IL FATTO

Furto reliquia Wojtyla: indagini serrate, al vaglio i tabulati

Verifiche su telefonate agganciate in zona

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L'AQUILA. Indagini serrate con un grande spiegamento di forze per la reliquia con il sangue di Giovanni Paolo II, rubata tre notti fa insieme ad una croce nella chiesa di San Pietro della Ienca (L'Aquila), alle falde del Gran Sasso.
Tra le varie verifiche che i carabinieri stanno facendo c'è anche quella del controllo delle telefonate agganciate nelle celle della zona prima e dopo il furto messo a segno probabilmente nella notte tra sabato e domenica. Il maltempo impedisce ancora di tornare a setacciare sul campo la zona.
Stamani si è svolto il primo summit tra il pm David Mancini, titolare dell'inchiesta aperta contro ignoti, e il comandante provinciale dei carabinieri dell'Aquila, Savino Guarino, che sta guidando le indagini.
Durante l'incontro è stato fatto il punto della situazione. Secondo quanto si è appreso tutte le ipotesi sono sul tappeto anche se la pista del furto sacrilego su commissione resta la più accreditata, mentre quella satanica perde sempre più quota.

TANTE SEGNALAZIONI
Da quando si e' diffusa la notizia la centrale operativa dei carabinieri del Comando provinciale dell'Aquila, viene subissata da telefonate anonime nelle quali gli interlocutori cercano di indirizzare gli investigatori in quella che ritengono la giusta direzione. «Non lasciamo nulla al caso e verifichiamo anche queste numerose telefonate anonime», dice il colonnello Savino Guarino, comandante dei carabinieri, che segue in prima persona le indagini coordinate dal Pm David Mancini.
«Vagliamo tutte le ipotesi investigative - aggiunge - senza lasciare nulla di intentato».

PISTA SATANISMO PERDE QUOTA
Intanto, mente la pista del satanismo perde sempre piu' consistenza, i militari dell'Arma - ne sono impegnati un centinaio - aspettano il disgelo per riprendere le ricerche nelle campagne e nei sentieri limitrofi al santuario dove i profanatori potrebbero anche aver abbandonato il reliquiario e una croce senza grande valore. All'interno della chiesetta, che non e' dotata di alcun sistema di sorveglianza, non e' stato preso null'altro: ne' le offerte e tantomeno alcuni quadri di un certo valore. Per compiere il furto sacrilego i ladri hanno segato le inferriate di una piccola finestra del santuario dove il Papa, che il 27 aprile sara' proclamato santo, si e' fermato decine e decine di volte per pregare, meditare e riposare, durante le sue numerose visite sul Gran Sasso i cui monti gli ricordavano tanto quelli della sua citta' natale, Wadowice, tra Cracovia e Bielsko-Biala, nella Polonia meridionale.
Il reliquario e' un minuscolo pezzo di stoffa dell'abito che il pontefice indossava il 13 maggio 1981 quando, in piazza San Pietro, durante un'udienza generale, subi' l'attentato da parte di Mehmet Ali Agca, killer professionista turco. A donarlo al santuario, nel 2011, fu il segretario di Wojtyla, attuale arcivescovo di Cracovia, il cardinale Stanislao Dziwisz. Nel mondo ne esistono altri tre esemplari, recanti il sigillo del Vaticano, tra cui uno conservato nella chiesa di Santo Spirito in Sassia, a Roma.