L'INCHIESTA

Pagano: «Non c’è nessuno scandalo. Inchiesta nata male e con qualche pecca»

Per il presidente del consiglio vengono contestate spese minime ed evidenzia errori e mancanze

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ABRUZZO. Forse non sarà quella mega inchiesta con scandalo nazionale che qualcuno si attendeva ma per ora rimane un problema giudiziario “minimo” rispetto alle vicende del passato.
Rimane soprattutto un problema politico e questo per il momento storico in cui è scoppiato.
La rimborsopoli abruzzese è oggi un fatto di cui i prossimi candidati alle elezioni regionali dovranno tenere conto perché le notizie che emergono non potranno non nuocere a chi è coinvolto e beneficiare chi non lo è.
Oggi ha parlato in una conferenza stampa il presidente del consiglio, Nazario Pagano, che ha anche scritto il suo discorso affidandolo ad un messaggio video diffuso dall’ufficio stampa.
Pagano è pacato ma fermo e mette sul piatto alcuni argomenti che devono essere considerati.
In primo luogo le «cifre irrisorie» contestate per spese davvero minime, per alberghi di lusso o altri servizi che secondo la procura dovevano e potevano essere inferiori.
Poi c’è il problema molto fondato della competenza territoriale: perché l’inchiesta è gestita dalla procura di Pescara?
Nel variegato mondo della giustizia dove le leggi si interpretano e vince chi “motiva meglio” si tratterà di capire come la procura dei grandi scandali ha preso in carico l’inchiesta visto che la sede legale della Regione è a L’Aquila. E’ vero, la sede del Consiglio regionale è anche a Pescara ma questo non basta. Sembra, da quanto si apprende, che comunque questa inchiesta sia nata mentre i due pm indagavano su altro e che dunque siano stati 'costretti' a verificare anche questo filone accidentale. Sarà eventualmente il gip, non appena sarà chiamato ad esprimersi, a valutare l'eventuale propria incompetenza. 
Ma da questo dubbio proprio sull'incompetenza territoriale ecco nascere il sospetto di “inchiesta ad orologeria” e magari (senza mai dirlo, per carità) la presenza di complotti massonico-giuridici il passo è breve.
Non sono mancati attacchi ai pubblici ministeri Bellelli e di Florio visti di recente ad una manifestazione preelettorale del futuro candidato Pd, Luciano D’Alfonso, anche frequentatore assiduo di aule di giustizia della Regione.
In questo contesto si inseriscono le parole di precisazione del presidente Pagano.

PAGANO:«NON ESISTE LO SCANDALO, AL MASSIMO ERRORE BUROCRATICO»

«Qui in Abruzzo non esiste nessuna rimborsopoli», ha detto. «Nessuno scandalo né uso distorto di modelli di rimborso. Molte contestazioni riguardano missioni del periodo del terremoto, quando molti consiglieri si sono recati all'estero per raccogliere fondi per la fondazione Abruzzo Risorge per borse di studio destinate a orfani del terremoto».
«Faremo le nostre valutazioni nelle sedi e nei tempi opportuni, a partire dalla enigmatica competenza della procura di Pescara», ha dichiarato Pagano che ha letto la nota senza rilasciare interviste o lasciare spazio a domande. Ha poi salutato i giornalisti dicendo: «Dopo 24 anni di politica il mio primo avviso di garanzia. Ci ho messo un po'...».
«La magistratura sta portando avanti in Italia una verifica delle spese dei gruppi consiliari delle Regioni», ha continuato, «e la procura di Pescara si e' allineata: ma non c'e' nessuna "rimborsopoli d'Abruzzo. Questa inchiesta non riguarda, come è evidente, le spese pazze di alcune Regioni. Al Consiglio regionale dell'Abruzzo vengono contestate irregolarità nei rimborsi di fatture relative a soggiorni in hotel e ristoranti, presentate a seguito di missioni istituzionali, come già emerso anche sulla stampa, di entità più che modeste. Nessuno scandalo, né uso distorto del denaro pubblico, bensì incongruenze nella compilazione dei modelli di rimborso. Gli addebiti riguardano strutture (sia in Italia, che all'estero) convenzionate, che sono state individuate dagli organizzatori degli eventi, ai quali abbiamo partecipato, o dai nostri funzionari e, quindi, non certamente imputabili a scelte individuali».

«Le missioni istituzionali, è bene precisarlo», ha aggiunto, «sono previste da un Regolamento interno del Consiglio regionale (che proveremo agli inquirenti è sempre stato rispettato) e che hanno un obiettivo: valorizzare e promuovere la nostra amata Regione. Ad esempio, per ben 2 anni, ho ricoperto la Presidenza e la Vice Presidenza della Calre, la conferenza delle assemblee legislative europee, organismo di cui fanno parte 74 Regioni europee e che per la prima volta è stato guidato dall'Abruzzo. E' ovvio che per me rappresentava un obbligo recarmi all'estero per adempiere alle funzioni di questa carica. Peraltro, molte contestazioni riguardano il periodo del terremoto, durante il quale i consiglieri si sono recati all'estero e in Italia per raccogliere fondi per la Fondazione 'Abruzzo Risorge', che ha finanziato le borse di studio per gli orfani del sisma e la ricostruzione di alcune strutture per la socialità».
«Inoltre, le missioni all'estero hanno prodotto la sottoscrizione di accordi di collaborazione economica, nell'interesse delle nostre imprese. Non accetteremo di essere definiti una Regione che sperpera il denaro pubblico, quando nel corso di questa Legislatura siamo riusciti a ridurre del 40% i costi di funzionamento degli organi politici, nonché - nel mio caso - a tagliare del 70% le spese di rappresentanza, rispetto al precedente Ufficio di Presidenza. E, poi, va detto che l'inchiesta riguarda il periodo compreso tra il 2009 e il 2012. Manca, dunque - come confermato dalla stessa Magistratura - l'anno 2013. E' evidente che le indagini non sono ancora concluse. Quindi, il dubbio è legittimo: perché proprio ora, a ridosso dell'appuntamento elettorale, e con queste modalità? E' chiaro che più di qualche perplessità è legittima e noi faremo le nostre valutazioni nelle sedi e con i tempi opportuni, a partire dall'enigmatica competenza della Procura di Pescara. Grazie e buon lavoro».