FINANZIAMENTI PUBBLICI

Regione Abruzzo finanzia gioco d’azzardo. Idv pronta ad impugnare il provvedimento

«Porteremo la questione fino a Strasburgo». Contributo pubblico di 57 mila euro

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ABRUZZO. Giusto o sbagliato? Sicuramente non coerente.
La Regione Abruzzo ha elargito un finanziamento pubblico al gioco d’azzardo elettronico.
La stessa Regione nei mesi scorsi aveva approvato una legge che vieta l’installazione delle videolottery vicino a scuole, ospedali, impianti sportivi, caserme, centri di aggregazione per anziani e giovani. Dov’è la coerenza? Sicuramente non c’è. La notizia del finanziamento, 57 mila euro (di cui il 75 per cento a fondo perduto) alla Bet&Game di Teramo l’ha data nei giorni scorsi il quotidiano La Repubblica. La società ha partecipato al bando “Fare Impresa 2” promosso dall’assessorato regionale al Lavoro (Paolo Gatti assessore competente).
In totale sono state finanziate 133 nuove imprese, compresa questa che ha richiesto soldi pubblici per la costruzione di software per slot machine.
Insorge l’Italia dei Valori che da Roma promette battaglia: «è gravissimo e vergognoso il comportamento della Regione Abruzzo», dice il segretario nazionale Ignazio Messina che annuncia che il suo partito impugnerà il provvedimento in sede civile e denuncerà «lo scandalo» tramite i parlamentari europei, direttamente a Strasburgo. «Non è tollerabile», continua Messina, «che si usi denaro pubblico per contribuire a gettare le famiglie sul lastrico e, soprattutto, andando contro lo spirito di una legge regionale che vieta l’utilizzo delle videolottery vicino a scuole, ospedali, caserme e impianti sportivi. Proprio ieri abbiamo consegnato in Parlamento oltre centomila firme per la nostra proposta di legge d’iniziativa popolare che vieta le macchinette mangiasoldi.

Gatti ha ammesso tale decisione con relativo finanziamento, cercando di scaricare la responsabilità sulla Commissione Regionale che ha selezionato i progetti. «E’ evidente», commenta l’assessore Lelio De Santis (Idv) «la responsabilità della Giunta Regionale e del suo assessore, che ha ritenuto ammissibile anche iniziative imprenditoriali che favoriscono il gioco d’azzardo. Ritengo, quindi, che non sia tollerabile che venga speso denaro pubblico per finanziare attività imprenditoriali che gettano sul lastrico intere famiglie ed alimentano la grave piaga sociale della ludopatia».
In Italia, secondo un recente dossier di Libera, si spendono circa 1260 euro procapite, (neonati compresi) per tentare la fortuna che possa cambiare la vita tra videopoker, slot-machine, gratta e vinci, sale bingo.
Si stima che ci siano 800mila persone dipendenti da gioco d'azzardo e quasi due milioni di giocatori a rischio. Un fatturato legale stimato in 76,1 miliardi di euro, a cui si devono aggiungere, (stima prudenziale) i dieci miliardi di quello illegale. E' “la terza impresa” italiana, l'unica con un bilancio sempre in attivo e che non risente della crisi che colpisce il nostro paese.