IL DOCUMENTO

Corruzione italiana, Commissione europea contro «scarsa integrità di chi governa» e criminalità organizzata

«Favoritismi e mazzette alterano la concorrenza»

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ROMA. La Commissione Europea boccia la nuova legge anticorruzione italiana (Legge 6 novembre 2012, n. 190).
Ammette che un passo in avanti è stato fatto ma che ci siano punti ancora scoperti che, se risolti, potrebbero garantire una maggiore sicurezza.
Quali sono i punti critici? «L’Italia non ha modificato la disciplina della prescrizione, la normativa penale sul falso in bilancio e sull’autoriciclaggio e non introduce fattispecie di reato per il voto di scambio. Il nuovo testo frammenta inoltre le disposizioni di diritto penale sulla concussione e la corruzione, rischiando di dare adito ad ambiguità nella pratica e di limitare ulteriormente la discrezionalità dell’azione penale».
Sono inoltre ancora «insufficienti» le nuove disposizioni sulla corruzione nel settore privato e sulla tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti.

IL 2% DEGLI ITALIANI HA RICEVUTO ‘RICHIESTE
Sulle esperienze dirette in casi di corruzione, lo speciale Eurobarometro 2013 mostra per l’Italia risultati migliori rispetto alla media dell’UE: solo il 2% dei rispondenti italiani afferma infatti di essere stato oggetto di richieste o di aspettative di tangenti nell’ultimo anno (contro una media UE del 4%).
Il 92% delle imprese italiane, invece, ritiene che favoritismi e corruzione impediscano la concorrenza commerciale in Italia (contro una media Ue del 73%), il 90% pensa che la corruzione e le raccomandazioni siano spesso il modo più facile per accedere a determinati servizi pubblici (contro una media UE del 69%), mentre per il 64% le conoscenze politiche sono l’unico modo per riuscire negli affari (contro una media UE del 47%).
Secondo il Global Competitiveness Report 2013-2014, la distrazione di fondi pubblici dovuta alla corruzione, il favoritismo dei pubblici ufficiali e la progressiva perdita di credibilità etica della classe politica agli occhi dei cittadini sono le note più dolenti della governance in Italia

IMPATTO SULLA CORRUZIONE
La Corte dei conti italiana fa notare che i costi diretti totali della corruzione ammontano a 60 miliardi di euro l’anno (pari a circa il 4% del PIL). Nel 2012 e nel 2013 il presidente della Corte dei conti ha espresso preoccupazione per l’impatto della corruzione sull’economia nazionale. Il rapporto 2012 della commissione per lo studio e l’elaborazione di proposte in tema di trasparenza e prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione punta il dito sull’esistenza di costi economici indiretti che vanno ad aggiungersi ai costi diretti della corruzione stimati dalla Corte dei conti.

TRASPARENZA DELLE ATTIVITÀ DI LOBBISMO
La Commissione europea rileva che la normativa italiana non regolamenta il lobbismo: non
è infatti previsto l’obbligo di registrare i lobbisti né di segnalarne i contatti con pubblici ufficiali.

MEDIA
Se da un lato, rileva la Commissione, «la stampa dimostra una capacità decisamente elevata di denunciare i casi di corruzione l’indipendenza e l’assetto proprietario dei media, specie quelli elettronici, presentano notevoli problemi, soprattutto per il perdurare di un sistema di quasi monopolio. Più di recente la competizione del mercato nel comparto dei media è leggermente migliorata, ma l’Italia realizza comunque un punteggio basso in base all’indice di libertà della stampa 2013 della Freedom House, posizionandosi tra i paesi con una stampa “parzialmente libera”».

