GIUSTIZIA AGLI SGOCCIOLI

Abruzzo. Inaugurazione anno giudiziario, Schirò: «a L’Aquila visibili i danni dei metodi non legali»

«Non confondere le indagini con le sentenze definitive»

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L’AQUILA. «Qualcuno ci ha provato a sostituire la legalità con l'opportunità, la discrezionalità, i risultati concreti conseguiti a qualunque costo. Gli effetti li abbiamo visti e li stiamo vedendo proprio qui all'Aquila».
E' la denuncia contenuta nella relazione sull'amministrazione della giustizia in Abruzzo presentata dal presidente della Corte d'Appello dell'Aquila, Stefano Schirò in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, in cui il magistrato fa presumibilmente riferimento alle inchieste sulla ricostruzione della procura aquilana, ultima delle quali quella che ha coinvolto per la prima volta il Comune capoluogo in relazione ad alcuni appalti.
«All'Aquila i danni causati da metodi apparentemente rapidi ed efficaci, ma non sempre legali, sono sotto gli occhi di tutti» ha continuato Schirò che nella relazione ha anche sottolineato, come «certamente deve essere assoluto, pieno e integrale il rispetto del principio costituzionale di presunzione di innocenza fino a sentenza di condanna passata in giudicato».
E poi ancora: «malgrado gli oltre quattro anni trascorsi dal terremoto del 6 aprile 2009 deve con amarezza constatarsi che il centro storico della città, cuore pulsante della sua vita culturale, della sua arte e della sua socialità, é ancora devastato e non è stato restituito ai cittadini, che sono segnati e provati da sfiducia e incertezza sul loro futuro». Il magistrato ha ricordato che lo scorso anno aveva auspicato una fattiva collaborazione tra le istituzioni per la rinascita della città e del circondario, in cui «anche l'Amministrazione della Giustizia intendeva fare la sua parte soffrendo essa stessa l'incertezza, la precarietà e lo smarrimento in cui versa la città», ma a distanza di un anno «stando agli eventi che hanno caratterizzato la vita pubblica della città nei mesi passati e anche di recente, dobbiamo purtroppo rispondere che questo clima di collaborazione e di regolare operosità non si è realizzato».

PROCESSI IN TEMPI BREVI
Schirò ha rivendicato l'impegno del Tribunale dell'Aquila per aver celebrato "in tempi brevi" i processi più importanti per i reati connessi al terremoto del 2009.
Il magistrato ha fatto riferimento ai processi per il crollo della Casa dello Studente (otto le vittime, quattro le condanne, quattro le assoluzioni e due non luogo a procedere in primo grado nel febbraio dello scorso anno); ai componenti della Commissione Grandi Rischi nel marzo 2009 (sette condanne nell'ottobre 2012); per il crollo della Facoltà di Ingegneria dell'Università dell'Aquila (due condanne e cinque assoluzione nel luglio dello scorso anno); per i crolli degli edifici privati di via Francesco Rossi e via Sturzo (quasi 50 nel complesso le vittime, due le condanne). «Alcuni di questi processi - ha detto il presidente della Corte d'Appello - particolarmente gravosi e tutti conclusi con sentenze di condanna».

LA RIMBORSOPOLI ABRUZZESE
Durante la cerimonia il presidente Schirò ha parlato anche delle indagini in corso sulla politica, da quella sulle presunte tangenti all'Aquila fino alla bufera sui rimborsi della Regione Abruzzo con 25 politici indagati: «Certamente dev'essere assoluto, pieno e integrale - ha detto - il rispetto del principio costituzionale di presunzione di innocenza fino a sentenza di condanna passata in giudicato. Totale deve essere il rispetto della magistratura verso l'autonomia della politica e del legittimo operato e delle legittime scelte delle sue istituzioni. Nessun giudizio anticipato ne' di condanna giuridica ne' di censura politica e sociale deve essere emesso prima che siano chiaramente accertati i fatti e non compete certo alla magistratura esprimere valutazioni politiche. Ma non può non osservarsi che la crisi delle istituzioni e la paralisi o il rallentamento del loro operato non sono quella risposta di regolare operosità e fattiva collaborazione di cui ci sarebbe invece necessità. Non dobbiamo dimenticare - ha detto sempre Schiro' - che anche nell'amministrazione della cosa pubblica tutto si tiene. Se in un settore nevralgico si crea un vuoto di presenza e di azione legittima, tutto il sistema dell'apparato pubblico ne risente. Siamo chiamati a svolgere un gioco di squadra nel quale tutti devono impegnarsi nella stessa misura e nella stessa direzione, altrimenti è la resa complessiva del sistema che ne risente. E' possibile che in ogni settore dell'amministrazione pubblica, anche in quello della giustizia naturalmente, ci siano errori, disfunzioni, cadute di legittimità e di tenuta morale. Ma la risalita deve essere rapida, immediata, trasparente e inequivoca, perchè quello della fattiva e normale operosità, in un contesto di rigorosa legittimità, è un obiettivo primario ed essenziale. Ce lo chiedono i cittadini e la società civile in genere, che ci guardano e ci giudicano e ai quali abbiamo il dovere giuridico e morale di dare risposte adeguate alle esigenze di efficienza ormai indefettibili».

