente non ha chiarito quando sia stato eseguito il bonifico ma ha precisato che «è chiaro che sia irrazionale che io mi paghi il mio biglietto quando ho diritto al rimborso e non invece quello di mia moglie che pure –secondo il mio parere- aveva diritto al rimborso in quanto l’invito al Niaf (associazione di italo americani in Usa) era stato esteso anche alla consorte».

29MILA EURO CONTESTATI E LE SPESE DI RAPPRESENTANZA
«Per le spese di rappresentanza nel 2012», ha detto Chiodi, «avevo un budget di 50 mila euro, molto meno di quello che avevano i miei predecessori. Alla ragioneria ne ho restituiti 45 mila. Nel 2013 stessa dotazione e a fine hanno la restituzione è stata di 47.500 euro. Non ho mai inteso fare alcuna cresta, come e' evidente. Su questo punto di vista mi sento sereno, forte, tranquillo e sento di non aver nulla da addebitarmi».

Chiodi ha poi fatto notare come per le spese di rappresentanza ci sia anche una certa prassi che dovrà pure valere: «se sono a pranzo con un ministro che cosa faccio? Gli dico: facciamo due fatture, io pago il mio e tu il tuo? Insomma è un tantino imbarazzante…»
«INEVITABILI RIPERCUSSIONI SULLE ELEZIONI»
Si è poi inevitabilmente parlato anche delle prossime elezioni ed il presidente non ha fatto mistero che questa inchiesta, soprattutto per il tempo in cui è piombata, avrà conseguenze. I giornalisti gli hanno fatto notare che da una parte D’Alfonso continua a mietere assoluzioni (che in alcuni casi non sono piene e non definitive) e dall’altra tutto il centrodestra dovrà fare i conti con le accuse di questa inchiesta anche in campagna elettorale.
Chiodi si è detto sicuro di essere ricandidato e di poter andare a testa alta «credo di avere la coscienza abbastanza pulita… perché nessuno di noi può dire di averla totalmente immacolata».
Ha sentito Berlusconi? 
«Ho sentito Berlusconi e non ho alcun dubbio sul fatto che sia io il candidato di centrodestra. Noi siamo pronti ad affrontare la campagna elettorale. Pronti a fare una campagna che dica quelle che sono le cose fatte in Abruzzo e ciò di cui l'Abruzzo ha bisogno».
«Questa inchiesta rappresenta un problema politico serio - ha aggiunto - ma la nostra compagine, sul piano politico, sui contenuti, su ciò che è stato fatto, è fiera. Ho dato anima, cuore, tutta la mia capacità di lavoro».
Chiodi ha poi fatto notare come per le spese di rappresentanza ci sia anche una certa prassi che dovrà pure valere: «se sono a pranzo con un ministro che cosa faccio? Gli dico: facciamo due fatture, io pago il mio e tu il tuo? Insomma è un tantino imbarazzante…»

«INEVITABILI RIPERCUSSIONI SULLE ELEZIONI»

Si è poi inevitabilmente parlato anche delle prossime elezioni ed il presidente non ha fatto mistero che questa inchiesta, soprattutto per il tempo in cui è piombata, avrà conseguenze. I giornalisti gli hanno fatto notare che da una parte D’Alfonso continua a mietere assoluzioni (che in alcuni casi non sono piene e non definitive) e dall’altra tutto il centrodestra dovrà fare i conti con le accuse di questa inchiesta anche in campagna elettorale.Chiodi si è detto sicuro di essere ricandidato e di poter andare a testa alta «credo di avere la coscienza abbastanza pulita… perché nessuno di noi può dire di averla totalmente immacolata».Ha sentito Berlusconi? «Ho sentito Berlusconi e non ho alcun dubbio sul fatto che sia io il candidato di centrodestra. Noi siamo pronti ad affrontare la campagna elettorale. Pronti a fare una campagna che dica quelle che sono le cose fatte in Abruzzo e ciò di cui l'Abruzzo ha bisogno».«Questa inchiesta rappresenta un problema politico serio - ha aggiunto - ma la nostra compagine, sul piano politico, sui contenuti, su ciò che è stato fatto, è fiera. Ho dato anima, cuore, tutta la mia capacità di lavoro».

Alessandro Biancardi