CORRUZIONE NELLE ALTE SFERE E LEGAMI CON LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA
Secondo i dati dello speciale Eurobarometro appena il 27% degli italiani ritiene che il numero di reati di corruzione indagati e accertati sia sufficiente a scoraggiare condotte corruttive attive o passive.
«In Italia i legami tra politici, criminalità organizzata e imprese e lo scarso livello di integrità dei titolari di cariche elettive e di governo», rileva la Commissione, «sono oggi tra gli aspetti più preoccupanti, come testimonia l’elevato numero di indagini per casi di corruzione, tanto a livello nazionale che regionale». Uno studio del 2010 a cura del Center for the Study of Democracy considera il caso italiano tra i più esemplari per capire quanto stretti siano i legami tra criminalità organizzata e corruzione. Secondo lo studio è soprattutto la corruzione diffusa nella sfera sociale, economica e politica a attrarre i gruppi criminali organizzati e non già la criminalità organizzata a causare la corruzione. Secondo i procuratori italiani, i legami tra mafia e corruzione sono tuttora evidenti, anche nelle regioni non originarie dei gruppi criminali organizzati.

I POLITICI
La Commissione europea passa poi in rassegna quello che accade in Parlamento: «negli ultimi anni una serie di casi di corruzione ha portato alle dimissioni di leader e alte cariche di partito. Molti di questi riguardavano il presunto uso illecito dei fondi del partito. Più di 30 deputati della precedente legislatura sono stati o sono attualmente indagati per reati collegati alla corruzione o per finanziamento illecito ai partiti: in alcuni casi le indagini o i procedimenti giudiziari sono ancora in corso, mentre in altri è stata emessa una condanna di primo grado. Alcuni processi si sono estinti per prescrizione o perché il reato è stato depenalizzato. A volte la prescrizione è subentrata prima che i giudici potessero giungere a una sentenza definitiva»

LEGGI AD PERSONAM
La Commissione Europea rileva anche che in diverse occasioni il parlamento «ha approvato o ha tentato di far passare leggi ad personam a favore di politici imputati in procedimenti penali, anche per reati di corruzione». Si cita il progetto di legge sulla “prescrizione breve” «che comportava l’elevato rischio di vedere estinguere i procedimenti a carico di indagati incensurati».
O ancora si tira in ballo il “lodo Alfano” che imponeva, per le quattro più alte cariche dello Stato, la sospensione dei processi relativi a fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione e dei processi penali in corso. La legge è stata poi dichiarata incostituzionale. Ma l’Europa storce il naso anche per la legge del 2010 sul “legittimo impedimento” o per la depenalizzazione nel 2002 di determinati reati, come alcune forme di falso in bilancio.

FINANZIAMENTO AI PARTITI
Il rapporto del Greco (Gruppo di Stati del Consiglio d’Europa contro la corruzione) del marzo 2012 individua “carenze critiche” tanto nel quadro giuridico italiano sul finanziamento dei partiti, che nella pratica. Il rapporto conclude che le attuali carenze danno adito ad abusi e mancano garanzie sufficienti per poter individuare e segnalare efficacemente eventuali influenze indebite sul finanziamento dei partiti. Il sistema di controllo dei fondi dei partiti ad opera dei pubblici poteri è giudicato frammentario e formalistico. Il Greco sollecita i partiti politici a sviluppare sistemi di controllo interno e sottoporre i propri conti a revisori indipendenti

APPALTI PUBBLICI
Il rapporto individua negli appalti pubblici un settore «particolarmente esposto al rischio di corruzione».
«In Italia il ricorso a procedure negoziate (soprattutto senza pubblicazione del bando)», si legge nel dossier, «è più frequente della media: nel 2010 rappresentava infatti il 14% del valore dei contratti, contro il 6% della media dell’Unione. Questo fattore aumenta il rischio di condotte corrotte e fraudolente. In Italia il settore delle infrastrutture è a quanto pare quello in cui la corruzione degli appalti pubblici risulta più diffusa; dato che le risorse in gioco sono cospicue, il rischio di corruzione e infiltrazioni criminali è particolarmente elevato. Anche il rischio di collusione è peraltro elevato dal momento che solo pochi prestatori sono in grado di fornire le opere, le forniture e i servizi interessati. Secondo studi empirici, in Italia la corruzione risulta particolarmente lucrativa nella fase successiva all’aggiudicazione, soprattutto in sede di controlli della qualità o di completamento dei contratti di opere/forniture/servizi71»

COMMISSIONE EUROPEA: RAPPORTO SLLA CORRUZIONE IN ITALIA by PrimaDaNoi.it