«CRESCONO LE INFILTRAZIONI MAFIOSE»
Crescono le infiltrazioni mafiose, alla luce dell'aumento dei reati di associazione di tipo mafioso «e comunque di criminalità organizzata», con i procedimenti della Direzione Distrettuale Antimafia dell'Aquila legati alla ricostruzione post sisma e al fenomeno della tratta internazionale di extracomunitari, soprattutto nel teramano. «Va confermato che l'Abruzzo - ha spiegato Schirò - è una regione gravemente colpita dal fenomeno della tratta e dello sfruttamento della condizione femminile e che, in particolare, diverse associazioni criminali sono dedite alla tratta internazionale. E' nota poi la presenza di famiglie rom stanziali, in precedenza dedite alla mera attività di spaccio di droga e negli ultimi anni organizzate in stabili collegamenti con gruppi criminali di altri distretti (campani e pugliesi), e stranieri (albanesi e romeni), che partecipano attivamente ai grandi traffici di stupefacenti».
In aumento anche i reati sull'indebita percezione di contributi e finanziamenti concessi dallo Stato, da altri Enti Pubblici e dalla Ue, nonché dei delitti contro la libertà sessuale, di stalking e maltrattamenti familiari. Costante il dato sugli altri reati di allarme sociale, come lo spaccio di stupefacenti e lo sfruttamento della prostituzione. Rilevante poi, secondo la relazione, permane il numero di omicidi colposi, sostanzialmente stabile, invece, il numero di reati contro la pubblica amministrazione.

PROTESTA AVVOCATI, ABBANDONANO AULE
Gli avvocati hanno fatto sentire la propria voce di dissenso. L'Organismo unitario dell'avvocatura (Oua) ha organizzato infatti, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, una serie di mobilitazioni ed i rappresentanti dell'avvocatura hanno letto un documento di protesta per le condizioni di degrado della giustizia e per quello che ritengono un vero e proprio "attacco" alla loro funzione e alla sua "rilevanza costituzionale"; hanno chiesto correttivi "seri e sostanziosi", alla riforma della geografia giudiziaria, ed hanno infine abbandonato l'aula.
I legali abruzzesi hanno abbandonato per protesta la cerimonia d'inaugurazione dell'anno giudiziario, denunciando «la condizione in cui versa la giustizia». L'uscita è stata annunciata dal presidente del Consiglio dell'Ordine Forense dell'Aquila, Carlo Peretti. «Ci sono 9 milioni di processi pendenti, riforme si sono succedute per una giustizia di serie A per chi se la può permettere e di serie B per chi no».
«Per risolvere - ha aggiunto - le fisiologiche criticità della giustizia nel nuovo disegno di legge, una delle novità prevede la possibilità di conoscere le motivazioni della sentenza di primo grado solo previo pagamento di una quota prestabilita, corrispondente a una parte del contributo unificato richiesto per il grado di giudizio seguente. In sostanza il giudice non emana più la sentenza completa, ma esclusivamente il dispositivo, con i riferimenti normativi e giurisprudenziali occorsi per risolvere la controversia. Se la parte vuole capire perchè abbia avuto torto o ragione ovvero voglia conoscere le motivazioni estese, invece, dovrà presentare relativa richiesta con tanto di saldo degli oneri pattuiti. Ormai - ha detto sempre Peretti - si assiste al disfacimento di coloro che professionalmente debbono confrontarsi ogni giorno con la trincea della giustizia: l'Ordine forense, asfissiato da numeri abnormi è diventato un ammortizzatore sociale così ridotto da quanti ritengono che la funzione difensiva è un fastidioso intralcio. L'ordine giudiziario troppo spesso in splendido isolamento a detrimento del proprio ruolo di garanzia ed indipendenza. Il corpo dei cancellieri e degli assistenti giudiziari mortificato e logorato da precarie condizioni lavorative sommerso da tonnellate di carte in rapido invecchiamento».